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by Paolo Monaco sj

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Saggi > Itinerari ignaziani a Roma

 

 

 

3. Dal Gesù al Campidoglio

 

Cf. A.M. De Aldama sj, Roma ignaziana. Sulle orme di sant’Ignazio di Loyola, Piemme, Casale Monferrato 1990

 

 

 

15 - Piazza del Gesù

 

16 - Chiesa del Gesù

 

17 - Casa del Gesù

 

 

 

Mappa

 

 

 

 

 

 

 

 

18 - Piazza D’Aracoeli

 

19 - Chiesa di Santa Maria D’Aracoeli

 

20 - Ospedale della Consolazione

 

 

 

15 - Piazza del Gesù

 

Il palazzo della famiglia Maddaleni Capodiferro era situato all’angolo del corso Vittorio Emanuele con via del Gesù, dove sant’Igna-zio era solito insegnare il catechismo.

Nel novembre 1552, il giorno in cui Ignazio aveva deciso di partire per il regno di Napoli per cercare di mettere pace fra il principe Ascanio Colonna e sua moglie Giovanna d’A-ragona, cadeva una pioggia torrenziale. Il padre Polanco gli propose di rimandare il viaggio al giorno seguente, ma il Santo rispose: «Andiamo subito. In trent’anni non ho mai mancato, a causa d’acqua o di vento o di qualche altro accidente atmosferico, di fare al momento stabilito ciò che il servizio di nostro Signore richiedeva».

Il 14 settembre 1554 dovevano partire per l’Etiopia i missionari gesuiti, i vescovi Andrea de Oviedo e Melchiorre Carneiro con gli altri Padri e Fratelli. Il padre Ignazio li fece preparare di tutto punto, già con i mantelli, gli speroni ai piedi e le cavalcature alla porta, poi domandò se mancava loro qualcosa. Risposero di no ed egli disse loro: «Poiché non avete altri preparativi da fare, prendiamoci questa serata e tutta la giornata di domani per congedarci nel modo migliore».

 

 

 

 

 

16 - Chiesa del Gesù

Piazza del Gesù

 

Nel luogo occupato oggi dalle cappelle di sant’Ignazio e della Madonna della Strada, si trovava la casa «vieja y caediza» (vecchia e cadente) di Camillo Astalli, che fu la quarta casa in cui abitò sant’Ignazio a Roma, dal febbraio 1541 al settembre 1544.

In essa si riunirono i primi Padri nel marzo-aprile 1541 per l’elezione del primo Preposito Generale, prima di fare la professione solenne.

Dopo aver fissato alcune norme costituzionali (le Costituzioni del 1541), l’8 aprile, con l’astensione di Ignazio, lo elessero unanimemente Padre Generale: «Aperte tutte le schede una dopo l’altra, senza alcun voto contrario, tutte le preferenze caddero su Ignazio...

Ignazio fece un discorso, secondo quanto sentiva nel cuore, affermando che trovava in sé più desiderio e volontà di essere governato che di guidare gli altri; che non si sentiva abbastanza capace di guidare se stesso, quanto meno gli altri».

L’elezione, ripetuta il giorno 13 su richiesta dell’interessato ebbe identico risultato e fu finalmente accettata per consiglio del confessore il giorno 19.

Nella stessa casa sant’Ignazio fece l’elezione sulla povertà della Compagnia (febbraio-marzo 1544), e scrisse la parte più importante del suo Diario spirituale, i famosi 40 giorni di illuminazioni spirituali riguardo al discernimento sulla povertà.

Sempre qui sembra che abbia composto le Costituzioni circa le missioni, che forma il nucleo principale della parte VII delle Costituzioni definitive.

È provvidenziale che in questo stesso luogo riposi il suo corpo e riceva la venerazione dei suoi figli spirituali.

Ignazio pensò di edificare qui una nuova chiesa almeno dal 1549. Nel 1544 Michelangelo accettò la commissione, «per sola devozione, senza alcun interesse».

Si dovette però sospendere la costruzione, non propriamente per mancanza di fondi, quanto per l’opposizione dei vicini. Ignazio preferì la pace, sperando in circostanze più propizie.

 

 

 

 

 

Altare di sant’Ignazio

 

Particolare della statua di sant’Ignazio

 

 

 

 

17 - Casa del Gesù

Piazza del Gesù, 45

 

Tra la porta destra dell’attuale chiesa del Gesù e la porta della residenza (approssimativamente), in direzione del Campidoglio, si trovava la chiesa di Santa Maria della Strada.

Il suo stato era così precario, che secondo il padre Salmerón i fedeli che vi si raccoglievano dovevano essere dei predestinati.

Era parrocchia quando il padre Ignazio, nel 1542, ne prese possesso come parroco.

Però dopo la deliberazione sulla povertà della Compagnia, che non può avere rendite fisse (1544), si decise di passare la parrocchia con le sue rendite alla basilica di San Marco, lasciando ai fedeli la libertà di continuare a ricevere i sacramenti nella nostra chiesa, gratuitamente.

