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by Paolo Monaco sj

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Saggi > Itinerari ignaziani a Roma

 

 

 

1. Da Piazza Venezia a Porta del Popolo

 

Cf. A.M. De Aldama sj, Roma ignaziana. Sulle orme di sant’Ignazio di Loyola, Piemme, Casale Monferrato 1990

 

 

 

1 - Palazzo Venezia

 

2 - Chiesa dei SS. Dodici Apostoli

 

3 - Santa Marta

 

4 - Chiesa di Sant’Ignazio

 

5 - Chiesa di Santa Maria in Aquiro

 

 

 

 

Mappa

 

 

 

 

 

 

 

 

6 - Palazzo Firenze

 

7 - Casa dei Resurrezionisti

 

8 - Ospedale di San Giacomo degli Incurabili

 

9 - Porta del Popolo

 

 

1 - Palazzo Venezia

Piazza Venezia

 

Era la residenza estiva dei papi al tempo di sant’Ignazio, il quale deve essere stato ricevuto qui in udienza diverse volte.

In questo palazzo fu emanata la bolla di approvazione della Compagnia, Regimini militantis Ecclesiae (1540), e il breve di approvazione degli Esercizi spirituali, Pastoralis officii (1548).

 

 

 

 

 

 

 

 

2 - Chiesa dei SS. Dodici Apostoli

Piazza dei SS. Apostoli

 

Il padre Ignazio procurò che un gruppo di dodici uomini di buona volontà si impegnassero ad aiutare i poveri che si vergognavano di mendicare pubblicamente.

Questi dodici laici si riunivano dapprima in altre chiese, poi si stabilirono in questa dei SS. Apostoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

3 - Santa Marta

Piazza del Collegio Romano, 3

 

Qui era la casa fondata da Ignazio per le ex prostitute penitenti (1543-44). Una congregazione o associazione di laici teneva l’amministrazione e affidava la casa a una donna abile e sperimentata perché la dirigesse. Il padre Ignazio si riservò solo la direzione spirituale.

Nel 1545 Isabel Roser, la benefattrice di Ignazio a Barcellona, si occupò della direzione della casa. Con previa autorizzazione pontificia, nel dicembre dello stesso anno fece la professione solenne dei voti religiosi nelle mani dello stesso padre Ignazio; un anno dopo, però, questi ritenne necessario ottenere dal Papa la dispensa dai voti e la cessazione del legame della Roser con la Compagnia.

Pietro Ribadeneira descrive il padre Ignazio che si reca in questa casa di Santa Marta seguito da alcune di quelle donne che aveva riscattato dal vizio: «Poiché alcuni gli facevano notare che tali donne, ormai inveterate e incallite in ogni sorta di vizi, facilmente ritornavano alla vecchia vita, per cui non bisognava spendere tanto impegno nel convertirle, il Padre rispondeva: “Niente affatto. Se con tutte le mie fatiche e sollecitudini potessi persuadere una di loro, per una sola notte, a rinunciare a peccare per amore di nostro Signore Gesù Cristo, non tralascerei alcuno sforzo perché, almeno per questo tempo, non offendesse Dio, anche se sapessi che dopo tornerebbe di nuovo alle vecchie abitudini”».

Nel 1552 il padre Polanco calcolava che erano già più di 300 le donne che erano state riscattate dal vizio.

 

 

 

 

 

4 - Chiesa di Sant’Ignazio

Piazza di Sant’Ignazio

 

Nell’area ora occupata da questa chiesa, si trovava la casa del cardinale Gian Pietro Carafa, che il 23 maggio 1553 fu elevato alla cattedra di san Pietro con il nome di Paolo IV.

Come riferisce il padre Gonçalvo da Câmara, quando Ignazio apprese la notizia della sua elezione fu come se tutte le ossa del suo corpo si disarticolassero.

Senza dire nulla entrò nella cappella e poco dopo uscì con un aspetto tanto sereno e allegro, come se l’elezione fosse andata secondo i suoi desideri.

Paolo IV, comunque, non modificò le Costituzioni della Compagnia nell’anno di vita che rimaneva a sant’Ignazio.

La volta della chiesa, con le sue famose illusioni ottiche, fu dipinta dal fratello coadiutore Andrea Pozzo, e non rappresenta l’apoteosi o il trionfo di sant’Ignazio e del gesuitismo, come vanno ripetendo le guide turistiche.

La figura centrale rappresenta Cristo con la croce. Sembra di vedere raffigurate le parole di Gesù che si leggono nella liturgia della festa di sant’Ignazio: «Ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi ut accendatur?» («Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso»).

Dal Padre celeste, cui san Paolo attribuisce l’iniziativa della salvezza, parte un raggio di luce che giunge al cuore di Cristo; questo raggio si riflette sul cuore di sant’Ignazio e da questo sulle quattro parti del mondo - Europa, Asia, Africa, America - che sono simbolicamente rappresentate ai quattro angoli.

I Padri della Compagnia di Gesù in queste quattro parti del mondo aiutano fedeli e infedeli ad ascendere verso Cristo, mentre le eresie e i vizi, vinti, sprofondano nell’abisso.

Spicca in Asia la figura di san Francesco Saverio.

