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by Paolo Monaco sj

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Autobiografia

Gli Acta Patris Ignatii in italiano antico

Autobiografia di s. Ignazio di Loyola, nn. 79 - 101

 

 

 

ALTRE PAGINE

 

Cristo come sole.
L’Autobiografia
di s. Ignazio di
Loyola alla luce
delle «visioni»

 

 

 

 

 

 

L’ultima parte
degli Acta Patris Ignatii
nell’originale italiano antico

 

79  4 - 80  4 - 81  4

 

82  4 - 83  4 - 84  4

 

85 5- 86  5 - 87  5

 

88  5 - 89  5 - 90  5

 

91  5 - 92  6 - 93 6

 

94  6 - 95  6 - 96  6

 

97  6 - 98  6 - 99 7

 

100  7 - 101  7

 

 

In italiano corrente:
Il racconto del pellegrino

 

 

 

 

 

79. (…) Et per poter conseguir questo, gli veniva desiderio di andare quelle 28 legue, che sono da Parigi a Ruano, a piedi, scalzo, senza mangiare né bere; et facendo sopra di questo oratione, si trovava molto pauroso. Alla fine andò a santo Domenico, et là si risolse di andare al modo predetto, et havendo già passata quella paura grande che havea di tentar Dio. L'altro giorno, la matina che si dovea partir', si levò di buon'hora; et cominciandosi a vestir',gli venne un tanto timore, che quasi gli parea non poter vestirsi. Pur con quella repugnantia uscì di casa et anche della città prima che fosse ben giorno. Pure la paura gli durava sempre, et perseverò seco insino ad Argentuer, che è un castello tre legue lontano da Parigi verso Ruano, dove si dice esser' la veste di nostro Signore. passando quel castello con quel travaglio spirituale, montando in un alto, gli incominciò a passare quella cosa, et gli venne una grande consolatione et sforzo spirituale con tanta allegrezza, che cominciò a gridare per quei campi et parlar' con Dio etc… Et albergò quella sera con un povero mendico a un hospitale, havendo caminato quel giorno 14 legue; l'altro giorno andò ad albergare ad un pagliaro; il terzo dì andò a Ruano : tutto questo tempo senza mangiar' né bere, et scalzo,come haveva ordinato. In Ruano consolò lo infermo et lo aiutò a metterlo in nave per andar' in Spagna; et gli dette lettere, indirizzandolo alli compagni che erano in Salamanca, cioè Calisto et Caceres et Artiaga.

 

 

80. Et per non parlar' più di questi compagni, il loro successo fu questo. Stando il pelegrino in Parigi, li scriveva spesso, secondo havevano fatto accordo, della poca commodità che haveva di farlo venire a studiare in Parigi. Pure s'è ingegnato di scriver' a donna Leonor de Mazcharegnas, che agiutasse Calisto con lettere per la corte del re di Portugallo, acciò potesse haver' una bursa di quelle che il re di Portugallo dava in Parigi. Donna Leonor dette le lettere a Calisto, et una mulla su la quale andasse, et quatrini per le spese. Calisto se n'andò in la corte del re di Portugallo; ma alla fine non venne a Parigi; anci, tornando in Spagna, se n'andò all'India dello imperatore con una certa donna spirituale. Et dipoi, tornato in Spagna, andò un'altra volta alla medesima India, et all'hora tornò in Spagna ricco, et fece in Salamanca maravigliar tutti quelli che lo conoscevano prima. Caceres ritornò in Segovia, che era sua patria, et là incominciò a viver' di tal modo, che pareva haver smenticato del primo proposito. Artiaga fu fatto commendatore. Dipoi, essendo già la Compagnia in Roma, gli hanno dato un vescovado dell'India. Egli scrisse al pelegrino che lo desse ad uno della Compagnia; et rispondendogli la negativa, se n'andò in India dello imperatore, fatto vescovo, et là morì per un caso stranno, cioè: che stando ammalato, et essendo due fiaschi d'acqua a rinfrescarsi, uno d' acqua, ch'el medico le ordinava, l'altro di acqua di solimano, venenosa, gli fu dato per error il secondo, che lo ammazzò.

