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by Paolo Monaco sj

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Saggi > Itinerari ignaziani a Roma

 

 

 

7. Tre luoghi di particolare interesse vicino a Roma

 

Cf. A.M. De Aldama sj, Roma ignaziana. Sulle orme di sant’Ignazio di Loyola, Piemme, Casale Monferrato 1990

 

 

 

63 - La Storta

 

64 - Frascati-Episcopio

 

65 - Tivoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

63 - La Storta

Via Cassia, 14 chilometri fuori Porta del Popolo

 

Secondo una tradizione, trasmessa prima oralmente e attestata da un documento del 1631, questo è il luogo in cui sant’Ignazio ebbe la celebre visione nel novembre 1537.

Questa esperienza mistica ci è giunta attraverso le parole di Laínez, Nadal, Canisio e Ignazio stesso nel suo Diario e nell’Autobiografia, raccolta da Gonçalvo da Camara.

Ignazio viaggiava da Vicenza a Roma con Pietro Favre e Diego Laínez. Durante il viaggio Favre e Laínez celebravano entrambi la Messa ogni giorno.

Ignazio, pur essendo già sacerdote, aveva deciso di aspettare un anno prima di celebrare la Messa; così riceveva la comunione da uno dei suoi compagni.

Per tutto questo tempo Ignazio aveva «molti sentimenti spirituali, specialmente nella santa Eucarestia» (Laínez).

Ignazio stesso dice che «chiedeva alla Santissima Vergine che volesse metterlo con il suo Figlio» (Autobiografia).

Un giorno confidò ai suoi compagni che gli sembrava come se Dio gli imprimesse nel cuore queste parole: «Io vi sarò propizio a Roma» (Laínez) o «Io sarò con voi» (Nadal, Canisio). «E non sapendo che cosa volessero significare queste parole, diceva: - Io non so che cosa sarà di noi; forse saremo crocifissi a Roma» (Laínez).

Quando giunsero qui, «alcune miglia prima di arrivare a Roma», Ignazio entrò nella cappella a pregare e «sentì un tal mutamento nell’anima, e vide così chiaramente che Dio Padre lo metteva con Cristo suo Figlio, che non avrebbe l’animo di dubitare di questo, che cioè Dio Padre lo metteva con il suo Figlio» (Autobiografia).

«Gli sembrò di vedere Cristo con la croce sulle spalle, e vicino a lui il Padre che gli diceva: “Desidero che tu prenda costui come tuo servo”. E così Gesù lo prese e gli disse: “Desidero che tu ci serva”. Perciò, provando una grande devozione per questo santissimo nome, volle che la congregazione si chiamasse la Compagnia di Gesù» (Laínez).

Sei anni e mezzo più tardi, il 23 febbraio 1544, Ignazio ricordava questa grazia, riferendo nel suo Diario «quando il Padre mi mise con il Figlio».

Aveva profondamente impresso dentro di sé il nome di Gesù, e durante la Messa, mentre teneva il Santissimo Sacramento, si trovò a dire spontaneamente che non avrebbe mai abbandonato Gesù per nulla al mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

64 - Frascati-Episcopio

 

Era la Rocca dei Papi. In essa Ignazio incontrò Paolo III nell’agosto 1538. Durante l’udienza di un’ora in cui si parlò in latino, Ignazio chiese al Papa che si emanasse la sentenza sulle accuse fatte a lui e ai suoi compagni nella grande persecuzione; i calunniatori, avendo ritirato le accuse, avrebbero preferito evitare la sentenza.

Il Santo era convinto che, per poter predicare ed esortare i fedeli, è indispensabile «avere una buona reputazione, non solo davanti a Dio nostro Signore, ma anche davanti alla gente, e che non ci siano sospetti sulla dottrina e sui comportamento».

Il Papa ordinò il proseguimento del processo che era stato interrotto e che si concluse con un’esplicita dichiarazione di innocenza.

 

 

 

 

 

 

Chiesa del Gesù

 

 

 

 

 

 

 

65 - Tivoli

 

Nella Rocca Pia (fortezza fatta costruire da Pio II e Alessandro VI) Paolo III diede l’approvazione orale alla Compagnia di Gesù nel 1539.

Per mezzo di un suo parente, Antonio de Araoz, sant’Ignazio aveva inviato al cardinale Gaspare Contarini la prima versione della Formula dell’Istituto, conosciuta come i «Cinque Capitoli», insieme con il giudizio dei censore nominato dal Papa, il domenicano Tomaso Badia, il quale dichiarava che il genere di vita nella Compagnia era «pio e santo».

Il 3 settembre 1539 il Cardinale rispondeva: «Oggi ho incontrato nostro Signore (il papa) e, oltre a riferirgli la vostra petizione, ho letto per intero a Sua Santità i Cinque Capitoli, che gli sono piaciuti molto e che ha approvato e confermato benignamente. Venerdì verremo a Roma... e sarà dato ordine di redigere il breve o la bolla». (In realtà sarebbe passato un anno prima che fosse emessa la bolla Regimini militantis Ecclesiae).

Altre fonti aggiungono che in questa occasione Paolo I esclamò: «Qui c’è lo Spirito di Dio!» (Nadal), e che questa Compagnia «avrebbe riformato la Chiesa» (Polanco).

All’inizio di ottobre del 1548, sant’Ignazio fu a Tivoli per mediare la pace fra questa città e il vicino paese di Castel Madama, che nelle loro discordie erano arrivati a far uso delle armi.

Il santo parlò con le persone più influenti delle due località e ottenne che si sottomettessero all’arbitrato del cardinale Bartolomeo de Cueva.

Secondo una tradizione, Ignazio alloggiò in casa della nobildonna Alabella Brigante Colonna, al Trevio.

In questa occasione il sacerdote spagnolo don Luis de Mendoza offrì alla Compagnia una chiesa con una piccola casa e un po’ di giardino, che possedeva nei dintorni della città, vicino alla strada che esce da Porta del Colle.

Era un luogo «molto grazioso e adatto sia per ritirarsi qualche volta nella quiete della contemplazione, sia per esercitare la carità verso gli abitanti del luogo e dei villaggi vicini». La chiesa era dedicata a Santa Maria del Passo.

L’8 settembre 1549 sant’Ignazio vi si recò con altri padri di Roma a prenderne possesso. Si celebrò la festa della Natività di Maria con la Messa e un sermone. Don Luis aveva invitato i maggiorenti della città ad una «refezione spirituale e corporale».

 

 

 

 

Porta del Colle