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by Paolo Monaco sj

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Esperienze

Vivere il presente alla luce del futuro

Con i novizi/e della Scuola intercongregazionale dei Castelli Romani (2017)

 

 

 

 

pdficona

 

 

 

 

 

 

altre pagine

 

L’accompagnamento
spirituale

 

“Non abbandonarci
nella tentazione”

 

Casa Sacro Cuore
per esercizi
spirituali di
Galloro

 

Le notti
di Maria

 

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e vita fisica

 

Esercizi spirituali
e spiritualità

 

Esercizi spirituali
e testimonianza

 

Esercizi spirituali
ed economia

 

“Si amarono
per amarlo”

 

Occhi negli occhi

 

La contemplazione

 

Chi ama Dio,
ami anche
il fratello!

 

Tu nel fratello!

 

Ora siete luce
nel Signore!

 

In compagnia
di Maria

 

Effatà, apriti!

 

In mezzo a loro

 

Il Silenzio
e la Parola.
La Luce

 

Il Regno di Dio
è in mezzo a voi

 

Contemplare
Cristo con gli
occhi di Maria

 

Trovare Dio
nel presente
della vita

 

Tutti uno in
Cristo Gesù

 

Introduzione

 

L’olio dell’attesa

 

Il talento dell’impegno

 

La dignità della persona

 

 

 

 

Introduzione

 

Una giornata di spiritualità e preghiera per i novizi e novizie:
il futuro della vita consacrata e della Chiesa!

 

Due parabole: le vergini e i talenti, e una rivelazione: il “giudizio” finale,
del capitolo 25 del vangelo secondo Matteo.

 

Un film: “Il diritto di contare” (Hidden figures) che racconta la storia della matematica,
scienziata e fisica afroamericana Katherine Johnson della NASA che, sfidando razzismo e
sessismo, ha tracciato le traiettorie per il Programma Mercury e la missione Apollo 11.

 

Nelle due conversazioni che hanno preceduto i tempi di preghiera personale ho proposto
sei sequenze del film da cui ricavare sei chiavi di lettura del testo evangelico:
immaginare il futuro, pari dignità uomo/donna, amore della verità, preparazione
e responsabilità, ascoltare la voce dell’ultimo, il futuro si fa storia (guarda il filmato).

 

 

Non so bene cosa ne sarà di me… ma ci sto pensando!

VIVERE IL PRESENTE ALLA LUCE DEL FUTURO

 

 

L’olio dell’attesa

 

Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono.

A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene.

Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora (Mt 25,1-13).

 

Cari giovani, voi siete la speranza della Chiesa. Come sognate il vostro futuro? (Papa Francesco).

 

Questa la priorità che adesso è richiesta: «essere profeti che testimoniano come Gesù ha vissuto su questa terra… Mai un religioso deve rinunciare alla profezia». Il profeta riceve da Dio la capacità di scrutare la storia nella quale vive e di interpretare gli avvenimenti: è come una sentinella che veglia durante la notte e sa quando arriva l’aurora (cfr Is 21,11-12).

Conosce Dio e conosce gli uomini e le donne suoi fratelli e sorelle. È capace di discernimento e anche di denunciare il male del peccato e le ingiustizie, perché è libero, non deve rispondere ad altri padroni se non a Dio, non ha altri interessi che quelli di Dio. Il profeta sta abitualmente dalla parte dei poveri e degli indifesi, perché sa che Dio stesso è dalla loro parte.

Mi attendo dunque non che teniate vive delle "utopie", ma che sappiate creare "altri luoghi", dove si viva la logica evangelica del dono, della fraternità, dell’accoglienza della diversità, dell’amore reciproco. […]

A volte, come accadde a Elia e a Giona, può venire la tentazione di fuggire, di sottrarsi al compito di profeta, perché troppo esigente, perché si è stanchi, delusi dai risultati. Ma il profeta sa di non essere mai solo. Anche a noi, come a Geremia, Dio assicura: «Non aver paura … perché io sono con te per proteggerti» (Ger 1,8)… (Papa Francesco, Lettera ai consacrati, 2014).

 

 

Il talento dell’impegno

 

Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì.

Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse.

Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti (Mt 25,14-30).

 

Come la giovane di Nazareth, potete migliorare il mondo, per lasciare un’impronta che segni la storia, quella vostra e di molti altri. La Chiesa e la società hanno bisogno di voi.

Con il vostro approccio, con il coraggio che avete, con i vostri sogni e ideali, cadono i muri dell’immobilismo e si aprono strade che ci portano a un mondo migliore, più giusto, meno crudele e più umano (Papa Francesco, 21 marzo 2017, videomessaggio per le prossime Gmg).

 

Noi siamo in cammino, verso il Sinodo e verso Panama. E questo cammino è rischioso. Ma se un giovane non rischia, è invecchiato. E noi dobbiamo rischiare. Voi giovani dovete rischiare nella vita. Oggi dovete preparare il futuro. Il futuro è nelle vostre mani.

Nel Sinodo, la Chiesa, tutta, vuole ascoltare i giovani: cosa pensano, cosa sentono, cosa vogliono, cosa criticano e di quali cose si pentono. Tutto. La Chiesa ha bisogno di più primavera ancora, e la primavera è la stagione dei giovani (Papa Francesco, 8 aprile 2017, discorso alla Veglia di preparazione alla Gmg).

