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by Paolo Monaco sj

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Esercizi

Direttori degli «Esercizi spirituali»
di sant’Ignazio di Loyola

 

 

 

 

pdficona

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ALTRE PAGINE

 

Esercizi spirituali
nella Vita Ordinaria
(EVO)

 

Titolo e
Presupposto

 

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di pregare

 

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ES [77]: esaminare
la preghiera
personale

 

Il movimento
della Parola

Le fasi della
preghiera

 

 

 

 

 

 

Direttorio autografo copiato da un fascicolo
di mano di Nostro Padre, preso dall’originale
per dare gli Esercizi

 

Note date a voce sopra gli Esercizi

 

Altro direttorio dato da sant’Ignazio

 

 

DIRETTORIO AUTOGRAFO COPIATO DA UN FASCICOLO
DI MANO DI NOSTRO PADRE, PRESO DALL’ORIGINALE
PER DARE GLI ESERCIZI

 

MHSI, Directoria, Roma 1955, pp. 70-79

Centro Ignaziano di Spiritualità, Appunti di spiritualità, n. 51, pp. 7-10

 

I.

 

1. Si possono spiegare le note preliminari, e anzi può aiutare più che l’opposto.

 

2. Dando esattamente gli Esercizi, il luogo nel quale si devono fare sia dove [l’esercitante] possa essere meno veduto, né [possa] conversare con alcuno.

 

3. [L’esercitante] non mangi né beva se non quello che chiederà.

 

4. È meglio, potendo, che lo confessi un altro, e non colui che gli dà gli Esercizi.

 

5. Colui che glieli dà, lo interroghi sempre sulle consolazioni e le desolazioni, e su ciò che è passato in lui per questo, durante l’Esercizio o gli Esercizi che ha fatto dopo l’ultima volta che gli aveva parlato.

 

6. Entrando nei tre o quattro tempi dell’elezione, si isoli in modo tutto particolare, senza voler vedere o sentire cosa che non venga dall’Alto.

 

7. Immediatamente prima di questo, [colui che dà gli Esercizi] lo disponga a stare completamente disponibile ai consigli o ai precetti.

 

8. Perché sia più disposto alla maggior gloria di Dio e alla sua maggiore perfezione, lo disponga a desiderare più i consigli che i precetti, se Dio fosse maggiormente servito in quello [stato di vita].   

 

9. Lo disponga e renda consapevole che sono necessari più segni di Dio per i precetti che per i consigli, poiché Cristo nostro Signore invita ai consigli e mostra che è difficile possedere averi [per salvarsi]; ciò che è consentito nei precetti.

 

10. Spiegando la prima parte della elezione, quando non si avesse fondamento per raggiungerla, si deve passare alla seconda.

 

11. Nella seconda, che implica la consolazione e la desolazione, [colui che dà gli Esercizi] deve spiegare molto che cosa è la consolazione, percorrendo tutte le sue componenti, come sono la pace interiore, gaudio spirituale, speranza, fede, amore, lacrime ed elevazione della mente, che sono tutti doni dello Spirito Santo.

 

12. La desolazione sta nell’opposto, nello spirito malvagio e nei doni suoi, per esempio, guerra contro pace, tristezza contro gaudio spirituale, speranza nelle cose terrene contro la speranza nelle celesti, similmente amore carnale contro quello spirituale, aridità contro lacrime, divagare della mente in cose basse opposto alla elevazione della mente.

 

II. DIRETTORIO DEGLI ESERCIZI DELLA SECONDA SETTIMANA

DEL NOSTRO PADRE IGNAZIO

 

13. A coloro che durante la prima Settimana non mostrano molto fervore e desiderio di andare avanti per decidere dello stato di vita, sarà meglio lasciare di dare quelli della seconda Settimana, per un mese o due almeno.

 

14. Coloro che hanno molto desiderio di passare avanti per decidere del loro stato [di vita], dopo che avranno finito la loro confessione generale, in questo giorno e in quello nel quale fanno la comunione, si possono lasciar riposare fino alla mattina seguente, senza dar loro alcun Esercizio in quanto tale, benché si possa dar loro qualcosa di meno impegnativo, per esempio, sui comandamenti di Dio.

