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by Paolo Monaco sj

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Esercizi

Tre modi di pregare [238-260]

Introduzione

 

 

 

 

SCHEDE EVO

Introduzione

Altri autori

Tre modi di
pregare

Addizione

Primo modo

Secondo modo

Terzo modo

 

 

S. IGNAZIO
DI LOYOLA,
Esercizi
spirituali
.

 

 

La mia esperienza. 1

Conferme nella storia  2

In dialogo con altre esperienze  2

Che cosa ho capito  2

Come darli 2

La traduzione  3

 

Alcuni testi 4

Esercizi Spirituali di sant’Ignazio di Loyola  4

Note date a voce sopra gli Esercizi 5

Memorie spirituali di Pietro Favre  6

Capitolo XXXVII del Direttorio ufficiale (1599) 6

 

Bibliografia. 9

In rete  9

 

 

 

LA MIA ESPERIENZA

 

Nel 2001 ho fatto il terz’anno in Cile. Dopo il mese di esercizi, svolgemmo un seminario sugli Esercizi spirituali. Un mio compagno della Spagna ci raccontò l’esperienza di un padre gesuita, di cui non ricordo il nome, sui Tre modi di pregare. Ne rimasi colpito e incuriosito.

 

Ritornato in Italia, e precisamente a Reggio Calabria, nel 2002 accompagnai una decina di persone negli EVO (Esercizi nella vita ordinaria). Iniziai dai Tre modi di pregare, soprattutto per sperimentarli e capirli meglio io. Grande fu la mia meraviglia nel vedere quanto fossero utilissimi agli esercitanti.

 

Conoscevano di più se stessi in realtà, imparando a riconoscere il proprio stato di salute spirituale, morale, psico-fisico, emotivo, relazionale. Si esercitavano con frutto nella distensione, nel raccoglimento, nella concentra-zione e soprattutto nel dialogo con le Tre Persone divine e con Maria.

 

 

 

Conferme nella storia

 

P. Pietro Favre, uno dei primi compagni di Gesù, racconta nelle sue Memorie spirituali che egli si esercitava costantemente con i Tre modi di pregare.

 

Poi ho letto il Cammino di perfezione di s. Teresa di Gesù e mi è sembrato di riconoscere nella sua esperienza il Secondo modo di pregare.

 

 

 

In dialogo con altre esperienze

 

Leggendo varie pubblicazioni, mi sembra di poter dire che i Tre modi di pregare, in particolare il Secondo e il Terzo, possono inserirsi tranquillamente nel panorama delle proposte di meditazione e preghiera, per esempio accanto a quelle dell’oriente cristiano e non cristiano.

 

Da una parte, ci aiutano a sentire meno lontane da noi e a capire il grande valore di quelle esperienze di preghiera e meditazione. D’altra parte i Tre modi di pregare ci aiutano a mantenere viva l’identità cristiana del nostro pregare.

 

Mi domando: certi modi di pregare che ritroviamo sparsi su tutta la terra, rappresentano quasi una sorta di “grammatica universale” del dialogo tra Dio e l’uomo?

 

 

 

Che cosa ho capito

 

Che i Tre modi di pregare sono utili a tutti. Perché da una parte Ignazio desidera che i Tre modi di pregare siano proposti a coloro che desiderano aiutare, istruire e contentare la propria anima fino ad un certo punto (cf. ES 18).

 

Nello stesso tempo essi sono inseriti alla fine del libretto, come una proposta per chi ha percorso l’itinerario completo (cf. ES 4).

 

 

 

Come darli

 

Per quanto è possibile propongo sempre i Tre modi di pregare agli inizi di un corso di esercizi. Ho fatto questa scelta

 

+ per seguire le indicazioni di Ignazio (cf. ES 18);

+ perché aiutano ad entrare progressivamente nel clima di raccoglimento e silenzio (cf. addizione [239])

+ perché l’esercitante è coinvolto nella preghiera in tutte le sue dimensioni interiori ed esteriori: molti dicono di riscoprire la corporeità nella e della preghiera (cf. sui sensi del corpo [247-248]; secondo modo [252]; terzo modo [258]).

