|
Home | Esercizi spirituali | Canti | Esperienze | Saggi | Links | News |
|
La
fondazione divina della Compagnia di Gesù |
|
|
|
|
|
Come Ignazio scrive IL PROEMIO DELLE La fondazione divina |
|
|
|
“Cristo come sole”Le visioni che abbiamo letto nel testo precedente e che guidano Ignazio nella redazione delle Costituzioni, non sono le uniche. Leggiamo infatti al numero 99: Io, dipoi queste cose narrate, alli 20 di Ottobre domandai al pelegrino degli Exercitii et delle constitutioni, volendo intendere come l’havea fatte. Lui mi disse che gli esercitii non gli havea fatti tutti in una sola volta, senonché alcune cose, che lui osservava nell’anima sua, et le trovava utili, gli pareva che potrebbero anche essere utili ad altri, et così le metteva in scritto, verbi gratia, dello examinar la conscientia con quel modo delle linee, etc. Le electioni spetialmente mi disse che le haveva cavate da quella varietà di spirito et pensieri, che haveva quando era in Loyola, quando stava anchora malo della gamba. Et mi disse che delle constitutioni mi parlerebbe la sera. Il medesimo giorno, prima che cenasse, mi chiamò con un aspetto di persona che stava più raccolto dell'ordinario, et mi ha fatto un modo de protestatione, la somma della quale era in mostrare la intentione et semplicità, con che havea narrate queste cose, dicendo che era ben certo che non narrava niente di più; et che havea fatte molte offese a nostro Signore dipoi che lo havea cominciato a servire; ma che mai non haveva havuto consenso di peccato mortale; anzi sempre crescendo in devotione, id est, in facilità di trovare Iddio; et adesso più che mai in tutta la vita sua. Et ogni volta et hora che voleva trovare Dio, lo trovava. Et che anche adesso havea molte volte visioni, maxime quelle, della quali sopra si è detto, di vedere Cristo come sole. Et questo gli accadeva spesso andando parlando di cose di importanza, et quello gli faceva venire in confirmatione[3]. “Cristo come sole” è l’altra visione che per Ignazio è segno della conferma divina. Essa però sembra maggiormente legata alle “cose di importanza” di cui egli andava parlando e cioè gli episodi più significativi della sua vita, quelli nei quali Ignazio stesso, alla fine della sua vita, “riconosce interamente”[4] l’intervento di Dio. “Cristo come sole” è la visione che guida Ignazio nella scelta degli episodi della sua vita da raccontare. Sappiamo infatti che l’Autobiografia è una raccolta di episodi che non abbracciano tutto l’arco della vita di Ignazio, ma solo quello che va dalla sua conversione a Loyola fino alla prima approvazione della Compagnia di Gesù da parte del Papa a Roma. |
|
|
Le visioniQuale valore hanno
allora le visioni che Ignazio ci ha raccontato nell’Autobiografia? a) Se leggiamo bene l’Autobiografia vedremmo che essa è tutta costellata da visioni che ne sono la struttura divina portante. Esse rappresentano quei punti di luce che, legati uno all’altro, rivelano progressivamente il filo d’oro della vita di Ignazio. A lui stesso mentre le ricorda raccontandole, a tutti noi mentre le ri-ascoltiamo leggendole[5]. Sono queste visioni che ci permettono di individuare nell’Autobiografia le tappe attraverso le quali si è progressivamente svolto il disegno di Dio in Ignazio, ovvero, i momenti e i modi nei quali il carisma viene da Dio seminato e fatto sviluppare fino alla fondazione della Compagnia di Gesù[6]. b) Alcune visioni (cfr. nn. 99-100)
hanno la funzione di confermare a Ignazio, e ai gesuiti di ogni tempo,
l’origine divina dell’esperienza carismatica del fondatore, nonché di