 

 

La dignità della persona

 

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.

E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt 25,31-46).

 

Una delle prime forme di coraggio che voi dovete avere è domandarvi: Ma questo è normale o questo non è normale? Il coraggio di cercare la verità.

È normale che ogni giorno cresca quel senso di indifferenza? Non mi importa quello che succede agli altri; l’indifferenza con gli amici, i vicini, nel quartiere, al lavoro, nella scuola…

È normale che molti dei nostri coetanei, migranti o provenienti da Paesi lontani, difficili, insanguinati da egoismi che conducono alla morte, vivono nelle nostre città in condizioni veramente difficili? È normale questo? È normale che il Mediterraneo sia diventato un cimitero? È normale questo?

È normale che tanti, tanti Paesi – e non lo dico dell’Italia, perché l’Italia è tanto generosa – tanti Paesi chiudono le porte a questa gente che viene piagata e fugge dalla fame, dalla guerra, questa gente sfruttata, che viene a cercare un po’ di sicurezza… è normale? Se non è normale io devo coinvolgermi perché questo non succeda (Papa Francesco, 27 maggio, visita pastorale a Genova).

 

 

Papa Francesco, Ai giovani consacrati, 17 settembre 2015

 

Incominciamo da Sara, perché tu tocchi un problema molto serio, che è la comodità nella vita consacrata: “dobbiamo fare questo…, stiamo tranquilli…, io osservo tutti i comandamenti che devo fare qui, le regole…, sono osservante…”. Ma quello che santa Teresa di Gesù diceva sull’osservanza rigida e strutturata, quello toglie la libertà. E quella era una donna libera! […] C’è una libertà che viene dallo Spirito e c’è una libertà che viene dalla mondanità. Il Signore […] ci chiama a tutti a quello che Pierre ha chiamato “modo profetico” della libertà, cioè la libertà che va unita alla testimonianza e alla fedeltà. Una mamma che educa i figli nella rigidità - “si deve fare, si deve, si deve, si deve…” - e non lascia che i figli sognino, […] che non lascia i figli crescere, annulla il futuro creativo del figli. I figli saranno sterili. Anche la vita consacrata può essere sterile, quando non è proprio profetica; quando non si permette di sognare.

Ma pensiamo a santa Teresa di Gesù Bambino: chiusa in un convento, anche con una priora non tanto facile […] Ma quella suorina di 16, 17, 18, 20, 21 anni sognava! Mai ha perso la capacità di sognare, mai ha perso gli orizzonti! Al punto che oggi è la Patrona delle missioni; è la Patrona degli orizzonti della Chiesa […] Profezia, capacità di sognare è il contrario della rigidità. I rigidi non possono sognare. […] Se l’osservanza è rigida non è osservanza, è egoismo personale. È cercare sé stessi e sentirsi più giusti degli altri. “Ti ringrazio Signore perché non sono come quella suora, come quel fratello, come quello là…. Ti ringrazio Signore perché la mia Congregazione è proprio cattolica, osservante, e non come quella Congregazione che va di là, e quella di là e di là…”. Questo è il discorso dei rigidi. […]

E come non convertirci in questo? Cuore aperto sempre a quello che ci dice il Signore; e quello che ci dice il Signore, portarlo al dialogo col superiore, col maestro o la maestra spirituale, con la Chiesa, col vescovo. Apertura, cuore aperto, dialogo, e anche dialogo comunitario. “Ma, Padre, noi non possiamo dialogare, perché quando dialoghiamo sempre litighiamo…”. Ma va bene! Anche Pietro, Paolo, Giacomo nei primi tempi […] litigavano fortemente. Ma poi erano tanto aperti allo Spirito Santo che avevano questa capacità di perdonarsi.

Sto per dire una parola un po’ difficile. Io vi parlo sinceramente: uno dei peccati che spesso trovo nella vita comunitaria è la incapacità del perdono fra i fratelli, fra le sorelle. “Ah, quella me la pagherà! Gliela farò pagare!”. E questo è sporcare l’altro! Le chiacchiere in una comunità impediscono il perdono, e portano anche ad essere più lontani gli uni dagli altri, ad allontanarsi uno dall’altro. A me piace dire che le chiacchiere non sono soltanto un peccato – perché chiacchierare è peccato, confessatevi se fate questo… È peccato! –, ma chiacchierare è anche terrorismo! Perché chi chiacchiera “butta una bomba” sulla fama dell’altro e distrugge l’altro, che non può difendersi. Perché sempre si chiacchiera nell’oscurità, non nella luce. E l’oscurità è il regno del diavolo. La luce è il Regno di Gesù.

Se tu hai qualcosa contro tuo fratello, contro tua sorella, vai... Prima prega, rasserenati l’anima, e poi vai a dirlo a lui, a lei: “Io non sono d’accordo su questo… tu hai fatto una cosa brutta…”. Ma mai, mai buttare la bomba della chiacchiera. Mai, mai! È la peste della vita comunitaria! E così il religioso, la religiosa, che ha consacrato la sua vita a Dio, diventa un terrorista e una terrorista, perché butta nella sua comunità una bomba che distrugge.

 

 

 

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