Ignazio celebrava spesso in questa chiesa la santa Messa. Il 4 settembre 1549 vi ricevette la professione di Pietro Canisio; nel momento della professione Canisio sentì che ai professi della Compagnia era destinato lo Spirito Santo come agli apostoli nella Pentecoste.

«Per questo - aggiunse - credo che mi sia stato detto più di una volta: “Ecco, io vi mando in mezzo ai lupi. Andate, predicate il Vangelo a tutte le creature”» (Confessioni).

Quando Ignazio fu eletto Generale, incominciò a insegnare il catechismo in questa chiesa. Pietro Ribadeneira, che aveva allora 14 anni, gli fece notare che parlava male l’italiano. Il santo lo pregò di prendere nota degli errori che commetteva.

Ma ben presto il ragazzo si stancò, visto che «bisognava correggere tutto il modo di parlare, perché o le parole che usava o la struttura della frase o la pronuncia erano spagnole».

Diceva per esempio: «Amare a Dios con toto el core, con toto el anima, con tota la voluntà». Lo diceva però con tanto fervore e con il volto così acceso, che sembrava lanciare fiamme e incendiare i cuori.

In questa chiesa si tennero anche le «Conclusioni» solenni (lezioni dibattute) di teologia e filosofia del Collegio Romano, nei giorni 28 e 29 ottobre e 4 novembre 1553, prima di inaugurare il corso di studi superiori di detto collegio.

All’estremità della strada, all’angolo con la via San Marco, il padre Codacio costruì la quinta casa in cui abitò sant’Ignazio a Roma dal settembre 1544.

Il principe Fabrizio Massimi la defini «una casaccia, che pareva quasi una capanna».

Quando questa fu distrutta per far posto all’attuale costruzione, si conservarono le tre stanze in cui era vissuto sant’Ignazio, chiamate camerette e cappellette; il Padre Generale Claudio Acquaviva le trasformò in oratorio, celebrandovi la prima volta la Messa il 31 luglio 1605.

Secondo una tradizione orale, Ignazio dormiva e lavorava nella prima, la più piccola.

Sempre secondo una tradizione, dalla finestra di questa stanza era solito guardare verso il cielo ed esclamare: «Quanto vile e bassa mi sembra la terra quando contemplo il cielo».

Nella terza stanza, la più ampia, oggi cappella della Santissima Vergine, celebrava la Messa e riceveva i visitatori.

Da queste stanze, poi, sant’Ignazio governava la Compagnia. Da qui spedì in tutto il mondo le lettere su cui accuratamente meditava e pregava.

Gli armadi conservati nella stanza centrale possono essere un simbolo del primo archivio dei gesuiti.

Più di 7000 sono gli scritti, direttamente o indirettamente ignaziani, pubblicati nei 12 volumi della sezione Epistolae et Instructiones dei Monumenta Ignatiana.

Oltre a governare la Compagnia, qui sant’Ignazio ne completò la fondazione: preparò la seconda Formula dell’Istituto (1550) e redasse le Costituzioni (1549-1553).

«Il metodo che osservava quando scriveva le Costituzioni era di celebrare ogni giorno la Messa, e presentare a Dio il punto che stava trattando, e fare orazione su questo; e sempre faceva orazione e celebrava la Messa con lacrime» (Autobiografia).

Pietro Favre, che non era stato presente alle deliberazioni del 1539 per una missione pontificia, fu ricevuto qui da sant’Ignazio il 17 luglio 1546, per morire quindici giorni dopo, il 1 agosto.

In questa casa abitò anche san Francesco Borgia (1550-1551), già professo della Compagnia di Gesù, che però vestiva ancora abiti ducali e aveva un seguito di una ventina di persone.

Padre Gonçalvo da Câmara ci ha lasciato la descrizione della vita di preghiera di Ignazio in queste stanze negli ultimi anni della sua vita.

Egli si alzava e diceva le preghiere sostitutive del breviario (una sostituzione concessa perché il flusso di lacrime durante la recita dell’Ufficio divino gli danneggiava la vista).

«Poi entrava nella cappella vicina alla sua stanza per partecipare alla Messa nei giorni in cui non la celebrava. Dopo la Messa rimaneva in preghiera per lo spazio di due ore e, perché non lo disturbassero, dava ordine che tutti i messaggi che arrivavano in portineria per lui fossero consegnati a me, che ero padre Ministro, anziché a lui. Alcuni di questi messaggi, a causa della loro importanza o perché provenienti da persone che meritavano un risposta immediata, glieli portavo io stesso nella cappella.

Ricordo che tutte le volte che entrai per questo motivo, e furono molte, lo trovai con il volto così splendente che, non riuscendo più a trattenere l’attenzione e l’immagina-zione sul messaggio che portavo, me ne restavo attonito e come fuori di me. Perché non era un viso come quello che tante volte avevo visto in persone devote quando stanno pregando, ma piuttosto mi pareva chiaramente cosa celeste e veramente straordinaria».