 

15. Colui che dà gli Esercizi, non deve portare con sé il loro testo per leggerli su quello, ma deve aver studiato bene ciò di cui deve trattare.

 

16. È meglio, a chi ha tempo, non portare i punti scritti, ma, spiegata la materia, dettarli al medesimo [perché li scriva] di sua mano. A chi non avesse tempo, si possono portare già scritti e lasciarglieli. Sia nell’uno che nell’altro caso però, colui che dà gli Esercizi deve spiegarli conforme al loro testo e lasciare soltanto i punti brevemente proposti.

 

III. DIRETTORIO PER LE ELEZIONI

 

17. Prima di tutto si deve insistere che colui che le deve fare, entri nelle elezioni con piena disponibilità della sua volontà; e, se è possibile, raggiunga il terzo grado di umiltà, nel quale da parte sua, se fosse uguale il servizio di Dio, sta più inclinato a ciò che e maggiormente conforme ai consigli e all’esempio di Cristo nostro Signore. Chi non sta nell’indifferenza del secondo grado non è pronto per affrontare le elezioni, ed è meglio trattenerlo in altri Esercizi fino a che la raggiunga.

 

18. Dei tre modi di fare elezione, se Dio non muovesse nel primo, si deve insistere nel secondo, per conoscere la propria vocazione attraverso l’esperienza delle consolazioni e delle desolazioni; in modo che, procedendo nelle sue meditazioni di Cristo nostro Signore, osservi, quando si trova nella consolazione, da qual parte Dio lo muova, e altrettanto nella desolazione. E si deve spiegare bene in che cosa consiste la consolazione, cioè la gioia spirituale, amore, speranza delle cose di lassù, lacrime e ogni movimento interiore che lascia consolata l’anima nel Signore nostro. L’opposto di questo è desolazione: tristezza, sfiducia, mancanza di amore, aridità, ecc.

 

19. Quando non si arriva alla soluzione col secondo modo, o [essa] non sembra buona a chi dà gli Esercizi (al quale tocca aiutare a discernere gli effetti del buono e del cattivo spirito), si passi al terzo modo del ragionamento intellettuale con i sei punti.

 

20. Per ultimo si prenderà il modo che dopo di questo si propone in quattro punti, come l’ultimo che possa usarsi.

 

21. Potrebbe essere utile presentare a Dio nostro Signore un giorno una soluzione, il giorno seguente l’altra; cioè, un giorno i consigli e l’altro i precetti, e osservare dove Dio nostro Signore gli dà maggiore segno della sua volontà, a somiglianza di colui che presenta diverse pietanze ad un principe e osserva quale gradisca di esse.

 

22. La materia proposta per deliberare è: primo, se consigli o precetti; secondo, in caso di consigli, se in una religione o fuori di essa; terzo, se in essa, in quale; quarto, poi, quando [entrarvi] e in che modo. Se precetti, in quale stato o modo di vivere, e via dicendo.

 

23. Nota aggiuntiva. Durante la seconda settimana, quando si tratta dell’elezione, non c’è motivo di fare deliberare sullo stato di vita coloro che lo hanno già fatto. A costoro, invece di tale deliberazione, si potrà proporre che cerchino di eleggere tra queste due cose. La prima, essendo eguale il servizio di Dio e senza offesa sua né danno per il prossimo, desiderare ingiurie e obbrobri ed essere umiliato in tutto con Cristo per rivestirsi della sua livrea e imitarlo in questa parte della sua croce; oppure la seconda: essere disposto a soffrire pazientemente per amore di Cristo nostro Signore qualsiasi cosa somigliante che gli accadesse.

