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by Paolo Monaco sj

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Saggi > Itinerari ignaziani a Roma

 

 

 

5. Da Campo de’ Fiori a San Pietro in Vaticano

 

Cf. A.M. De Aldama sj, Roma ignaziana. Sulle orme di sant’Ignazio di Loyola, Piemme, Casale Monferrato 1990

 

 

 

36 - Campo de’ Fiori

 

37 - Palazzo Pio

 

38 - Palazzo Farnese

 

39 - Chiesa di Santa Maria di Montserrat

 

40 - Via del Pellegrino

 

41 - Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone

 

42 - Chiesa di Santa Maria in Vallicella

 

43 - I Banchi

 

44 - Piazza di San Salvatore in Lauro

 

 

 

 

 

 

Mappa

 

 

 

 

 

 

 

45 - Chiesa di San Salvatore in Lauro

 

46 - Chiesa di San Celso e San Giuliano

 

47 - Tor di Nona

 

48 - Castel Sant’Angelo

 

49 - Ospedale di Santo Spirito

 

50 - Palazzo dei Penitenzieri

 

51 - Palazzo Apostolico

 

52 - Basilica di San Pietro in Vaticano

 

 

 

 

36 - Campo de’ Fiori

 

Al tempo di sant’Ignazio era il centro di Roma, dove venivano promulgate le bolle papali e i proclami del governatore, e dove si trovavano le migliori osterie e i migliori negozi.

Qui aveva la sua stamperia il tipografo Antonio Biado, che stampò la prima edizione degli Esercizi spirituali nel 1548.

Qui ancora si trovava il negozio del libraio Vincenzo Luchino, che con Francesco Villanueva pubblicò il Direttorio per confessori del padre Polanco nel 1554.

Questa era una delle piazze nelle quali sant’Ignazio insegnava il catechismo.

 

 

 

 

 

37 - Palazzo Pio

Piazza del Biscione, 95

 

Edificato sopra le rovine del teatro di Pompeo, era la prima residenza del cardinale Francesco de Mendoza y Bobadilla, prima vescovo di Coria e poi arcivescovo di Burgos, il quale nel 1527 aveva visitato Ignazio quando questi era agli arresti a Salamanca e, avendogli domandato se gli pesasse essere in prigione, aveva ricevi da lui questa risposta: «Non ci sono tanti ceppi e catene a Salamanca, che io non ne desideri di più per amore di Dio».

Il padre Ignazio, sebbene malato, nel maggio del 1548 fece visita al cardinale in questo palazzo, per raccomandargli il progetto per gli orfani di Sicilia. Senza dubbio ci furono visite anche in altre occasioni.

Più tardi il cardinale fondò a Salamanca il collegio della Compagnia.

 

 

 

 

 

38 - Palazzo Farnese

Piazza Farnese

 

Si cominciò a costruire questo palazzo nel 1514 per il cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III. In esso dev’essere vissuto Pietro Ribadeneira nel 1539-1540 come paggio del cardinale.

«A quel tempo avevo 13 anni - scrive nelle sue Confessioni - e una notte mi trovavo nel palazzo papale con altri paggi del cardinale Farnese. Il Papa stava dando una gran festa per tutti i membri della famiglia Farnese. Mentre mi trovavo nella stessa sala dove c’erano diversi cardinali e signori, per un insulto fattomi da un paggio spagnolo di un altro cavaliere, diedi al ragazzo un gran ceffone e poi lo colpii con il candeliere che avevo in mano».

Un’altra volta Pietro andò con gli altri paggi del cardinale in una villa di campagna. Dopo un litigio con uno di loro, ritornò a Roma da solo e, senza preoccuparsi di tornare a palazzo Farnese, forse per paura del castigo, «scappò» da sant’Ignazio, il cui nome gli era stato dato dal teologo Ortiz quando aveva lasciato la Spagna.

Da allora Pietro Ribadeneira rimase nella casa della Compagnia.

 

 

 

 

 

39 - Chiesa di Santa Maria di Montserrat

Via di Monserrato

 

Fatta edificare nel 1495 dal papa Alessandro VI Borgia, è la chiesa della comunità spagnola a Roma.

Ignazio predicò qui in castigliano nel maggio 1538 e forse in altre occasioni.

Molte personalità della colonia spagnola a Roma venivano ad ascoltarlo.