 

 

81. Il pelegrino si tornò di Ruano a Parigi, et trovò che per le cose passate di Castro et di Peralta si era fatto gran rumor sopra di lui; et che lo inquisitore lo haveva fatto domandar. Ma lui non volse aspettar' più, et se n'andò all'inquisitore, dicendoli che haveva inteso che lo ricercava; che egli era apparecchiato per tutto quello che esso volesse (si chiamava questo inquisitore magister noster Ori, frate di Santo Domenico); ma che lo pregava che lo spedisse presto, perché haveva animo di entrar quel santo Remigio nel corso delle arti; che vorebbe che queste cose fossero prima passate, per poter meglio attender' alli suoi studii. Ma lo inquisitore non lo chiamò più, se non che gli disse che era vero che gli haveano parlato de fatti suoi, etc...

 

 

82. Di lì a poco tempo venne Sto. Remigio, che è il principio di Ottobre, et entrò a sentir il corso delle arti sotto un maestro, chiamato Mro. Gioan Pegña, et entrò con proposito di conservar quelli, che havevano proposto di servir' al Signore; ma non andare più inanzi a cercar'altro, acciò potesse più commodamente studiare. Cominciando a sentir' le lettioni del corso, gli incominciorno a venir le medesime tentationi, che gli erano venute quando in Barcelona studiava grammatica; et ogni volta che sentiva la lettione non poteva stare attento con le molte cose spirituali che gli occorrevano. Et vedendo che in quel modo faceva poco profitto in le lettere, s'andò al suo maestro et gli fece promessa di non mancar mai di sentir tutto il corso, mentre che potesse trovar' pane et acqua per poter sostentarsi. Et fatta questa promessa, tutte quelle devotioni, che gli venivano fuor' di tempo, lo lasciarono, et andò con li suoi studi avanti quietamente. In questo tempo conversava con Mro. Pietro Fabro et con Mro. Francesco Xavier, li quali poi guadagnò a servitio di Dio per mezzo degli Exercitii. In quel tempo del corso non lo perseguitavano como prima. Et a questo proposito una volta gli disse il Dottor Frago, che si maravigliava come andava quieto, senza nissuno gli desse fastidio; et lui rispose: «la causa è perch'io non parlo a nissuno delle cose di Dio; ma finito il corso tornaremo al solito».

 

 

83. Et parlando insieme tutti doi, venne un frate a pregar al Dottor Frago, che gli volesse trovar una casa, perché in quella, doue lui haveva la stanza, erano morti molti, quali pensava che di peste, perché all'hora cominciava la peste in Parigi il Dottor Frago col peregrino volsero andare a veder' la casa, et menorno una donna, che se n'intendeva molto, la quale, entrata dentro, affermò esser' peste. Il pelegrino volse anche entrare; et trovandoun'ammalato, lo consolò, toccandogli con la mano la piaga; et poi che l'hebbe consolato et animato un poco, se n'andò solo; et la mano gli incominciò a dolere, che gli pareva haver la peste; et questa imaginatione era tanto vehemente, che non la poteva vincere, finché con grand'impeto si pose la mano in bocca, rivoltandovela molto dentro, et dicendo: «se tu hai la peste alla mano, l'haverai anche alla bocca». Et quando hebbe fatto questo, se gli levò la imaginatione, et la doglia della mano.