 

 

 

NOTE DATE A VOCE SOPRA GLI ESERCIZI

 

MHSI, Directoria, Roma 1955, pp. 79-81

Centro Ignaziano di Spiritualità, Appunti di spiritualità, n. 51, p. 11

 

I. SU GLI ESERCIZI

 

Seguono alcune cose che nostro padre maestro Ignazio vuole che rimangano per ricordo nel libro [degli Esercizi].

 

1. Quando uno fa gli Esercizi, gli sia sempre domandato cosa vuole mangiare, e lo si dia, anche se chiede un pollo o un nonnulla, come ne avrà devozione; in tal modo che, quando ha finito di mangiare, egli stesso dica a chi sparecchia o gli porta il cibo, ciò che vuole per la cena; similmente, dopo cena, ciò che vorrà mangiare il giorno seguente; poiché [Ignazio] giudica essere questa una delle cose che aiutano maggiormente.

 

2. Riguardo alle altre penitenze, gli si spieghi ciò che dicono gli Esercizi, e nel caso chieda qualche strumento, per esempio disciplina, cilizio, ecc., in generale chi dà gli Esercizi si mostri favorevole a dare ciò che chiede.

 

3. Quanto agli Esercizi della prima settimana il Padre non è d’accordo che si diano insieme, né egli mai li diede così, ma ad uno ad uno, fino a che si facciano tutti e cinque. E così si intende degli altri delle restanti settimane.

 

4. Riguardo alle elezioni, è suo parere che la prima cosa da proporre è se seguirà i consigli o i precetti, spiegando i consigli: “Vendi ciò che possiedi, dallo ai poveri e seguimi”. La seconda, se si determina per i consigli, se in una religione o no, perché potrebbe [attuarli] in un ospedale, ecc. Terzo, se in una religione, in quale, ecc. Deciso questo, quarto, quando iniziarla ecc., e altre cose particolari.

 

5 A. quelli che fanno soltanto gli Esercizi della prima settimana si diano alla fine l’esame particolare e generale e il primo modo di orazione.

 

 

 

ALTRO DIRETTORIO DATO DA SANT’IGNAZIO

 

MHSI, Directoria, Roma 1955, pp. 81-87

Centro Ignaziano di Spiritualità, Appunti di spiritualità, n. 51, pp. 16-18

 

 

GESÙ.

COME SI DEVE COMPORTARE CHI DÀ GLI ESERCIZI QUANDO SI DANNO CON ESATTEZZA

 

1. DELL’ORDINE

 

[1] Quanto all’ordine, si proponga prima di tutto il Fondamento; 2°, l’esame contro qualche[1] difetto particolare; 3°, l’esame generale; 4°, quello quotidiano che contiene cinque punti. Dopo, il primo giorno verso sera (se è possibile) si proponga il primo esercizio di cui si cominci a trattare a mezzanotte.

 

[2] Nel giorno seguente, al mattino, si proponga il secondo esercizio; nello stesso giorno, dopo pranzo, il terzo e il quarto insieme; dopo, se può farsi comodamente, nel medesimo 2 °giorno, dopo cena, si diano a conoscere le addizioni, di modo che con esse abbia inizio il primo esercizio, alla mezza notte seguente in cui comincia il terzo giorno; il secondo all’aurora; il terzo prima di mangiare; il quarto, dopo pranzo; dopo i vespri, nello stesso terzo giorno, se è possibile, si darà il quinto esercizio.

 

[3] Nel giorno seguente, che è il quarto, iniziando a mezzanotte, farà i cinque esercizi con le addizioni (e notificando con maggior diligenza le addizioni, se colui che si esercita non sembra progredire molto), e cioè, il primo a mezzanotte; il secondo all’aurora; il terzo dopo la Messa; il quarto, verso sera; prima di cena il quinto, se colui che si esercita fosse capace di tale fatica.

 

[4] Dopo, la prima volta che andrà a trovarlo, proponga l’esame sopra tutti gli Esercizi, e incominci a far conoscere le regole del discernimento degli spiriti relative alla prima settimana; e infine, si esponga sempre qualcosa di nuovo.

 

2. DEL MODO

 

[5] Quanto al modo di proporre i punti, si propongano succintamente e non diffusamente.