quanto questa esperienza ha fruttato: gli Esercizi spirituali, la
Compagnia di Gesù e le sue Costituzioni. Ignazio infatti riceve le visioni sia quando ricorda gli episodi della sua vita, che riguardano gli Esercizi spirituali e la fondazione della Compagnia di Gesù, sia quando presenta a Dio le Costituzioni. In modo particolare c’è una visione costante nella sua vita: “Cristo come sole”. c) È di origine divina quindi non solo il carisma di Ignazio e la sua spiritualità, che trovano una loro espressione significativa e universale nell’Autobiografia stessa e negli Esercizi spirituali, ma sono di origine divina anche la fisionomia e la struttura della Compagnia di Gesù, che sono espresse nelle Costituzioni. Potremmo dire che la fondazione divina continua nella Compagnia di Gesù: l’incarnazione del carisma, che nell’Autobiografia vediamo realizzarsi nella persona di Ignazio e che negli Esercizi spirituali è offerto a tutta la Chiesa, attraverso le Costituzioni continua nella Compagnia, il “corpo” di Ignazio nella storia. d) Le Costituzioni rappresentano quindi per la Compagnia di ogni tempo la necessaria mediazione per vivere con fedeltà il carisma. Questa fedeltà alle Costituzioni da parte dei gesuiti di ogni tempo si fonderà sulla consapevolezza che la Compagnia di Gesù ha un’origine divina, scoperta e testimoniata da Ignazio stesso nell’Autobiografia. Con questa consapevolezza essi potranno in tutti i tempi vivere come attuale il carisma che lo Spirito Santo ha donato ai primi compagni di Gesù, potranno vivere in ogni tempo la grazia dei primi tempi. e) Per quanto riguarda le visioni c’è da tener presente però una distinzione importante. Alcune, raccontate nell’Autobiografia, devono essere conosciute da tutta la Compagnia di Gesù, e quindi sono universali. Le altre, quelle scritte nel Diario, devono rimanere segrete e sono particolari. Come sappiamo, Ignazio avrebbe voluto distruggere tutto il Diario: solo una parte, salvata dal fuoco, è giunta fino a noi. Possiamo allora dire che l’unità della fondazione divina (esperienza carismatica di Ignazio, Esercizi spirituali, Compagnia di Gesù e Costituzioni) non elimina la necessaria distinzione tra le grazie mistiche date personalmente a Ignazio e quelle offerte attraverso il carisma a tutta la Chiesa, alla Compagnia e ai singoli gesuiti di ogni tempo. |
|
|
IL
PROEMIO DELLE COSTITUZIONI DELLA COMPAGNIA DI
GESÙ
La fondazione divina della Compagnia di GesùNelle Costituzioni il passo privilegiato dove intravedere l’origine divina della fondazione della Compagnia di Gesù è il Proemio: Benché debba essere la somma Sapienza a Bontà di Dio,
nostro Creatore e Signore, a conservare, guidare, e condurre innanzi nel suo
santo servizio questa minima Compagnia di Gesù, come si è degnata di darle
inizio, e da parte nostra debba giovare a ciò più di ogni altra Costituzione
esterna l'intima legge della carità e dell'amore, che lo Spirito Santo scrive
ed imprime nei cuori; tuttavia, perché l'amabile disposizione della divina
Provvidenza sollecita la cooperazione delle sue creature, e perché tale è
l'ordine del Vicario di Cristo, e gli esempi dei santi e la stessa ragione
così c'insegnano nel Signor nostro, stimiamo necessario scrivere
Costituzioni, che aiutino ad avanzare meglio, conforme al nostro Istituto,
nella via intrapresa del servizio di Dio. E benché ciò che nel nostro disegno occupa il primo posto
e ha maggior peso sia quel che riguarda il corpo intero della Compagnia, di
cui si cerca soprattutto l'unione, il buon governo e il mantenimento in buono
stato, a maggior gloria di Dio; tuttavia, poiché questo corpo è formato di membri, e