+ perché mettono al centro della preghiera la relazione con la persona, purificando in questo modo l’esperienza spirituale dalle tensioni/ bisogni emotivi e dai ragionamenti intellettuali (cf. secondo modo [251] e terzo modo [258]);

+ perché aiutano a vivere in profondità il dialogo con l’Altro/altro, sperimentando più liberamente nella preghiera la propria affettività (cf. primo modo [243]; secondo modo [257]).

 

 

 

La traduzione

 

Nella traduzione dei Tre modi di pregare ho usato come testo di riferimento e confronto l’edizione s. Ignazio di Loyola, Esercizi Spirituali, C.I.S., Napoli 2001. Come strumenti soprattutto il Dicionario de la Real Academia Española.

 

Poiché la traduzione è pensata per la pratica degli Esercizi:

 

+ nelle note offro una lista di sinonimi spagnoli, che penso possano aiutare a comprendere meglio e più in profondità la parola o l’espressione usata da Ignazio;

+ in ciascuno dei Tre modi di pregare, quando si ripete una parola già tradotta nel modo di pregare precedente, propongo di nuovo la traduzione e in nota la lista di sinonimi: così ogni modo di pregare è completo in se stesso e il lettore dispone di tutto ciò che gli serve per comprendere il testo.

 

 

 

La mia
esperienza  1

Alcuni testi 4

Bibliografia. 9

Inizio

 

ALCUNI TESTI

 

Esercizi Spirituali di sant’Ignazio di Loyola

Centro Ignaziano di spiritualità (C.I.S.), Napoli 2001

 

[4] La quarta: dato che per gli esercizi seguenti si prendono quattro settimane, per corrispondere[1] a quattro parti nelle quali si dividono gli esercizi; cioè, alla prima, che è la considerazione e contemplazione dei peccati; la seconda è la vita di Cristo nostro Signore fino al giorno dei rami (Domenica delle Palme) incluso; la terza la passione di Cristo nostro Signore; la quarta la risurrezione e ascensione, ponendo[2] tre modi di pregare…

 


[18] La diciottesima: secondo la disposizione delle persone che vogliono prendere esercizi spirituali, cioè, a secondo che abbiano età, lettere (istruzione, cultura) o ingegno[3], si devono applicare i tali[4] esercizi; perché non si diano a chi è rude[5], o di poca costituzione[6], cose che non possa senza fatica[7] levare[8] e avvantaggiarsi con esse. Così, a seconda che si vorranno disporre, si deve dare a ciascuno, perché più si possa aiutare e avvantaggiare. Pertanto, a colui che si vuole aiutare per istruirsi e per giungere fino a un certo grado (livello) di contentare (soddisfare, accontentare) la propria anima, si può dare l’esame particolare [24], e poi l’esame generale [32]; unitamente per mezz’ora alla mattina il modo di pregare sui comandamenti, peccati mortali (vizi capitali), ecc. [238], comandandogli anche la confessione dei propri peccati di otto in otto giorni, e se può prendere il sacramento di quindici in quindici, e se si unisce meglio di otto in otto. Questa maniera è più propria per persone più rudi o senza lettere, dichiarando loro ogni comandamento, e lo stesso sui peccati mortali, precetti della Chiesa, cinque sensi, e opere di misericordia. Così, se colui che dà gli esercizi vede colui che li riceve essere di poco soggetto o di poca capacità naturale, dal quale non si spera (aspetta, attende) molto frutto; più conveniente è dargli qualcuno di questi esercizi lievi, fino a che si confessi dei propri peccati; e poi, dandogli alcuni esami di coscienza, e ordine[9] di confessare più spesso che era solito, per conservarsi (mantenersi, custodirsi) in ciò che ha conquistato[10], non procedere[11] avanti in materie di elezione[12], né in altri alcuni esercizi, che stanno fuori della prima settimana; maggiormente quando in altri si può fare maggior profitto, mancando tempo per tutto.

