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Chiara Lubich e gli Esercizi spirituali
di s. Ignazio di Loyola

 

 

 

 

 

 

 

 

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20 maggio. 1

 

21 maggio. 2

 

22 maggio  2

 

27 maggio. 3

 

4 giugno. 4

 

11 giugno  4

 

 

 

C. Lubich, «Diario 1964-65», Città Nuova, Roma 1985, pp. 59-67.

C. Lubich, «Cristo dispiegato nei secoli», Città Nuova, Roma 1994, pp. 82-85.

 

 

 

18 maggio

 

Il Giornale dell’anima di Papa Giovanni mia ha messo il desiderio in cuore di conoscere gli Esercizi spirituali di s. Ignazio, così come li ha scritti lui. Per puro caso – non so chi li abbia portati in casa mia – li ho trovati, tra i pochi libri. Che sia proprio volontà del Signore trovare ora Dio in questo preziosissimo capolavoro?

 

20 maggio

 

C’è negli Esercizi spirituali di s. Ignazio una definizione della «desolazione», che è una «consolazione», per l’anima che si trova in questo stato, al solo leggerla. È preceduta da una definizione della consolazione.

 

«Chiamo consolazione quando nell’anima si produce qualche mozione interiore, con la quale l'anima viene ad infiammarsi nell’amore del suo Creatore e Signore, e, per conseguenza, quando non può amare in sé nessuna cosa creata sulla faccia della terra, ma tutte nel loro Creatore. Così pure quando versa lacrime che la muovono all'amore del suo Signore, sia per il dolore dei suoi peccati, o della Passione di Cristo Nostro Signore, o per altre cose direttamente ordinate al suo servizio e alla sua lode. Finalmente chiamo consolazione ogni aumento di speranza, fede e carità, e ogni letizia interiore che chiama e attrae alle realtà celesti e alla salvezza dell'anima, quietandola e pacificandola nel suo Creatore e Signore.

 

«… Chiamo desolazione tutto il contrario… come oscuramento dell'anima, turbamento in essa, mozione verso le cose basse e terrene, inquietudine di varie agitazioni e tentazioni, che muovono a diffidenza, senza speranza, trovandosi (l’anima) tutta pigra, tiepida, triste e come separata dal suo Creatore e Signore. Perché, come la consolazione è contraria alla desolazione, così i pensieri che sorgono dalla consolazione sono contrari a quelli che sorgono dalla desolazione.

 

La «desolazione» è un nome che assomiglia molto a «Desolata». Occorre essere pronti ad esser provati con queste «desolazioni» forse, per esser coerenti al nostro «cercare la Desolata».

 

 

21 maggio

 

Continuo a leggere – durante la meditazione – gli Esercizi spirituali di s. Ignazio. Ho l’impressione di avere un tesoro nelle mani. Penso che anche i focolarini dovranno conoscerli a fondo. Naturalmente vanno spiegati, perché non si pensi di uscire con essi dalla nostra linea spirituale. Se i discorsi, infatti, riguardanti la nostra spiritualità, risultarono per noi e risultano ogni giorno per molti l’occasione decisiva, alle volte, per la conversione, il focolarino – in quanto tale – ha il dovere annuale degli esercizi spirituali.

 

Ed è proprio della nostra spiritualità, come ho già detto altre volte, imparare dai santi, farci figli di essi, per partecipare del loro carisma.

 

È magnifico: ogni tanto Dio ci fa incontrare un santo, specializzato in un dato aspetto della vita cristiana, per aiutarci e sottolinearci con un’altra luce la vita che l’Eterno ha pensato per noi e che è contemplata nello Statuto.

 

Così è stato per la meditazione quando abbiamo conosciuto s. Teresa d’Avila.

 

 

22 maggio

 

Da s. Ignazio ho appreso cose meravigliose.

 

I suoi Esercizi spirituali sono un vero metodo, ispirato da Dio, per chiamare a raccolta tutte le facoltà dell’anima e far prendere per ora e per il futuro delle decisioni serie, adatte anche alle anime più delicate, onde siano al servizio di Dio e si pongano in condizioni favorevoli allo sviluppo d’una solida santità…

 

Inoltre, ieri, nei pochi brani che ho letto, ho visto come per s. Ignazio fosse di grande importanza vivere l’attimo presente che s. Caterina da Genova chiamava il «momento di Dio».

 

Ho imparato che un sistema per far bene le pratiche di pietà è quello di dar ad esse il tempo stabilito e prolungarlo per qualche minuto, qualora si fosse portati a diminuirlo. Tutto ciò perché coloro che fanno le pratiche di pietà raccorciate finiscono coll’essere soddisfatti di esse e magari col trascurarle. Mentre, prolungando un po’ il tempo, dice s. Ignazio, ci si avvezza «non solo a vincere l’avversario, ma a prostrarlo».

 

Durante gli esercizi poi s. Ignazio non vuole che si influisca sulle anime per scegliere uno stato o l’altro, ma che si lasci a Dio di manifestare la sua volontà nell’anima.