L’illustre teologo Ortiz non volle perdere uno solo dei suoi sermoni, e un altro dottore in teologia, Jerónimo de Arce, era solito dire che non aveva mai sentito nessuno predicare come Ignazio, che parlava «velut potestatem habens», (come uno che ha autorità).

 

 

 

 

 

40 - Via del Pellegrino

 

Quando i gesuiti nel 1554 - in un momento di gravi ristrettezze economiche - elemosinavano di porta in porta, uno degli itinerari che seguivano era: via del Pellegrino, via dei Banchi Vecchi, Ponte Sant’Angelo, Borgo, Palazzo Apostolico, dove abitavano diversi cardinali; poi ritorno per via Monte Giordano e via dei Coronari.

Andavano a due a due con una specie di zaino in spalla. Fermandosi davanti alla porta di ogni casa, dicevano ad alta voce: «Per amore di Dio dateci l’elemosina per la Compagnia di Gesù».

Senza dubbio questo modo clamoroso di chiedere l’elemosina non piaceva molto al padre Ignazio.

Il metodo fu introdotto all’inizio per far sapere alla gente che la Compagnia era in ristrettezze, poi si continuò «per le insistenze degli economi».

 

 

 

 

 

41 - Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone

Via dei Banchi Vecchi

 

In questa chiesa predicò il padre Alfonso Salmerón nel maggio 1538.

 

 

 

 

 

 

 

 

42 - Chiesa di Santa Maria in Vallicella

Piazza della Chiesa Nuova

 

In questa chiesa si venera il corpo di san Filippo Neri (1515-1595), che spesso faceva visita a sant’Ignazio e gli chiese anche di essere ammesso nella Compagnia di Gesù.

Diceva di dovergli molto, «perché gli aveva insegnato a pregare».

Affermava anche di aver visto il volto del padre Ignazio splendente, cosa che attribuiva alla bellezza interiore della sua anima.

Ci furono momenti in cui Filippo Neri pensò di trasferire alla Compagnia l’opera dell’Oratorio.

 

 

 

 

 

43 - I Banchi

 

Così veniva chiamata al tempo di sant’Ignazio la zona compresa approssimativamente fra la Chiesa Nuova e il Tevere, a causa dei banchi che vi avevano i banchieri fiorentini, specialmente nell’attuale via del Banco di Santo Spirito.

Era un punto di ritrovo molto popolare, dove circolavano venditori e ciarlatani di ogni specie.

In questo luogo sant’Ignazio inviava i novizi a predicare, non solo per l’apostolato, ma soprattutto come esperienza di mortificazione.

Così nel 1539 vi inviò il padre Araoz «cargato de seda» e nel 1547 il padre Nadal. Anche i padri Benedetto Palmio e Bobadilla predicarono qui nel 1553.

Un certo Leonardo Bini vide lo stesso Ignazio insegnare il catechismo presso il Banco di Santo Spirito, l’edificio all’angolo tra corso Vittorio Emanuele e via dei Banchi Nuovi.

Qui ebbe luogo un gustoso episodio: alcuni monelli gli tiravano delle mele, ma Ignazio continuava imperturbabile la predica.

 

 

 

 

 

44 - Piazza di San Salvatore in Lauro

 

In una casa che si affacciava su questa piazza viveva il dottor Alessandro Petroni, medico personale del papa Paolo IV e molto amico di Ignazio.

Una volta che era ammalato, il santo andò a visitarlo. Entrò nella stanza dove il dottore stava dormendo con le persiane chiuse e poco dopo uscì senza dire nulla.

Quando il dottore si svegliò, chiamò la moglie per domandarle cos’era quella luce che aveva visto risplendere nella sua stanza, da quel momento si sentì guarito. Così egli stesso testimoniò nei processi di beatificazione.

 

 

 

 

 

45 - Chiesa di San Salvatore in Lauro

Piazza di San Salvatore in Lauro

 

In questa chiesa predicò il padre Laínez nel maggio 1538 «con soddisfazione di tutti».

 

 

 

 

 

 

 

 

46 - Chiesa di San Celso e San Giuliano

Via del Banco di Santo Spirito

 

In questa chiesa predicò il padre Bobadilla nel maggio 1538.