 

 

 

Note date a voce sopra gli Esercizi

Appunti di spiritualità 51, Centro Ignaziano di spiritualità (C.I.S.),

Napoli 2001

 

I. Sugli Esercizi - 5. A quelli che fanno soltanto gli esercizi della prima settimana, si diano alla fine l’esame particolare e generale e il primo modo di orazione.

 

II. Gesù. come si deve comportare chi dà gli esercizi quando si danno con esattezza – 5. Alcune note. 3°. A costoro [alcuni che non sembrano disposti da sperare da essi molto frutto] si potrebbe proporre qualche modo di orazione, soprattutto il primo sui dieci comandamenti, sui vizi capitali, ecc.

 

 

 

Memorie spirituali di Pietro Favre

a cura di Giuseppe Mellinato, Edizione Città Nuova, Roma 1994

 

1541 - 22. (…) Ricevetti anche direttamente altri stimoli benèfici dallo Spirito Santo, per la mia crescita spirituale. riguardavano nuovi modi di pregare e di contemplare buoni per l’avvenire, e consistevano nel rafforzarmi (attraverso più chiare cognizioni e sentimenti) nei metodi a cui sono già abituato. Così ad esempio, per quel che spetta litanie, misteri di Cristo e dottrina cristiana (una specie di catechismo), mi fu dato di chieder grazie diverse, a seconda naturalmente di ciascuna di quelle categorie, e chieder perdono e ringraziare il Signore, sempre ritenendomi dentro a qualcuno dei tre metodi. Facevo pure le stesse preghiere, utilizzando però successivamente le tre potenze, i cinque sensi, le principali parti del corpo, o anche i vantaggi materiali, che avevo avuti.

 

 

 

Capitolo XXXVII del Direttorio ufficiale (1599)

Appunti di spiritualità 51, Centro Ignaziano di spiritualità (C.I.S.),

Napoli 2001

 

1. Documenti utili. Dopo gli Esercizi si aggiungono alcuni documenti molto adatti ed utili al profitto spirituale. Al primo posto si pongono i tre modi di pregare, non perché chi ha terminato gli Esercizi si eserciti in essi (non sarebbe necessario), ma come complemento della dottrina, per gli inesperti e i meno capaci, cioè per coloro che non possono fermarsi molto su di un solo argomento nella preghiera con lunghi ragionamenti. Perciò, nelle Costituzioni (VII. 4, F), si dice che gli Esercizi completi si devono dare solo a pochi, mentre la prima Settimana, con i tre modi di pregare, si può dare a molti.

 

2. Primo modo di pregare. Il primo modo di pregare consiste nel riflettere sui precetti di Dio e della Chiesa, sui sette vizi capitali, sulle tre facoltà dell’anima, sui cinque sensi; non astrattamente, ma in un modo pratico, pensando, per esempio, come siano stati così male osservati i precetti e proporre di osservarli meglio nell’avvenire. E così per il resto.

 

3. Il Primo modo per i più dotati. Se si volesse andare più a fondo e l’esercitante ne fosse capace, si potrebbe seguire questo metodo: sui precetti considerare:

primo, il precetto in se stesso, quanto sia buono, giusto e santo;

secondo, quanto sia utile osservarlo;

terzo, come sia stato osservato prima: se osservato bene, ringraziare Dio; se male, pentirsi e chiedere perdono;

quarto, proporre in avvenire perfetta ed esatta osservanza, chiedendone la forza nel colloquio.

Finito questo, se l’ora di meditazione non è ancora terminata, passare ad un altro precetto, con il medesimo metodo.

 

4. Sui peccati. Per i peccati si rifletta:

primo, quanto male c'è in ognuno e quanto giustamente siano proibiti;

secondo, quanto siano dannosi se non si fuggono;

terzo, come finora siano stati evitati e quali propositi fare per evitarli in seguito.

 

5. Sui sensi. Per le facoltà e i sensi si può riflettere:

primo, quanto ognuno sia nobile e a noi utile, incominciando dall’intelletto e scendendo agli altri;

secondo, a quale fine furono dati;

terzo, come Cristo e la Madonna se ne siano serviti;

quarto, come ce ne siamo serviti noi; se male, chiedere perdono.

