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Gli Esercizi
Spirituali di s. Ignazio di Loyola |
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La mia esperienza La mia esperienza “Colui
che dà” e La
“norma” della Gli Esercizi e |
Nella preparazione venne proposto un questionario. Le risposte sono il primo tentativo di ordinare alcuni appunti. Qual è la tua esperienza di Esercizi Spirituali,
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La mia esperienza come “colui che riceve”
La mia esperienza, grazie a Dio, non è stata quella di ascoltare un predicatore. Colui che mi dava gli esercizi (personalmente o in gruppo) raramente parlava più di 30 minuti e non più di due volte al giorno (la mattina e il pomeriggio). Quando poi sono diventato più esperto nel ricevere gli esercizi, bastava anche una sola volta al giorno, magari la sera, o la mattina. Poi distribuivo durante il giorno 4 o 5 tempi di preghiera personale (in camera o in cappella o in altri luoghi), quindi la messa e il colloquio personale. Ho fatto l’esperienza di quanto sia relativo il “contenuto” degli esercizi, cioè di “ciò che dice” o “deve dire” chi dà gli esercizi. Ricordo che a distanza di circa un anno e mezzo ho fatto due volte gli esercizi con la stessa persona. E che in tutte e due le occasioni questo gesuita ha dato gli stessi punti di meditazione. Dico proprio gli stessi, giorno per giorno. Per me sono state due esperienze completamente diverse: la prima travagliata, la seconda serena. E non ho avuto difficoltà a pregare con gli stessi testi, ecc. Così ora per esempio mi preoccupo meno di “cosa devo dire”, perché so che le mie parole sono “relative” a ciò che è la situazione dell’anima di chi mi ascolta, di chi si mette in ascolto del Signore. Va anche detto che gli Esercizi di sant’Ignazio offrono già una linea di “contenuti” che ha la sua grazia “interna”, che va adattata, ecc. ma è un sicuro punto di riferimento. |
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La mia esperienza come “colui che dà”
Chiaramente quando si è trattato di dare io gli esercizi, certamente non sono stato un predicatore. Qualche volta ho inserito, sempre alla luce dell’esperienza fatta, un breve incontro, prima del pranzo, per spiegare qualcosa sul modo di pregare, ecc. Da quando Chiara Lubich ci ha fatto “scoprire” la spiritualità collettiva, inserisco sempre alla sera, dopo cena, un incontro di comunione d’anima (circa un’ora), nella quale invito chi lo desidera a mettere in comunione “il frutto della giornata”, ciò che il Signore ha donato a ciascuno. È un incontro che per qualcuno può sostituire il quinto tempo di preghiera personale. Questo incontro di comunione non sostituisce però il colloquio personale. All’inizio degli esercizi, poi, esplicito sempre in una forma o in un’altra il patto di amore reciproco, per esempio commentando il Presupposto (n. 22) e suggellandolo alla messa. Invito tutti e ciascuno a dire l’un l’altro nel nome di Gesù “ho fiducia in te”. A volte, e secondo le circostanze, propongo che questa parola sia detta solo interiormente. Posso dire che, seguendo le indicazioni di Ignazio, ogni giorno la persona vive, oltre gli strumenti “tradizionali” della spiritualità individuale (il silenzio, il distacco dalle creature, la preghiera personale), un “di più” rappresentato dagli strumenti della spiritualità collettiva: il patto, il colloquio personale e la comunione d’anima che è anche comunione sulla Parola “vissuta” e “pregata” durante il giorno. Ad alcuni gruppi ho proposto anche l’ora della verità (correzione fraterna). Per esempio ai responsabili della CVX (Comunità di Vita Cristiana) di Reggio Calabria. Nel programma l’ho inserita alla fine degli esercizi, l’ultima sera, quando si erano create le condizioni interiori ed esteriori. Ho letto come introduzione un testo di Chiara Lubich sull’ora della verità e un testo di Ignazio sulla correzione fraterna, in modo tale da far vedere che non si tratta di “sostituire”, ma di “rinnovare” ciò che già c’è. Poi abbiamo seguito il metodo proposto da Chiara Lubich, dato che su questo punto Ignazio non propone delle modalità particolari. |
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Quali sono i valori più rilevanti della tradizione
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“Colui che dà” e “colui che riceve” gli esercizi
[1] Anotaciones para tomar alguna inteligencia
en los ejercicios espirituales que se siguen, y para ayudarse, asi el que los