nell'esecuzione viene anzitutto quel che spetta agli individui, sia quanto
all'ammetterli, come quanto a farli progredire e ripartirli nella vigna del
Cristo nostro Signore, di qui si comincerà con l'aiuto che la Luce eterna si
degnerà comunicarci per suo onore e lode[7]. Come si può notare dalla ricorrenza di alcune parole-chiave (benché, tuttavia) il Proemio va considerato come un testo unico, articolato in due sezioni (Benché… E benché), ciascuna delle quali è divisibile in due parti (Benché… tuttavia, E benché… tuttavia). a) Riconoscere che “questa minima Compagnia di Gesù” (Figlio) ha avuto inizio dalla “somma Sapienza e Bontà, nostro Creatore e Signore” (Padre), significa vivere prima di tutto “l'intima legge della carità e dell'amore” (Spirito Santo). È la Trinità che conserva (Padre), guida (Figlio) e conduce avanti (Spirito Santo) la Compagnia di Gesù. Il Padre e lo Spirito Santo infatti sono la prima compagnia di Gesù. La risposta della Compagnia di Gesù a questa azione della Trinità, anzi, il modo nel quale la Compagnia può e deve aiutare la Trinità nel suo operare a favore di essa, è vivere il comandamento dell’amore reciproco: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 13,34s; 15,12ss). Il fine della Compagnia è il medesimo di Cristo[8]. Ci ha dato il fine più perfetto possibile, cioè lo
stesso che il Padre celeste assegnò al suo Figlio unigenito nella sua
incarnazione, nella sua vita, morte e risurrezione [...] la salvezza e perfezione
delle anime ottenuta con una carità piena e perfetta[9]. Il Padre celeste ha fissato alla Compagnia come fine la
pienezza e la perfezione della carità[10]. b) La “Costituzione esterna” allora non è un “di più” che si aggiunge alla carità-amore, ma è l'Amore-Carità che sulla terra si fa carne, diventa obbedienza. Come in Maria e nella famiglia di Nazaret, la seconda compagnia di Gesù. c) La Trinità infatti “sollecita la cooperazione delle sue creature”, perché chiama tutta l’umanità a costruire la Sua opera, cioè l’unità della famiglia umana, la fraternità universale: “che tutti siano uno” (Gv 17,21-23). Questa chiamata è rivolta in modo particolare alla Chiesa, sacramento di unità del genere umano, la terza compagnia di Gesù. Chiesa che Ignazio presenta nelle due dimensioni co-essenziali: istituzionale, “obbedienza al Vicario di Cristo”, e carismatica, “gli esempi dei santi”. d) Le Costituzioni scritte della Compagnia di Gesù, allora, sono la forma esterna e visibile di un Istituto che nella Chiesa e per tutta l’umanità continua l’incarnazione del Figlio e aiuta l’opera della Trinità. |
|
|
L’unità del “corpo intero”a) Se si è immersi nella vita trinitaria, se si ha davanti agli occhi la famiglia di Nazaret e si è innestati nella Chiesa corpo di Cristo, si ha davanti agli occhi il “nostro disegno”, cioè, “il corpo intero della Compagnia” come Uno. Come nella Trinità, nella famiglia di Nazaret e nella Chiesa, così nella Compagnia “ciò che occupa il primo posto e ha maggior peso” è “l'unione” (Padre), il “buon governo” (Figlio) e il “mantenimento in buono stato” (Spirito Santo). Il principio e il fine della Compagnia, la “maggior gloria di Dio”, sta nell'unità del corpo, frutto di quel dinamismo trinitario vissuto nella “mutua e vicendevole carità”. Il nostro fine non è la povertà, la castità o
l'obbedienza, ma la carità e la sua perfezione o, in altro modo, la maggior
gloria di Dio e l'amore del prossimo[11]. È un fine perfettissimo questo di riferire tutto alla
carità divina o maggior gloria di Dio. Ciò è chiarissimo in tutte le Costituzioni.