Infine qui morì il padre Ignazio. Secondo una tradizione orale, attestata da un’iscrizione che pare del secolo XVIII; non morì nella prima stanza, dove abitualmente dormiva, ma nella terza, la più grande.

Durante la notte fratel Cannizzaro che lo assisteva lo sentiva dire: «Ay! Dios!».

«Al sorgere del sole - riferisce il Polanco - trovammo il Padre agli estremi, e così io mi recai in fretta a San Pietro. Il Papa (Paolo IV), mostrando di essere molto addolorato, diede la sua benedizione e tutto quanto poteva dare, amorevolmente. E così, meno di due ore dopo l’alba (poco prima delle sette), presenti il padre de Madrid e il maestro Andrea des Freux, Ignazio rese l’anima al suo Creatore e Signore senza alcuna difficoltà».

Qui, «nella stessa casa in cui Dio nostro Signore chiamò il nostro padre Ignazio dalla vita temporale e quella eterna», fu eletto il suo immediato successore, il padre Diego Laínez (2 luglio 1558). «Perché tutti desideravano che la Bontà divina desse loro un successore uguale a lui».

 

 

 

 

 

 

Madonna della Strada

 

Cappella Madonna della Strada attuale

 

Camerette di sant’Ignazio, corridoio del Pozzo

 

  

 

Camerette di sant’Ignazio

 

Sant’Ignazio scrive le Costituzioni

 

Scarpe di sant’Ignazio

 

Timbro e firma di sant’Ignazio

 

 

 

 

18 - Piazza D’Aracoeli

 

A metà della piazza attuale c’era la chiesa di San Giovanni in Mercatello, presso la quale Ignazio procurò che si fondassero due case per i convertiti dal giudaismo, una per gli uomini e una per le donne (1543).

Della direzione e dell’amministrazione si incaricò un’as-sociazione di laici guidati dal sacerdote Giovanni Torano, che più tardi si dimostrò nemico di sant’Ignazio.

Fu nel contesto di questo apostolato che Ignazio fece la nota affermazione, sorprendente per un nobile spagnolo del 1500, che avrebbe desiderato nascere ebreo.

Di fronte allo stupore dei presenti aggiunse: «Certo! Essere uniti a Cristo nostro Signore secundum carnem e a nostra Signora la gloriosa Vergine Maria!».

All’estremità della piazza (verso il Campidoglio), vicino all’attuale Palazzo Malatesta (o Pecci-Blunt), si trovava la casa della famiglia Aquilani, che fu la prima sede del Collegio Romano (febbraio-ottobre 1551).

La domenica 22 febbraio 1351 traslocarono in questa casa il rettore padre Pelletier con due professori e quindici scolastici della Compagnia.

Il giorno seguente cominciarono le lezioni. Sulla porta d’ingresso sant’Ignazio fece collocare questo avviso: «Scuola di grammatica, umanità e dottrina cristiana. Gratis».

 

 

 

 

Casa della famiglia Aquilani

 

 

19 - Chiesa di Santa Maria D’Aracoeli

Piazza d’Aracoeli

 

In questa chiesa il padre Ignazio celebrò la santa Messa il 4 dicembre 1539 e ricevette i voti di Bartolomeo Ferrio, che soleva chiamare «El Intentable», perché, per quanti sforzi avesse fatto, non riuscì a sapere da lui se desiderava studiare o no (cioè se essere sacerdote o fratello coadiutore).

La sua unica risposta era che desiderava sottomettersi alla santa obbedienza con tutto il cuore e con tutte le forze. Ferro fu poi sacerdote e segretario della Compagnia (1545-1547). Morì nell’ottobre 1548.

 

 

 

 

 

20 - Ospedale della Consolazione

Via della Consolazione, 4

 

Attualmente è una caserma. Era uno degli ospedali dove, al tempo di sant’Ignazio, i novizi facevano il secondo esperimento del noviziato, «aiutando e servendo tutti, infermi e sani, per una o più ore al giorno, secondo gli ordini ricevuti, per servire in tutto il loro Creatore e Signore crocifisso per loro» (Costituzioni, n. 66).

Qui ad esempio lavorò nel 1547 il padre Cornelio Wischaven (un belga che era già sacerdote quando entrò nella Compagnia di Gesù e che Ignazio in seguito nominò maestro dei novizi), in mezzo a grandi sofferenze e fatiche, specialmente per il cattivo trattamento riservatogli dal direttore, che era semiluterano, e dal medico.

Mezzo secolo dopo, san Luigi Gonzaga contrasse un’infermità mortale, pochissimo tempo dopo essere venuto a servire i malati di questo ospedale, ai primi di marzo del 1591.

 

 

 

 

 

 

Mappa