 

 

84. Ma quando tornò al collegio di Santa Barbara, dove all'hora haveva la stanza et sentiva il corso, quelli del collegio, che sapevano che egli era entrato nella casa della peste, fugivano da lui, et non volsero lasciarlo entrare; et così fu costretto star alcuni giorni fuori. S'usa a Parigi, quelli che studian le arti, il terzo anno, per farsi bacalaureo, pigliano una pietra, che loro dicono; et perché in quello si spende un scudo, alcuni molti poveri non lo possono fare. Il pelegrino cominciò a dubitare seria buono che la pigliasse. Et trovandosi molto dubbio et senza rissolutione, si deliberò metter la cosa in mano del suo maestro, il quale consigliandoli che la pigliasse, la pigliò. Niente dimeno non mancorno murmuratori; almeno un spagnuolo che lo notò. In Parigi si trovava già a questo tempo molto malo dello stomaco, di modo che ogni 15 giorni haveva una doglia di stomaco, che gli durava una hora grande et gli faceva venir' la febre; et una volta gli durò la doglia del stomaco 16 o 17 hore. Et havendo già a questo tempo passato il corso delle arti et studiato alcuni anni in theologia et guadagnato li compagni, la malatia andava sempre molto inanzi, senza poter trovar' alcun rimedio, quantunque se ne provassero molti.

 

 

85. Solamente li medici dicevano che non restava altro che l'aere nativo che gli potesse giovare. li compagni anchora lo consigliavano il medesimo et gli fecero grande instantia. Et già a questo tempo erano tutti deliberati di quello che havevano da fare, cioè: di andare a Venetia et a Hierusalem et spender la vita sua in utile delle anime; et se non gli fosse data licentia di restare in Hierusalem, ritornarsene a Roma et presentarsi al vicario di Cristo, acciò gli adoperasse dove giudicasse esser' più a gloria di Dio et utile delle anime. Havevano anchora proposto di aspettare un'anno la imbarcatione in Venetia; et non essendo quell'anno imbarcatione per Levante, che fossero liberati dal voto di Hierusalem et andassero al papa etc. Alla fine il pelegrino si lasciò persuadere dalli compagni, perché anchora quelli che erano spagnuoli haueuano a far alcuni negotii, li quali lui poteva expedire. Et lo accordo fu che, dapoi che lui si trovasse bene, andasse a far' li negotii loro, et poi passasse a Vinetia, et là aspettasse li compagni.

 

 

86. Questo era l'anno del 35, et li compagni erano per partirsi, secondo il patto, l'anno del 37, il giorno della conversione di S. Paolo, benché poi si partirono, per le guerre che vennero, l'anno del 36, il Novembre. Et stando il pelegrino par partirse, intese che lo havevano accu-sato allo inquisitore, et fatto processo contro di lui. Intendendo questo et vedendo che non lo chiamavano, se n'andò all'inquisitore et gli disse quello che haveva inteso, et che lui era per partirsi in Spagna, et che aveva compagni; che lo pregava volesse dare la sentenza. L'inquisitore disse che era vero in quanto dell'accusatione; ma che non vedeva esservi cosa d'importanza. Solamente voleva veder li suoi scritti degli essercitii; et vedendogli, gli lodò molto, et pregò il pelegrino gliene lasciasse la copia; et così lo fece. Nientedimeno tornò ad instar volesse andare col processo inanci, sino alla sentenza. et scusandosi lo inquisitore, lui venne con un notaro publico et con testimonii a casa sua, et pigliò di tutto questo la fede.

 

 

87. Et fatto questo, montò in un piccolo cavallo, che li compagni gli avevano comperato, et se n'andò solo verso il paese, trovandosi per la strada molto meglio. Et arrivando alla provincia lasciò la strada commune et pigliò quella del monte, che era più solitaria, per la quale caminando un poco, truovò dui homini armati, che gli venivano incontro (et è quella strada alquanto infame d'assassini), li quali, dipoi che l'hebbero passato un pezzo, tornorno indietro, seguitandolo con gran fretta, et hebbe un poco di paura. Pure gli parlò, et intese che erano servitori del suo fratello, il quale lo mandava a ritruovare. Perché, secondo pare, di Baiona di Francia, dove il pelegrino fu conosciuto, haveva havuto nova della sua venuta, et così loro andorno inanti, et lui andò per la medesima. Et un poco prima che arrivasse alla terra, truovò li predetti, che gli andavano incontro, li quali gli fecero grande instantia per menarlo a casa del fratello, ma non lo potero sforzare. così se n'andò all'hospitale, et poi a hora commoda andò a cercare elemosina per la terra.