ha de dar como el que los ha de recibir. [1] Annotazioni per prendere
qualche intelligenza negli esercizi spirituali che si seguono, e per
aiutarsi, così colui che li deve dare come colui che li deve ricevere. Ignazio non parla negli Esercizi di uno che predica e un altro che ascolta, di uno che insegna e un altro che fa. Egli parla di “uno che dà” e “uno che riceve”. Egli sottolinea fortemente e discretamente, come è nel suo stile, la dinamica trinitaria che sta sotto tutta l’esperienza degli Esercizi Spirituali. Il riflessivo (aiutarsi) e la distinzione (così… come) normalmente vengono letti solo in chiave individuale, come se queste annotazioni fossero date a uno e all’altro in modo separato, in modo tale che ciascuno dei due si aiuti da sé solo. Ora questo senso sarebbe l’unico valido per questa frase, se il numero delle persone fosse uno. Ma qui le persone sono due. Il riflessivo, quando è associato ad un plurale, esprime anche la relazione reciproca che intercorre tra i “due o più”. Va anche detto che se Ignazio avesse voluto sottolineare soltanto la dimensione individuale, avrebbe potuto distinguere chiaramente due gruppi separati di annotazioni, uno per chi dà e uno per chi riceve. Invece Ignazio le mette tutte insieme. Ignazio quindi mette subito i
due “protagonisti” degli esercizi nella prospettiva dell’unità, che viene
prima, e nella distinzione. Egli indica
loro come relazionarsi l’uno all’altro, affinché tra loro durante gli Esercizi ci sia l’amore reciproco e
quindi Colui che realmente dà e riceve gli esercizi, Gesù in mezzo.
“Dare” e “ricevere”, quindi l’amore reciproco, quindi un’esperienza di esercizi
che è ecclesiale, perché vissuta dalla sua “cellula” fondamentale: “Dove
sono due o più riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro” (Mt
18,20). Le annotazioni quindi possono essere lette anche in chiave comunitaria. E lo devono essere, per garantire la ecclesialità di questa esperienza e affinché siano di aiuto a coloro che desiderano dare e ricevere gli esercizi alla luce di una spiritualità comunitaria e collettiva. |
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La “norma” della relazione tra “colui che dà” e
“colui che riceve”
[22] Prosupuesto. Para que así el que da los
ejercicios espirituales, como el que los recibe, más se ayuden y se
aprovechen, se ha de presuponer que todo buen cristiano ha de ser más pronto
a salvar la proposición del prójimo que a condenarla; y si no la puede
salvar, inquira cómo la entiende; y, si mal la entiende, corríjale con amor;
y si no basta, busque todos los medios convenientes para que, bien
entendiéndola, se salve. [22] Presupposto. Affinché
così colui che dà gli esercizi spirituali, come colui che li riceve, più si
aiutino e si servano nel trovare frutto (si sfruttino), si deve presupporre
che ogni buon cristiano deve essere più pronto a salvare l'affermazione del
prossimo che a condannarla; e se non la può salvare, indagherà in che modo la
intende; e, se la intende male, lo corregga con amore; e se non basta, cerchi
tutti i mezzi convenienti affinché, intendendola bene, si salvi. Anche in questo testo, al quale si fa riferimento moltissime volte anche fuori degli Esercizi, troviamo l’amore reciproco come base degli esercizi. Anche qui il riflessivo va letto nella linea della reciprocità, dell’unità e della distinzione. |
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Ti sembra di aver usato un metodo particolare
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Gli Esercizi
spirituali e la spiritualità
dell’unità
A livello di contenuti, normalmente seguo la linea delle meditazioni così come sono proposte da Ignazio negli Esercizi, adattandole alla persona o al gruppo. A volte, insieme alla meditazione o contemplazione, offro alcuni brani di altri testi ignaziani (Autobiografia, Costituzioni, Lettere, ecc.) per far vedere alla persona “la vita che c’è sotto”, cioè come quelle parole hanno una radice nella vita di Ignazio, o meglio, nell’azione di Dio in lui. Ancora più profondamente, seguo una “linea ideale”, quella che ho intuito durante i miei esercizi del 1993 in preparazione al diaconato. Ho capito che gli Esercizi sono il cammino di “Gesù obbediente affinché tutti siano uno”. Dove “Gesù obbediente” è il Gesù “di Ignazio” che vive il carisma dell’obbedienza avendo come radice e scopo l’unità.
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