 

 

 

 

 

 

 

 

47 - Tor di Nona

Lungotevere Tor di Nona

 

Qui si trovava una delle principali prigioni di Roma; le altre erano quelle della Corte Savella (in via di Monserrato) e la Capitolina.

In tutt’e tre prestavano servizio membri della Compagnia per aiutare spiritualmente i carcerati.

 

 

 

 

 

 

 

 

48 - Castel Sant’Angelo

Lungotevere Castello

 

Il 3 aprile 1537, martedì di Pasqua, i primi Compagni tennero qui una disputa teologica alla presenza di Paolo III; mentre il papa pranzava.

Scrive sant’Ignazio: «Dopo che furono arrivati molti cardinali, vescovi e teologi, discussero con loro; fra questi il dottor Ortiz e altri illustri teologi. Il risultato fu che il Papa fu così contento, e come lui tutti i presenti, che cominciarono a concedere loro tutti i favori possibili. Paolo III diede loro il permesso di recarsi a Gerusalemme, concedendo, una o due volte la sua benedizione ed esortandoli a perseverare nei loro propositi. Diede loro in elemosina 60 ducati, e i cardinali e le altre persone presenti ne aggiunsero altri 150. A quelli di loro che erano sacerdoti, il Papa diede la facoltà di confessare e assolvere anche in casi che erano riservati ai vescovi. A quelli che non erano sacerdoti, diede lettere dimissorie, in modo che, in tre giorni festivi o in tre domeniche qualsiasi vescovo li potesse ordinare (suddiaconi, diaconi e) sacerdoti».

Il 2 settembre 1549 Paolo III ricevette qui in udienza Pietro Canisio, in partenza per la Germania, e dieci scolastici che andavano a fondare il collegio di Palermo.

A Castel Sant’Angelo, al tempo della soppressione della Compagnia, fu incarcerato, dapprima con riguardo e poi con crescente rigore, l’allora padre generale Lorenzo Ricci, dal 24 settembre 1773 al 24 novembre 1775, giorno della sua morte.

 

 

 

 

 

 

Lorenzo Ricci

 

 

 

 

49 - Ospedale di Santo Spirito

Lungotevere in Sassia

 

Il 20 febbraio 1539 i padri Laínez e Bobadilla furono accolti fra i membri della confraternita dell’Ospedale, come pure il padre Ignazio il 24 settembre 1541, pagando un’elemosina corrispondente alla quota di 20 anni.

Fecero questo passo senza dubbio a motivo delle molte grazie e privilegi spirituali di cui godevano i membri della confraternita.

 

 

 

 

 

 

 

50 - Palazzo dei Penitenzieri

Hotel Columbus, Via della Conciliazione

 

Costruito nel XV secolo dal cardinale Domenico della Rovere, era la residenza del cardinale Giovanni Salviati.

All’inizio del 1547, in una tarda serata il padre Ignazio si recò da lui per evitare la nomina del padre Claudio Jay a vescovo di Trieste. «È incredibile - scrive il Ferrâo - la premura con cui si interessò della questione. Come se non gli bastasse il lavoro diurno, dopo il tramonto andava a parlare con tre cardinali distanti un buon miglio uno dall’altro, come il cardinale Gaddi che vive a Montecitorio e il cardinale Salbiati che sta nel Borgo, vicino al Palazzo Apostolico».

Più tardi (dopo il 1656) questa fu la residenza dei penitenzieri (confessori) della basilica di San Pietro, che fino alla soppressione della Compagnia furono padri gesuiti.

 

 

 

 

 

51 - Palazzo Apostolico

Piazza San Pietro

 

Qui si recava spesso il padre Ignazio in udienza dal Papa o a far visita a qualche cardinale che qui risiedeva, come il cardinale Cervini e il cardinale Moroni.

In questo palazzo fu concessa da Paolo III la bolla Iniunctum nobis (1544), che toglieva la limitazione di solo 60 professi contenuta nell’approvazione della Compagnia del 1540, e fu emanata da Giulio III la bolla Exposcit debitum (1550), che approvava la Formula Instituti aggiornata.

L’edificio nel quale attualmente risiede il Papa, a est del cortile di San Damaso, fu costruito dall’architetto Domenico Fontana per conto di Sisto V trent’anni dopo la morte di sant’Ignazio.