 

 

88. Et in questo hospitale cominciò a parlar con molti, che lo andorno a visitare, delle cose di Dio, per la cui gratia si fece assai frutto. Subito al principio che arrivò si deliberò di insegnar' la dottrina cristiana ogni dì alli putti; ma suo fratello lo repugnò grandemente, affirmando che nessuno venirebbe. Lui rispose che basteria uno. ma dipoi che lo cominciò a fare venivano molti continuamente a sentirlo, et etiam suo fratello. Oltre la dottrina cristiana, predicava anche le domeniche et feste, con utile et aiuto delle anime, che di molte milia lo venivano a sentire. Ha fatto anche sforzo di scacciare alcuni abusi; et con l'aiuto di Dio si è posto ordine in alcuno; verbi gratia, nel giuoco fece che fosse vetato con executione, persuadendolo a quello che governava la giustizia. Era anche là un'altro abuso, in questo modo : le citelle in quel paese vanno sempre Col capo scoperto, et non lo coprono se non quando si maritano. Ma sono molte, che si fanno concubine de preti et d'altri huomini, et guardangli fede, come se fossero loro donne. Et questo è tanto commune, che le concubine non hanno punto di vergogna di dire che si hanno coperto il capo per un tale; et per tali sono conosciute essere.

 

 

89. Per la qual usanza nasce molto male. il pelegrino persuase al governatore che facesse una legge, che tutte quelle, che si coprissero il capo per alcuno, non essendo loro donne, fussero gastigate con giustitia; et a questo modo s'incominciò a levar'questo abuso. Alli poveri ha fatto dar' ordine come se fosse proveduto publico et ordinariamente. Et che si toccasse tre volte all'Avemaria, cioè: la matina, il mezzo giorno, et la sera, acciò il populo facesse oratione, come in Roma. Ma quantunque si trovava bene al principio, venne poi ad infermarsi gravemente. Et poi che fu sano deliberò di partirsi a far le facende, che gli erano state imposte dalli compagni, et partirsi senza quatrini; della qual cosa si scorrociò molto il suo fratello, vergognandosi che volesse andar' a piedi et alla sera. Il pelegrino ha voluto condescender' in questo, di andare insino alla fine della provincia a cavallo col suo fratello et con li suoi parenti.

 

 

90. Ma quando fu uscito dalla provincia, scese a piede, senza pigliar niente, et se ne andò verso Pamplona; et ivi ad Almazzano, paese del Padre Laynez; et dipoi a Sigüenza et Toleto; et di Toleto a Valenza. Et in tutti questi paesi delli compagni non volse pigliare niente, quantunque gli facessero grandi offerte con molta instantia. In Valenza parlò con Castro che era monacho certosino; et volendosi imbarcar per venir' a Genoua, li devoti di Valenza lo han pregato non lo facesse, perché dicevano che era Barba Rossa in mare con molte galere, etc. Et quantunque molte cose gli dicessero, bastanti a fargli paura, nientedimeno nissuna cosa lo fece dubitare.

 

 

91. Et imbarcato in una nave grande, passò la tempesta, della quale si è fatta mentione di sopra, quando si è detto che fu tre volte a punto di morte. Arrivato a Genova, pigliò la strada verso Bologna, nella quale ha patito molto, maxime una volta che smarì la via, et cominciò a caminare presso un fiume, il quale era basso, et la strada alta, la quale, quanto più caminava per essa, tanto più si faceva stretta; et in tal modo si venne a far stretta, che non poteva più né andare inanzi né tornar' indietro. Et così cominciò a caminare carpone; et così caminò un gran pezzo con gran paura; perché, ogni volta che si moveva, credeva di cascare in fiume. Et questa fu la più gran fatica et travaglio corporale che mai havesse, ma alla fine campò. Et volendo entrare in Bologna, havendo a passar un ponticello di legno, cade giù del ponte; et così, levandosi carco di fango et di acqua, fece ridere molti, che si trovorno presenti. Et entrando in Bologna, cominciò a domandar elemosina, en non trovò pure un solo quatrino, quantunque la cercasse tutta. Stette alcun tempo in Bologna ammalato, dipoi se ne andò a Venetia, al medesimo modo sempre.