 

[6] Recandosi a visitare l’esercitante, occorre esigere il rendiconto dei punti; e bisogna interrogare specialmente sulle cose che vengono richieste nel tale esercizio, come la contrizione, quando si tratta dei peccati, ecc.

 

[7] Se risponde bene, non conviene rimanere a lungo con colui che si esercita, né richiedere molte altre cose. Se non trova pienamente ciò che si cerca, deve essere diligentemente interrogato sulle agitazioni e addizioni.

 

[8] Si potrà avvertire colui che si esercita di scrivere i suoi pensieri e mozioni.

 

3. DEL NUMERO DEGLI ESERCIZI

 

[9] Quanto al numero degli Esercizi che devono essere proposti, come è utile aggiungere ai cinque già detti alcuni altri, quali della morte, del giudizio e altri somiglianti, se fosse necessario per conseguire ciò che si cerca, cioè, dolore, ecc., così non ne sono necessari altri, se con i detti cinque si ottiene ciò che si cerca.

 

4. DELLA CONFESSIONE GENERALE

 

[10] Quanto alla confessione generale, per prima cosa l’esercitante non deve essere preparato ad essa fino a ché non abbia compiuti i predetti Esercizi. E quanto si dice nel primo punto del secondo esercizio, che per considerare la moltitudine dei peccati si scorra per luoghi, tempi, ecc., si deve fare con esame generale più che col particolare; perché per il dolore non aiuta tanto il fare esatta disquisizione di sottigliezze, quanto il porsi davanti agli occhi le cose gravi.

 

[11] Mentre si dedica a preparare la confessione generale, non dovrà essere occupato in altri Esercizi che non si confacciano con essa.

 

5. DI ALCUNE ANNOTAZIONI

 

[12] È da avvertire che se qualcuno non obbedisce a colui che dà gli Esercizi e vuole procedere a giudizio proprio, non conviene continuare a dargli gli Esercizi.

 

[13] Se alcuni non sembrano avere disposizione d’animo tale che si possa sperare da essi molto frutto, basterà dare gli Esercizi della prima settimana, e lasciarli con questa sete, fino a ché daranno maggiori garanzie per sperare un più ricco risultato.

 

[14] A questi tali si potrebbero proporre alcuni modi di pregare, soprattutto il primo circa i dieci comandamenti e i peccati mortali [= i vizi capitali], ecc. E li si potrà congedare con la consuetudine di fare i due esami sopraddetti.

 

[15] Poiché il regime del vitto influisce molto a elevare o deprimere l’animo, per rendere la sobrietà o l’astinenza volontarie e proporzionate alla natura di ciascuno, colui che dà gli Esercizi avvisi colui che li fa, che, dopo aver pranzato, chieda ciò che vuole gli si prepari per la cena e, dopo aver cenato, ciò che riguarda il pranzo del giorno seguente; e dica a colui che serve che, ritirando la tovaglia e i piatti dopo il pasto, chieda ciò che egli vuole per la cena seguente, e, dopo la cena, per il pranzo del giorno dopo, e quanto chiederà gli venga portato integralmente, sia che chieda un pasto ordinario, sia che ne chieda uno migliore del comune, oppure soltanto pane e acqua o vino. Tuttavia procuri colui che dà gli Esercizi, di conoscere come si comporta nel regime del vitto colui che li fa, in modo da evitare eccessi nell’una e nell’altra parte.

 

[16] Giova anche non poco, sia per interrompere gli Esercizi mentali, che non possono adeguatamente proseguirsi a lungo, sia per progredire nell’’umiltà, a cui aiuta l’umiliazione, che ciascuno, anche colui abituato a vivere delicatamente e ad avere molti servitori, spazzi la sua camera e, se necessario, la lavi, rifaccia il letto, e infine si occupi di tutte quelle funzioni che sogliono essere compiute dai servi.

 

 

 

Inizio

 

 

 



[1] In corsivo poniamo le aggiunte e\o precisazioni di J. de Polanco.