Precedentemente il Palazzo Apostolico comprendeva gli edifici a ovest dello stesso cortile di San Damaso, fra la basilica di San Pietro e il cortile del Belvedere (compresi naturalmente la cappella Sistina e gli appartamenti dei Borgia).

 

 

 

 

Palazzo Apostolico antico

 

 

Palazzo Apostolico nuovo

 

 

 

 

52 - Basilica di San Pietro in Vaticano

Piazza San Pietro

 

Al tempo di sant’Ignazio la nuova basilica, voluta da Giulio Il, era ancora in costruzione. All’inizio del 1547 i lavori vennero affidati al settantunenne Michelangelo. Via via che la costruzione avanzava, si distruggeva la basilica costantiniana.

San Pietro fu una delle sette chiese visitate dal pellegrino Ignazio nel marzo-aprile 1523, poi dai primi compagni nel marzo-aprile 1537 e infine da tutti il giorno della professione, il 22 aprile 1541. Era consuetudine iniziare da San Pietro e recarsi a piedi alle altre sei chiese.

Il 6 marzo 1544 Ignazio ebbe qui un’esperienza mistica. «Arrivato a San Pietro - scrive nel suo Diario - cominciai a pregare davanti all’altare del Santissimo Sacramento e mi si rappresentò, sempre nello stesso colore luminoso, l’Essere Divino stesso, in modo che non era in mio potere non vederlo. Poi, durante la Messa celebrata dal cardinale Marcello Cervini, nello stesso modo l’immagine e la visione tornarono con nuove mozioni dell’intelletto. Due ore dopo, andando nello stesso luogo del Santissimo Sacramento, e desiderando riprovare la stessa esperienza e cercandola, non c’era alcun modo di riaverla».

La cappella dove si conservava il Santissimo Sacramento si trovava allora vicino alla «Confessione», dove ora si trova la Trasfigurazione di Raffaello.

Il 4 settembre 1549, quando stava per fare la professione solenne, Pietro Canisio, inginocchiato all’altare della «Confessione», ebbe la visione del Cuore di Gesù: «Mi pareva di vedere aperto il Cuore del tuo santissimo Corpo e che tu mi ordinassi di bere da questo, invitandomi ad attingere acqua alle sorgenti della mia salvezza» (Confessioni).

Nel 1547, su richiesta del cardinale Farnese, Ignazio intervenne nella riforma del monastero delle «murate» («le murate di San Pietro»). Scrisse per loro le costituzioni e affidò la cura delle loro anime a un padre della Compagnia.

Erano religiose di strettissima clausura e vivevano allora in un oratorio dell’antica basilica, vicino all’ingresso a sinistra. Verso la navata della basilica c’era un cilindro rotante, attraverso il quale si confessavano e ricevevano la comunione. Nel 1571 ne rimanevano solo tre (due spagnole e una siciliana) e Pio V le fece trasferire nell’ospizio di Santa Marta.

Nell’abside, a sinistra dell’altare della Cattedra, si trova il monumento sepolcrale di Paolo III Farnese (1534-1549), il papa che accettò l’offerta dei primi padri nel 1538; avvenimento che Pietro Favre considerava «un memorabile dono di Dio» e che Ignazio riconosceva come «il fondamento di tutta la Compagnia».

Paolo III approvò anche formalmente la Compagnia, prima a voce nel 1539, poi con le bolle Regimini militantis Ecclesiae nel 1540 e Iniunctum nobis nel 1544. Con il breve Pastoralis officii nel 1548 approvò anche gli Esercizi spirituali.

Nella cripta si trovano i sarcofaghi dei papi Giulio III del Monte (1550-1555) e Marcello II Cervini (1555), ambedue favorevoli alla Compagnia, Giulio III approvò anche la seconda Formula dell’Istituto con la bolla Exposcit debitum nel 1550 e procurò rendite fisse al Collegio Romano.

Marcello II voleva avere con sé nel Palazzo Apostolico due padri della Compagnia. Ignazio gli propose il padre Laínez e una lista di 4 o 5 nomi fra cui scegliere il secondo; ma il suo pontificato durò solo 21 giorni.

Suo nipote Roberto Bellarmino sarebbe entrato nella Compagnia di Gesù nel 1560.

 

 

 

 

Trasfigurazione di Raffaello

 

 

Tomba di Paolo III

 

 

Statua di sant’Ignazio

 

 

 

 

Mappa