 

 

92. In Venetia in quello tempo s'exercitava in dare gli exercitii et in altre conversationi spirituali. Le persone più segnalate, a cui gli dette, sono Mro. Pietro Contareno, et Mro. Gasparro de Doctis, et un spagnuolo, chiamato per nome Rocas. Et era anchora là un altro spagnolo, che si diceva il bacigliere Hozes, il quale praticava molto col pelegrino, et anche col vescovo di Cette. et quantunque havesse un poco affettione di fare gli exercitii, nondimeno non gli meteva in executione. Alla fine si rissolse di entrare a fargli; et dipoi che gli hebbe fatto, 3 o 4 giorni, disse l'animo suo al pelegrino, dicendogli che haveva paura non gli insegnasse negli exercitii qualche dottrina cativa, per le cose che gli haveva detto un tale. Et per questa causa havea portato seco certi libri, a ciò ricorresse a quelli, se per sorte lo volesse ingannare. Questo si aiutò molto notabilmente negli exercitii, et alla fine si rissolse di seguitare la vita del pelegrino. Questo fu anche il primo che morì.

 

 

93. In Venetia hebbe anche il pelegrino altra persecutione, essendo molti che dicevano che gli era stata abbrusciata la statua in Spagna et in Parigi. Et questa cosa andò tanto inanzi, che si è fatto processo, et fu data la sentenza in favore del pelegrino. Li 9 compagni vennero a Vinetia il principio del 37. Là si divisero a servire per diversi hospitali. Dopo 2 o 3 mesi se n'andorono tutti a Roma a pigliar la benedittione per passare in Hierusalem. Il pelegrino non andò per causa del Dottor Ortiz, et anche del nuovo cardinale theatino. Li compagni vennero da Roma con police di 200 o 300 scudi, li quali gli furono dati per elemosina per passare in Hierusalem; et loro non gli volsero pigliare se non in pollice; li quali dipoi, non potendo andare in Hierusalem, gli rendettero a quelli, che gli havevano dati. Li compagni tornorno a Vinetia del modo che erano andati, cioè a piedi et mendicando, ma divisi in tre parti, et in tal modo, che sempre erano di diverse nationi. Là in Venetia si ordinorono da messa quelli che non erano ordinati, et gli dette licentia il nuntio, che all'hora era in Venetia, che poi si chiamò il Cardle. Verallo. Si ordinorno ad titulum paupertatis, facendo tutti voti di castità et povertà.

 

 

94. In quello anno non passavano navi in Levante, perché li venetiani avevano rotto con Turchi. Et così loro, vedendo che si allongava la speranza del passare, si compartirno per lo venetiano con intentione di aspettare l'anno che havevano deliberato; et poi che fosse fornito, et non fosse passaggio, se ne andariano a Roma. Al pelegrino toccò andare con Fabro et Laynez aVicenza. Là trovorno una certa casa fuori della terra, che non haveva né porte, né fenestre, nella quale stavano dormendo sopra un poco di paglia che avevano portata. Dui di loro andavano sempre a cercare elemosina alla terra due volte il dì, et portavano tanto poco, che quasi non si potevano sostentare. Ordinariamente mangiavano un poco di pan cotto, quando l'havevano, il quale attendeva a cuocere quello che restava in casa. In questo modo passorno 40 dì, non attendendo ad altro che ad orationi.