 

 

 

 

 

 

Volta del Pozzo

 

 

Finta cupola del Pozzo

 

 

 

 

5 - Chiesa di Santa Maria in Aquiro

Piazza Capranica

 

Presso questa chiesa sant’Ignazio procurò che si istituisse l’opera degli orfani (1539-1542).

I bambini continuarono a risiedere qui, mentre le bambine furono poi trasferite nel monastero dei Quattro Santi Coronati.

Come in casi analoghi, una congregazione o associazione di laici si addossò l’amministrazione e la direzione della casa.

La stessa associazione si incaricò, nel giugno 1542, di raccogliere i mendicanti della città e di collocarli in diversi ospedali e asili.

Leone XII (1823-1829) soppresse questa associazione e affidò l’opera dei bambini orfani ai Padri Somaschi.

 

 

 

 

 

 

A destra della chiesa

 

 

 

 

6 - Palazzo Firenze

Piazza di Firenze, 27

 

Sebbene la sua famiglia possedesse una casa in Campo Marzio, in questo palazzo viveva il cardinale Rodolfo Pio Carpi, protettore della Compagnia, al quale Ignazio spesso faceva visita.

Il 24 febbraio 1544 egli scrive nel suo Diario: «Poi, andando per la strada, mi si rappresentò Gesù, e sentii una grande emozione e lacrime. Dopo aver parlato con il cardinale Carpi, ritornando sentii di nuovo molta devozione».

 

 

 

 

 

7 - Casa dei Resurrezionisti

Via di San Sebastianello, 11

 

Era costruita sopra la casa di campagna di Quirino Garzoni, che fu la prima casa in cui abitò Ignazio a Roma. In essa visse il Santo, prima con Pietro Favre e Diego Laínez (novembre 1537 - aprile 1538) e poi con tutti i compagni (da aprile a giugno 1538).

Sono del tempo di sant’Ignazio il piano inferiore e la grotta che si trova nel cortile d’ingresso, a destra, sopra la quale si vede ancora lo stemma dei Garzoni: un’aquila nera sopra una rosa rossa.

Da qui usciva ogni giorno Ignazio per dare gli Esercizi spirituali contemporaneamente a vari esercitanti, tanto distanti tra loro, che uno abitava presso Santa Maria Maggiore e un altro presso Ponte Sisto.

Mentre i primi Padri vivevano qui, i seguaci di Agostino Mainardi, un predicatore agostiniano che in seguito abbandonò il suo Ordine e fondò una chiesa protestante, scatenarono una persecuzione contro di loro, accusandoli di essere luterani travestiti e di essere stati processati in Spagna, a Parigi e a Venezia per la loro vita immorale e le loro eresie.

Gli amici incominciarono ad allontanarsi da loro. Anche qualche candidato abbandonò la vocazione, come il maestro parigino Lorenzo Garcia, nonostante Ignazio avesse avuto una lunga conversazione con lui nella grotta di cui si è detto; in seguito Garda riconobbe il suo errore.

Il cardinale de Cupis consigliò a Quirino Garzoni di sfrattare i Padri dalla sua casa, Garzoni incaricò il giardiniere di sorvegliarli. Questi però rispose che erano uomini santi; che, anche se venivano forniti loro dei letti, dormivano sempre per terra sopra stuoie; che, quando ricevevano viveri, li distribuivano ai poveri.

Nel 1609 il figlio di Quirino Garzoni vendette la casa e il podere al Collegio Romano, che lo ebbe in possesso fino al secolo XVIII.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8 - Ospedale di San Giacomo degli Incurabili

Via Antonio Canova, 25

 

Era uno degli ospedali in cui, al tempo di Ignazio, i novizi facevano il secondo esperimento del noviziato.

Tra gli altri, qui lo fecero san Pietro Canisio e il padre Antonio Vinck nel 1547-48.

 

 

 

 

 

 

9 - Porta del Popolo

 

Il 25 marzo 1537, Domenica delle Palme, i compagni di Ignazio entrarono a Roma attraverso questa porta, venendo da Venezia. Il padre Laínez volle entrare scalzo in segno di devozione verso tanti martiri, che avevano consacrato il suolo di Roma con il proprio sangue.

Per essa entrò, circa otto mesi dopo, il padre Ignazio con il padre Favre e il padre Laínez. Più di venticinque anni prima lo aveva preceduto, diretto al monastero agostiniano appena dietro la porta, il frate agostiniano Martin Lutero che, scorgendo Roma da Monte Mario, aveva esclamato: «Salve, o santa Roma!».

Sempre attraverso questa porta uscì, il 13 marzo 1540, san Francesco Saverio, partendo per il Portogallo e l’India.

Da qui, il 23 ottobre dell’Anno Santo 1550, entrò anche san Francesco Borgia. Pur avendo già pronunciato in forma privata i voti di professo della Compagnia di Gesù, vestiva ancora l’abito ducale ed era accompagnato da un seguito di circa venti persone, oltre che da alcuni Padri e Fratelli della Compagnia.

Il principe Colonna e l’ambasciatore di Spagna, insieme a molti altri gentiluomini inviati dal Papa e da cardinali per rappresentarli, gli uscirono incontro per riceverlo. Questa accoglienza regale era per rispetto ai suoi antenati: il duca di Gandia era pronipote del papa Alessandro VI Borgia e del re Ferdinando di Spagna.

 

 

 

 

 

 

Mappa