E così per le altre facoltà e gli altri sensi, ognuno singolarmente preso, e anche sulla facoltà di parlare, di muoversi e simili.

 

6. Importante raccomandazione. Si noti però che, riflettendo su quale uso abbiamo fatto delle facoltà e come abbiamo osservato i precetti e specialmente considerando i peccati, non dobbiamo fare la meditazione, come se volessimo esaminare la nostra coscienza per la confessione o – come nella prima Settimana – eccitarci al dolore. Ora lo scopo principale è la considerazione degli argomenti in sé, da cui poi si passa a qualche applicazione a se stessi; perciò bisogna mantenersi sulle generali, senza scendere troppo a peccati particolari.

 

7. S. Francesco Saverio raccomandava molto questo modo di pregare. Si dice che San Francesco Saverio di solito consigliasse questo metodo di preghiera a tutte le anime con cui trattava, anzi lo dava a volte, come penitenza: dedicare, mattina e sera, un po’ di tempo a questa orazione.

 

8. Durata di queste riflessioni. Sebbene nel libro degli Esercizi, su questo argomento, si dica di fermarsi tanto tempo su di un punto quanto ne occorre per la recita di tre Pater noster, tuttavia, se l’anima vi provasse un particolare gusto e un vantaggio spirituale, dovrebbe fermarsi più a lungo, anche se on potrà terminare tutti i precetti, secondo l’indicazione della quarta Addizione, alla fine della prima Settimana.

 

9. Secondo modo di pregare. Quando nel secondo modo di pregare si trova una parola che da sola non ha un senso completo, se ne devono congiungere diverse, per esem-pio, “che sei nei cieli”, o “sia santificato il nome tuo”. Ci sono invece altre parole che, anche da sole, si prestano ad essere meditate, come, per esempio, “Padre” oppure “nostro”.

 

10. Le giaculatorie. Ciò che si dice di queste orazioni si deve applicare anche ad alcuni passi della Sacra Scrittura, e soprattutto ai Salmi, alcuni dei quali interi o almeno qualche loro versetto, potrebbero essere scelti molto utilmente e darebbero un abbondantissimo nutrimento all’intelletto e al cuore.

 

11. Quanto tempo fermarsi su i tre modi di pregare. Quando l’esercitante procede bene in questo modo di pregare da sembrare di averlo assimilato abbastanza, non c'è bisogno di continuare ancora: è sufficiente che abbia appreso il metodo, tanto da saperlo usare in seguito. Lo stesso si dica del primo modo di pregare. Avendo a disposizione una varietà di argomenti abbastanza grande, sarà utile che faccia un esercizio sui precetti, uno sui peccati, uno sulle potenze dell’anima, uno sui sensi, ecc.

 

12. Terzo modo di pregare. Il terzo modo di pregare consiste in questo: fermarsi tanto tempo nel considererete singole parole di una preghiera quanto ce ne vuole per un profondo respiro. Se poi qualcuno, per sua devozione, vuol fermarsi di più, lo può fare liberamente, ma allora seguirà piuttosto il secondo che il terzo modo di pregare.

Questo modo abitua a recitare con attenzione e devozione le preghiere vocali, secondo la raccomandazione di S. Paolo: “Pregherò con lo spirito, pregherò con la mente” (1Cor 14,15). Perciò, è molto utile a chi è obbligato alla Liturgia delle Ore o ad altre preghiere vocali.

 

13. Non si escludono altri modi di pregare. Benché qui si insegnino questi tre modi di pregare, non si devono escludere altri modi che lo Spirito Santo suole insegnare alle anime e che uomini esperti nelle vie spirituali praticano di solito secondo l’esperienza, la ragione e la retta dottrina, oppure quei modi che ognuno ha sperimentato utili al suo profitto spirituale. e questo vale anche per i Nostri [Gesuiti, NdR], che devono manifestare singolarmente al Superiore o al Padre Spirituale il proprio modo di pregare, socialmente se è un po’ diverso dall’ordinario, e ricevere la loro chiara approvazione. Del resto, questi tre modi di pregare non solo possono essere più o meno convenienti per diverse persone, ma anche ad uno stesso individuo, secondo la diversa disposizione di anima o di corpo, sarà più adatto ora l’uno ora l’altro modo. Per esempio, chi è stanco o malato non sarà ben disposto a fare lunghe considerazioni o riflessioni; allora si servirà piuttosto del secondo o del terzo modo di pregare. E questo si tenga come norma non solo per la quarta settimana degli Esercizi, ma per tutta la vita.