 

 

95. Passati li 40 dì venne Mro. Gioanne Coduri, et tutti quatro si deliberorono di incominciare a predicare; et andando tutti 4 in diverse piazze, il medesimo dì et la medesima hora cominciorno la sua predica, gridando prima forte, et chiamando la gente con la berretta. Con queste prediche si fece molto rumore nella città, et molte persone si mossero con devotione, et havevano le commodità corporali necessarie con più abundantia. In quel tempo che fu aVicenza hebbe molte visioni spirituali, et molte quasi ordinarie consolationi; et per il contrario quando fu in Parigi; massime quando si incominciò a preparare per esser sacerdote in Venetia, et quando si preparava per dire la messa, per tutti quelli viaggi hebbe grandi visitationi sopranaturali, di quelle che soleva havere stando in Manresa. Stando anche in Vicenza seppe che uno degli compagni, che stava a Bassano, stava ammalato a punto di morte, et lui si trovava etiam all'hora ammalato di febre. Nientedimeno si messe in viaggio; et caminava tanto forte, che Fabro, suo compagno, non lo poteva seguitare. Et in quello viaggio hebbe certitudine da Dio, et lo disse a Fabro, che il compagno non morirebbe di quella infirmità. Et arrivando aBassano, lo ammalato si consolò molto, et sanò presto. Poi tornorno tuttia Vicenza, et là sono stati alcuno tempo tutti dieci; e andavano alcuni a cercare elemosina per le ville intorno a Vicenza.

 

Et io che scrivo queste cose, dissi al pelegrino, quando questo mi narrava, che Laynez raccontava questo con altre particolarità, secondo havevo inteso. Et lui mi disse, che tutto quello dicea Laynez stava il uero, perché lui non si ricordava tanto particolarmente; ma che all’hora quando lo narrava sa certo che non ha detto se non la verità. Questo medesimo mi disse in altre cose.

 

 

96. Poi, finito l'anno, et non si trovando passaggio, si deliberorno di andare a Roma; et anche il pelegrino, perché l'altra volta che li compagni erano andati, quelli dui, delli quali lui dubitava, si erano mostrati molto benevoli. Andorono a Roma divisi in tre o quatro parti, et il pelegrino con Fabro et Laynez; et in questo viaggio fu molto specialmente visitato da Iddio. Haveva deliberato, dipoi che fosse sacerdote, di stare un'anno senza dire messa, preparandosi et pregando la Madonna lo volesse mettere col suo figliuolo. et essendo un giorno, alcune miglia prima che arrivase a Roma, in una chiesa, et facendo oratione, ha sentita tal mutatione nell'anima sua, et ha visto tanto chiaramente che Iddio Padre lo metteva con Cristo, suo figliuolo, che non gli basterebbe l'animo di dubitare di questo, senonché Iddio Padre lo metteva col suo figliuolo.

 

 

97. Poi venendo a Roma, disse alli compagni che vedeva le fenestre serrate,volendo dire che lì havevano di haver molte contradittioni. Et disse anche : bisogna che stiamo molto sopra di noi, et non pigliamo conversatione con donne, se non fossero illustri. Di poi in Roma, per parlare di questo proposito, M. Francesco confessava una donna, et la visitava alcuna volta per praticare le cose spirituali, la quale dipoi fu trovata gravida; ma volse il Signore che si scoperse colui che haueua fatto il maleficio. Il simile accade a Gioan Coduri con una sua figliuola spirituale, deprehensa con un'homo.

 

 