Altri fanno tutto a gloria di Dio; noi, alla maggiore. È come una fiamma![12]. b) Questa intenzionalità profonda, questo orizzonte universale è il criterio-base che guida Ignazio nella redazione di ogni punto e aspetto particolare delle Costituzioni. Il principio e il fine di ogni costituzione scritta è uno solo e unico: l'unità. Vivere “ante omnia” la carità, significa allora essere “ante omnia” un solo corpo. Questa unità, frutto della carità, è “Luce eterna”, o come sappiamo dall’Autobiografia, “Cristo come sole”, ovvero, Gesù in mezzo. Tale fu l'esperienza dei primi compagni, tale può essere l'esperienza di tutti i compagni. In questo modo allora la Compagnia di Gesù dice alla Chiesa chi essa è: comunione-compagnia obbediente. La nostra vita, a esempio di quella di Ignazio, è
radicata nell'esperienza di Dio, che per mezzo di Gesù Cristo ci chiama, ci
raccoglie in unità e ci invia in missione[13]. In conclusione, alla luce delle visioni che Ignazio ci ha comunicato nell’Autobiografia, il Proemio si rivela come “regola delle regole”, nucleo ermeneutico di tutte le Costituzioni, sintesi vitale del carisma ignaziano, richiamo costante alla fondazione divina della Compagnia di Gesù. |
[1] Due sono le accezioni del termine
“Costituzioni”: in senso largo, comprende 4 unità letterarie diverse (Esame,
Dichiarazioni sull'Esame, Costituzioni, Dichiarazioni sulle
Costituzioni); in senso stretto, indica soltanto la terza unità. In questo
elaborato viene scelta la seconda accezione.
[2] S. Ignazio
Di Loyola, Autobiografia, commento di p. Maurizio Costa s.j., Editrice
CVX-CIS, Roma 1991, nn. 100-101: “Anche quando celebrava la messa
aveva molte visioni; e nel tempo in cui componeva le Costituzioni erano
particolarmente frequenti. In quel momento poteva affermare ciò con più
sicurezza, perché ogni giorno era andato annotando quello che provava
nell'anima, e conservava ancora quelle note. Mi fece vedere appunto un grosso
fascicolo di scritti e me ne lesse qualche parte. Si trattava soprattutto di
visioni che aveva a conferma di qualche punto delle Costituzioni. Vedeva ora
Dio Padre, ora le tre Persone della Trinità, ora la Madonna che intercedeva o
approvava. Mi parlò specialmente di due deliberazioni sulle quali si trattenne
quaranta giorni, celebrando quotidianamente e con molte lacrime. Le questioni
erano: se le nostre chiese potevano avere rendite, e se la Compagnia avrebbe
potuto beneficiarne. Il metodo che seguiva nel comporre le Costituzioni era il seguente:
ogni giorno celebrava la messa, presentava a Dio il punto da trattare e vi
faceva sopra orazione. E sempre faceva orazione e celebrava la messa con
lacrime. Io desideravo vedere quei manoscritti che riguardavano tutte le
Costituzioni, e lo pregai di lasciarmeli un poco; ma lui non volle”.
[3] S. Ignazio di
Loyola, op. cit., n. 99. Versione in italiano in Gli Scritti di Ignazio di
Loyola (ed. M. Gioia), Edizioni UTET, Torino: “Dopo che ebbe narrato queste vicende, il
20 di ottobre io chiesi al pellegrino qualche notizia sugli Esercizi e sulle
Costituzioni, desiderando conoscere come li aveva composti. Mi rispose che gli
Esercizi non li aveva scritti tutti di seguito, ma quello che accadeva
nell'anima sua e trovava utile, ritenendo che avrebbe potuto giovare anche ad
altri, lo annotava; ad esempio, l'esaminare la coscienza tenendone conto con il
sistema delle linee, eccetera. In particolare, i vari metodi di fare elezione
mi disse che li aveva ricavati dall'osservare i diversi spiriti e pensieri che
lo agitavano quando era ancora a Loyola a causa della ferita alla gamba. Delle
Costituzioni disse che me ne avrebbe parlato la sera. Lo stesso giorno, prima di cena mi chiamò.
Aveva l'aspetto più raccolto del solito. Premise una dichiarazione che mirava,
in sostanza, a esprimere l'intenzione retta e la semplicità con cui aveva fatto
il suo racconto, ed era sicuro di non avere raccontato niente di più. Aggiunse
che aveva offeso molto nostro Signore dopo che si era dedicato al suo servizio,
ma non aveva mai acconsentito a peccato mortale; anzi era sempre andato
crescendo in devozione, cioè nella facilità di trovare Dio. E adesso molto più
che nella vita passata. E poteva trovare Dio in qualunque momento lo
desiderasse. Anche al presente aveva molte visioni, soprattutto del genere di
quelle di cui si è parlato più sopra, e nelle quali vedeva Cristo come un sole.