 

Anche il nostro Ideale insegna a comportarsi così coll’indifferenza verso lo stato (verginità o matrimonio, ecc.), ma con tutto lo zelo perché le anime facciano bene la divina volontà.

 

Infine s. Ignazio insiste sul distacco dal proprio lavoro o ufficio, qualora a questo ci si sentisse legati.

 

Anche noi, se viviamo il nostro spirito, avremo un solo grande amore: Dio, e per Lui tutte le creature.

 

Ho trovato dunque un nuovo amico: s. Ignazio che mi conferma la mia vita e offre a me e a noi uno dei migliori frutti del dono che ha ricevuto da Dio non solo per sé, ma per molti: gli Esercizi spirituali.

 

Avverto che Dio ce lo ha messo accanto perché sia annoverato fra i santi che dobbiamo venerare come nostri protettori: s. Teresa, s. Chiara, s. Francesco, s. Benedetto, s. Caterina, s. Giovanni Bosco, ecc., tutti quelli che via via sembra si siano accostati alla nostra Opera per incoraggiarla, illuminarla, aiutarla.

 

 

27 maggio

 

Negli Esercizi spirituali di s. Ignazio ho visto come, nella seconda settimana, egli voglia che si contempli Gesù nel suo mistero dell’incarnazione, in maniera da pensarlo uomo, così come era qui sulla terra, e un po’ come anch’io l’ho immaginato quando sono stata in Terra Santa.

 

Ha ragione: perché Gesù, essendosi fatto uomo, non è lontano da noi, ed è nostro dovere ricordarlo così com’era in terra. Lo si impari ad amare di più e si applichino tutte le facoltà e persino i sensi in questa contemplazione.

 

 

4 giugno

 

S. Ignazio sottolinea che è tanto importante, prima d’entrare nell’orazione, riposare un po’ lo spirito, sedendo passeggiando…

 

È vero; non si può affrontare ogni volta l’orazione senza un po’ d’attesa, anche se quello che abbiamo fatto fosse nella sua volontà. Occorre prepararvisi. Ma che spavento si prova alle volte al vedere, iniziando la preghiera, che si deve «sterzare» l’anima per orientarla a Te. Che cos’è, mio Dio, che ci separa ancora da Te? Ha ragione s. Ignazio a dire che occorre «esercitarsi» nello spirito come un atleta lo fa con il corpo. E per noi, al fine di non moltiplicare le pratiche di pietà, basta essere ogni istante la «Parola di Vita» viva.

 

 

11 giugno

 

Ho finito gli Esercizi spirituali di s. Ignazio. Riporto qui alcune «regole per sentire conforme allo spirito della Chiesa militante, o le regole dell’ortodossia cattolica».

«… Dobbiamo tener l’animo apparecchiato e pronto a ubbidire in tutto alla vera Sposa di Cristo nostro Signore, che è la nostra Santa Madre Chiesa gerarchica.

«… lodare il confessarsi al sacerdote e il ricevere il Santissimo Sacramento…

«… lodare il sentir Messa frequentemente; così pure i canti, i salmi e le lunghe preghiere in chiesa e fuori;

«… lodare molto gli Ordini religiosi, la verginità e la continenza…

«… lodare i voti di religione, di obbedienza, di povertà, di castità…

«… lodare le reliquie dei santi, venerando quelle e pregando questi;

«… lodare le ordinazioni circa i digiuni e astinenze… così pure le penitenze, non solo interne, ma anche esterne.

«… lodare ornamenti e edifici di chiese; similmente immagini, e venerarle secondo quello che rappresentano.

«… lodare finalmente tutti i precetti della Chiesa…

«… dobbiamo esser più pronti ad approvare e lodare tanto le leggi e le raccomandazioni, quanto le usanze dei nostri superiori;

«… lodare la dottrina positiva e scolastica…

«… dobbiamo guardarci dal fare confronti tra coloro che sono in vita e i beati passati; perché non poco si sbaglia in questo, cioè nel dire: “costui ne sa più di s. Agostino, è un altro o più che s. Francesco; è un altro s. Paolo in bontà, santità, ecc.”.

«… per esser certi in tutto, dobbiamo sempre ritenere che il bianco che io vedo, creda che sia nero, se la Chiesa gerarchica così determina, credendo che tra Cristo nostro Signore, Sposo, e la Chiesa, sua Sposa, è lo stesso Spirito che ci governa e regge per la salvezza delle anime nostre, perché la nostra Santa Madre Chiesa è retta e governata dal medesimo Spirito e Signor Nostro, che diede i dieci comandamenti…

«… sebbene si debba stimare sopra ogni cosa il molto servire a Dio nostro Signore per puro amore, dobbiamo tuttavia lodare molto il timore di sua divina Maestà; perché non soltanto il timore filiale è cosa pia e santissima, ma anche il timore servile…».

 

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