 

 

 

La mia
esperienza  1

Alcuni testi 4

Bibliografia. 9

Inizio

 

BIBLIOGRAFIA

 

a. brou sj, Sant’Ignazio maestro d’orazione, Edizioni La Civiltà Cattolica, Roma 1954, pp. 205-210.

 

M. BALLESTER SJ, in Manresa 1982(2)

 

J. Calveras sj, Los tres modos de orar en los Ejercicios Espirituales de san Ignacio, Barcelona 1951.

 

J. CALVERAS SJ, Practica de los ejercicios intensivos, Editorial Balmes, Barcelona 19553, pp. 45ss.

 

J. Calveras sj, in Manresa 1927(3.4); 1928(1.2.3) ecc.

 

i. CASANOVAS SJ, Comentario y explanación de los Ejercicios Espirituales de san Ignacio de Loyola, Tomo I. Introducción: teoría – directorio – preparación, versión castellana por el R. P. Pedro N. Isla S. I., Editorial Balmes, Barcelona, 1945, pp. 192-200.

 

i. CASANOVAS SJ, Comentario y explanación de los Ejercicios Espirituales de san Ignacio de Loyola, Tomo II. Documentos, versión castellana por el R. P. Pedro N. Isla S. I., Editorial Balmes, Barcelona, 1945, pp. 144-148.

 

W. H. LONGRIDGE, Gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola, Edizioni Paoline, Roma 1965, pp. 326-337.

 

P. SCHIAVONE SJ, Esercizi Spirituali, Ed. Domenicane Italiane, Napoli 1976, pp. 253-258.

 

 

 

In rete

 

A. Mª CHÉRCOLES, La afectividad y los deseos en los ejercicios espirituales, EIES 16, www.fespinal.com/espinal/castellano/eides/eies16.htm.

 

Gabriel H. A. de Ortuzar, Ascesis de los Ejercicios Espirituales y del Bhagavad-Guita, pubblicazione virtuale della Facoltà di Psicologia e Psicopedagogia della USAL, III/3 Marzo 2002, www.salvador.edu.ar/psic/ua1-9pub03-9-05.htm.

 

F. JALICS, Die kontemplative Phase der ignatianischen Exercitien, en Geist und Leben 1998/1-2, pp. 11-25.116-131, www.geocities.com/siejercicios/Bol17.html.

 

Inizio

 

 

 

 

 



[1] Corresponder = essere conforme, essere in proporzione, concordare, equivalere.

[2] Poniendo = collocando, situando, disponendo, determinando, supponendo, applicando, aggiungendo.

[3] Ingenio = inventiva, intuizione, industria, abilità, ispirazione, talento.

[4] Tales = siffatti, questi, identici.

[5] Rudo = grossolano, sregolato, che ha gran difficoltà a percepire e apprendere ciò che studia, scortese, aspro, rozzo, rigoroso, severo, violento, impetuoso.

[6] Complisión = complexión (salute), comprensión (comprensione, intelligenza, apertura, disponibilità).

[7] Descansadamente = facilmente, quietamente, riposatamente.

[8] Llevar = condurre, produrre frutto, tagliare, tollerare, soffrire, indurre, persuadere, guidare, condurre, dirigere, tenere, conseguire, passare, continuare, esercitare, superare, seguire il passo (ritmo, tempo, misura).

[9] Orden = modo, maniera, procedimento.

[10] Ganado = vinto, raggiunto, conquistato.

[11] Proceder = andare, portarsi, venire, passare, continuare.

[12] Elección = scelta, preferenza, nomina, designazione.