Questo gli accadeva spesso mentre stava trattando questioni importanti, e la
visione costituiva per lui una conferma”.
[4] Cfr.
Esercizi spirituali, n. 233.
[5] S.
Ignazio di Loyola, op. cit.: “nostra Signora con il santo Bambino
Gesù” (n. 10), “una cosa … che gli
pareva che in qualche modo avesse forma di serpente e avesse molte cose che
brillavano come occhi, ma non lo erano” (n. 19), “Santissima Trinità sotto forma di tre tasti”
(n. 28), “il modo con cui Dio aveva creato il mondo: gli sembrava di vedere
una oca bianca, dalla quale uscivano raggi e con quale Dio faceva luce”, “vide con gli occhi interiori come dei raggi
bianchi che scendevano dall’alto ... ciò che egli vide chiaramente con
l’intelletto era come Gesù Cristo nostro Signore fosse presente in quel
Santissimo Sacramento”, “vedeva con gli occhi interiori l’umanità
di Cristo; la figura che gli appariva era come un corpo bianco non molto grande
né molto piccolo, senza, però, vedere distinzione alcuna di membra l'umanità di
Cristo”, “Ha visto pure Nostra Signora allo stesso modo, senza
distinzione di membra” (n. 29); “cominciarono
ad aprirglisi gli occhi della mente: non è che avesse una visione, ma capì e
conobbe molte cose, sia delle cose spirituali che delle cose concernenti la
fede e le lettere, e questo con un'illuminazione così grande che tutte le cose
gli apparivano come nuove... una grande luce nell'intelletto”, “lì gli apparve quella visione che molte volte gli
era apparsa, e che mai era riuscito a comprendere, cioè quella cosa di cui già
sopra si è parlato e che gli sembrava molto bella, con molti occhi. Ma ora,
stando davanti alla croce, vide bene che quella cosa così bella non aveva più
il colore di prima, ed ebbe una chiarissima conoscenza, accompagnata da un
grande assenso della volontà, che quello era il demonio” (nn. 30-31); “Cristo nel modo in cui di
solito gli appariva, come abbiamo detto sopra” (n. 41); “Gli sembrava di vedere una cosa rotonda e grande,
come se fosse d'oro” (n. 44); “ricevette
grande consolazione dal nostro Signore: gli sembrava di vedere continuamente
Cristo sopra di sé” (n. 48); “grande consolatione et sforzo
spirituale con tanta allegrezza, che comincio a gridare per quei campi et
parlar con Dio” (n. 79); “hebbe molte
visioni spirituali… hebbe grandi visitationi spirituali, di quelle che soleva
havere stando in Manressa” (n.
95); “ha sentito tal mutatione
nell'anima sua, et ha visto tanto chiaramente che Iddio Padre lo metteva con
Cristo, suo figliuolo, che non gli basterebbe l'animo di dubitare di questo,
senonché Iddio Padre lo metteva col suo figliuolo” (n. 96);“Cristo
come sole” (n. 99); “Dio Padre, alle volte tutte le tre Persone della
Trinità, alle volte la Madonna che intercedeva, alle volte che confirmava”
(n. 100).
[6] Per quanto riguarda la lettura dell’Autobiografia
alla luce delle visioni di Ignazio, rimando al mio saggio: Cristo come sole. L’Autobiografia di s. Ignazio di
Loyola alla luce delle “visioni.
[7] Costituzioni, nn. 134-135, in Gli Scritti di Ignazio di Loyola
(ed. M. Gioia), Edizioni UTET, Torino.
[8] Nadal, Adhort.
in Hispania, 1544, in MHSI, Nadal Comm. de Inst., p. 83, n. 118.
[9] Nadal, Annot.
in Ex., in MHSI, Nadal Comm. de Inst., p. 139, n. 14.
[10] Ibidem, n. 17.
[11] Nadal, Exhort.
Colonienses, in MHSI, Nadal Comm. de Inst., p. 791, n. 29.
[12] Ibidem, p. 785, n. 13.
[13] Congregazione Generale
XXXIII, d. I, n. 10.