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by Paolo Monaco sj

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Arrupe

L’ispirazione trinitaria
del carisma ignaziano

Conferenza di Pedro Arrupe sj (1980)

 

 

 

 

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tretasti

Introduzione  -  Indice  -  Testo completo

 

 

 

 

«El modo nuestro de proceder»
(Il nostro modo d’agire) - 1979

 

Radicati e fondati nella carità (1981)

 

 

 

 

INTRODUZIONE

 

1. Quando lo scorso anno 1979 accettai l’invito del Centro Ignaziano di Spiritualità a chiudere il suo Corso Ignaziano, scelsi come tema della mia conferenza la frase che per Ignazio e i suoi primi compagni condensava l’applicazione pratica del carisma della Compagnia: «Nuestro modo de proceder» (il nostro modo d’agire)[1]. La tesi che vi esposi è che una retta comprensione e applicazione del ‘nostro modo d’agire’ permette alla Compagnia attuale, in una linea di continuità storica, di raggiungere il doppio obiettivo che il Concilio Vaticano Il ha fissato per gli Istituti religiosi: il ritorno alle fonti del proprio carisma e, nello stesso tempo, l’adattamento alle mutate condizioni dei tempi[2]. Mi fa piacere poter dire che, a giudicare dalle notizie che mi giungono da tutte le parti della Compagnia, quelle riflessioni hanno aiutato, non pochi gesuiti a procedere in quel rinnovamento, a cui ci invitava il Concilio e su cui ha insistito la CG 32a.

 

2. «Nuestro modo de proceder» (il nostro modo d’agire) partiva dal carisma ignaziano per scendere, attraverso vari livelli di applicazione, a «le mutate condizioni dei tempi». Oggi, muovendo ugualmente dal carisma di Ignazio, cerco di percorrere un cammino inverso, risalendo verso l’alto, fino al supremo e originario punto di partenza: le esperienze vitali ignaziane da cui tutto procede e che sono le uniche che possono spiegarci, in quanto realtà ultime, sia la figura spirituale di Ignazio che le linee maestre del suo carisma di fondazione. In una parola: la sua intimità trinitaria.

 

3. Mi propongo perciò di analizzare brevemente le sue esperienze spirituali più importanti (presso il Cardoner a Manresa, nella cappellina della Storta all’ingresso di Roma, il suo Diario spirituale) per porre in rilievo la relazione tra il contesto trinitario di queste esperienze vitali e la maturazione nel pensiero di Ignazio dell’idea germinale della Compagnia. Poi mi soffermerò su alcuni concetti che in queste illuminazioni trinitarie sono maggiormente esplicitati e, infine, indicherò qualche altro elemento che, secondo la teologia, può ricevere dalla Trinità la sua più alta illuminazione. Questo procedimento mentale ha un chiaro precedente ignaziano. Nel suo Diario spirituale vediamo come egli cerca la propria luce alternativamente «fissando lo sguardo al cielo o scendendo al senso letterale o fermandosi a metà strada tra i due»[3], vale a dire: sentendosi immerso nella luce trinitaria o afferrandosi alla realtà terrestre delle cose o restando a metà strada, con Gesù il mediatore che allaccia e riunisce gli estremi.

 

4. Nelle pagine che seguono non tutto ciò che dirò sarà nuovo. I biografi di sant’Ignazio e gli specialisti della sua spiritualità, chi più chi meno, e da diversi punti di vista hanno trattato ripetutamente questo tema. Però non so se la matrice trinitaria del carisma ignaziano è presente nei gesuiti di oggi con sufficiente chiarezza e forza e io mi sento spinto, quasi intimamente obbligato, a fare in modo che lo sia realmente. Credo che né il modo de proceder (modo d’agire), né il carisma fondamentale della Compagnia possano essere compresi e posti pienamente in luce, se non arriviamo fino al principio di tutto: fino alla Trinità. Nel ritorno alle fonti che ci chiede il Concilio Vaticano Il la Compagnia non si può fermare fino a che non è giunta a questo livello. Solo alla luce dell’intimità trinitaria di Ignazio può essere compreso il carisma della Compagnia e può essere accettato e vissuto da ogni gesuita, non perché è un compito storico che ha la sua origine nell’intuizione, riflessione e capacità legislativa e di ispirazione di un uomo, anche se è un genio, ma perché, per un disegno della Provvidenza che deve riempirci a un tempo di umiltà e fedeltà, sappiamo che è una vocazione ispirata dalla contemplazione dei più alti misteri.

 

 

INDICE

 

INTRODUZIONE

1-4 Relazione con il «nostro modo d agire» - Importanza del tema

 

I - IL PRINCIPIO DI TUTTO. IL CARDONER: LA CHIAMATA (1522)

5-9 Processo previo

10-11 Quell’«illuminazione così grande» 

12-17 Natura e contenuto della grazia

18 Significato e conseguenze

19 Trasformazione di Ignazio

20-21 Discrezione degli spiriti

22-23 Influenza sugli Esercizi

24 «Praenotio Instituti»

 

II - FRA IL CARDONER E LA STORTA (1522-1537)

25-26 Verso il servizio apostolico: la conquista

27 Il discernimento come mezzo

28-29 Montmartre

30-34 Gli studi

35 L’ordinazione sacerdotale

 

III - LA STORTA: ACCETTAZIONE E CONFERMA

36-38 La strada di Roma

39-40 I due racconti

41-44 Il significato di «messo con il Figlio»

45 Il contesto comunitario

46 Il nome di Gesù

47-49 Le tappe successive

50 Ignazio davanti alla Trinità

 

IV - IL CULMINE TRINITARIO: IL DIARIO (FEBBRAIO 1544-FEBBRAIOIS45)

51-53 Generale e legislatore

54-56 Il Diario

57-59 Il problema

60-63 Lo sviluppo

 

V - ALLA LUCE TRINITARIA: IL CARISMA IGNAZIANO

64-65 La presenza costante

72 Servizio e missione

73-75 Umiliazione e croce

76-78 Azione e contemplazione

79-80 L’ascetica ignaziana

 

VI - LA RICERCA COSTANTE

81-82 Un carisma in sviluppo

83-88 Persona

89-95 Povertà e dono di sé

96-102 Comunità

 

VII - ALLA COMPAGNIA DI OGGI (103 - 108)

 

VIII - INVOCAZIONE ALLA SANTISSIMA TRINITÀ (109)

 

 

Inizio

 

 

 

 



[1] «Questo Istituto o modo d’agire, come lo chiama il Padre Ignazio...»: NADAL, 3a Predica di Alcalà (1561), in Comm. de Inst. 304.

[2] Perfectae Caritatis n. 2.

[3] Diario, 7 marzo 1544.