98. Di Roma andò il pelegrino a Monte Cassino a dar gli exercitii al DottorOrtiz, et vi fu 40 giorni nelli quali vide una volta il baciglier Hozes che intrava nel cielo, et in questo hebbe grandi lagrime et gran consolatione spirituale; et questo vide tanto chiaramente, che se dicesse il contrario, gli pareria di dire la buggia. Et di Monte Cassino menò seco Francesco de Strada. tornando a Roma, si exercitava in aiutare le anime; et stavano anchora alla vigna, et dava exercitii spirituali a diversi in un medesimo tempo; delli quali uno stava a santa Maria Maggiore, il altro a Ponte Sixto. Cominciorno poi le persecutioni, et cominciò Michele a dar fastidio, et dir male del pelegrino, il quale lo fece chiamare davanti al governator, mostrando prima al governatore una lettera di Michele, nella quale lodava molto il pelegrino. Il governatore examinò Michele, et la conclusione fu bandirlo di Roma. Poi cominciorno a perseguitare Mudarra et Barreda, dicendo che il pelegrino et li suoi compagni erano fuggitivi di Spagna, di Parigi et di Venetia. Alla fine in presentia del governator' et del legato che all'hora era di Roma, tutti doi hanno confessato che non avevano niente di dire male di loro, né delli costumi, né della dottrina. Il legato commanda che si ponga silentio in tutta questa causa; ma il pelegrino non lo accetta, dicendo che volea sentenza finale. Questo non piacque al legato, né al governatore, né anche a quelli che prima favorivano al pelegrino; ma alla fine, dipoi di alcuni mesi, venne il papa a Roma. Il pelegrino gli va a parlare a Frascata, et gli rappresenta alcune raggioni, et il papa si fa capace, et commanda si dia sentenza, la quale si dà in favore, etc. Si fecero in Roma con l'aiuto del pelegrino et delli compagni alcune opere pie, come sono li Catechumeni, santa Maria, gli Orfanelli, etc. le altre cose potrà narrare Mro. Nadale.

 

 

99. Io, dipoi queste cose narrate, alli 20 di Ottobre domandai al pelegrino degli exercitii et delle costitutioni, volendo intendere come l'havea fatte. Lui mi disse che gli essercitii non gli havea fatti tutti in una volta, sennonché alcune cose, che lui osservava nell'anima sua, et le trovava utili, gli pareva che potrebbero anche essere utili ad altri, et così le metteva in scritto, verbi gratia, dello examinar la conscientia con quel modo delle linee, etc. Le electioni spetialmente mi disse che le haveva cavate da quella varietà di spirito et pensieri, che haveva quando era in Loyola, quando stava anchora malo della gamba. Et mi disse che delle constitutioni mi parlerebbe la sera. Il medesimo giorno, prima che cenasse, mi chiamò con un'aspetto di persona che stava più raccolta dell' ordinario, et mi ha fatto un modo de protestatione, la somma della quale era in mostrare la intenzione et semplicità con che havea narrate queste cose, dicendo che era ben certo che non narrava niente di più; et che havea fatte molte offese a nostro Signore dipoi che lo havea cominciato a servire; ma che mai non haveva avuto consenso di peccato mortale; anzi sempre crescendo in devotione, id est, in facilità di trovare Iddio; et adesso più che mai in tutta la vita sua. Et ogni volta et hora che voleva trovare Dio, lo trovava. et che anche adesso havea molte volte visioni, maxime quelle, delle quali di sopra si è detto, di veder Cristo come sole. Et questo gli accadeva spesso andando parlando di cose di importanza, et quello gli faceva venire in confirmatione.

 

 

100. Quando diceva messa, haveva anche molte visioni; et che quando faceva le constitutioni le haveva anche molto spesso; et che adesso lo pò questo affirmare più facilmente, perché ogni dì scriveva quello che passava per l'anima sua, et lo trovava adesso scritto. Et così mi mostrò un fasce assai grande di scritture; delle quali me ne lesse buona parte. Il più erano visioni, che lui vedeva in confirmatione di alcuna delle constitutioni, et vedendo alle volte Dio Padre, alle volte tutte le tre persone della Trinità, alle volte la Madonna che intercedeva, alle volte che confirmava. In particolar mi disse in le determinationi, delle quali stette 40 dì dicendo ogni dì messa, et ogni dì con molte lagrime, et la cosa era se la Chiesa haverebbe alcuna entrata, et se la Compagnia si potrebbe aiutare di quella.

 

 

101. Il modo che observava quando faceva le constitutioni era dire ogni dì messa et rappresentare il punto che trattava a Dio et far oratione sopra quello; et sempre faceva l'oratione et messa con lagrime. Io desiderava vedere quelle carte delle constitutioni tutte, et lo pregai me le lasciasse un poco: lui non volse.