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by Paolo Monaco sj

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Ignaziana

Il patto fondativo della Compagnia di Gesù

Comunione e reciprocità all’origine dei gesuiti

 

 

 

 

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della spiritualità
ignaziana

 

Riporto il paragrafo sulla nascita della
Compagnia di Gesù, scritto da F. Ciardi,
contenuto nel libro: Il Patto del ’49
nell’esperienza di Chiara Lubich
,
Città Nuova, Roma 2012, pp. 88-89.

 

 

Il patto tra persone da cui nasce
una comunità carismatica

 

Alle origini delle comunità carismatiche vi è spesso un altro tipo di legame che coinvolge i primi membri o un gruppo di loro. Esso non riguarda direttamente la santificazione personale quanto piuttosto la fondazione della comunità e la realizzazione della sua missione, anche se, come nel caso di Sales e Chantal, i due tipi di esperienze possono coincidere. Soltanto alcuni brevi accenni storici del periodo della modernità[1].

 

I “voti” all’inizio della Compagnia di Gesù

 

Il cammino di fondazione della Compagnia di Gesù è segnato da un crescente rapporto di carità e di unità tra i futuri primi membri, premessa e condizione per il discernimento di quello che Dio vuole da quel gruppo di studenti parigini. Essi si lasciano guidare da Lui verso una inedita esperienza carismatica mediante una serie di “voti” che esprimono l’impegno personale e insieme pongono in atto e sostengono la «medesima determinazione»[2].

 

Il voto del 15 agosto 1534 a Montmartre, pronunciato in un contesto eucaristico, è frutto di un’intensa vita di comunione e insieme la suggella e la approfondisce, al punto che si può affermare che la Compagnia nasce sulla base di questo amore scambievole e della conseguente unità tra i membri[3].

 

Un’altra determinante decisione, presa insieme a Roma nel 1539, è quella di unirsi «strettamente in un solo corpo», nella costatazione che Dio stesso aveva già operato tra loro l’unità: «Il Signore […] ha voluto adunare e unire insieme noi…». Nelle Deliberazioni redatte da Ignazio in quel periodo leggiamo: «Non dobbiamo spezzare questa unione e comunità voluta da Dio; dobbiamo anzi mantenerla salda e rafforzarla, stringendoci in un solo corpo, attenti e premurosi gli uni verso gli altri, in vista del bene maggiore delle anime»[4].

 

Frutto di questi voti, impegni e comune discernimento fu non soltanto la nascita della Compagnia, ma anche la convinzione che essa sarebbe stata normata dalla carità, come scrive Ignazio nel Proemio alle Costituzioni: «l’aiuto più efficace per raggiungere questo fine proviene, più che da ogni altra costituzione esterna, dall’intima legge della carità e dell’amore che lo Spirito Santo scrive ed imprime nei cuori». E in un altro testo leggiamo: «La Compagnia, infatti, non può conservarsi, né reggersi e neppure, perciò, raggiungere il fine al quale tende a maggior gloria di Dio, se i suoi membri non stanno uniti tra di loro e con il proprio capo[5].

 

Per approfondire:

Il patto negli strumenti della spiritualità di comunione nel carisma ignaziano

 

 

Inizio

 



[1] Per ragioni di brevità iniziamo con l’esperienza ignaziana che segna notevolmente il cammino delle successive comunità carismatiche. Si potrebbe seguire un excursus a ritroso molto fecondo; basterà ricordare la prima comunità francescana, il nascere di quella circestense, fino a quella benedettina, agostiniana, basiliana, pacomiana.

[2] Si tratta del voto di Montmartre a Parigi, della scelta del nome a Vicenza e a Roma, della decisione di fondare la Compagnia (Roma), della professione solenne che conclude l’itinerario.

[3] Ricordando la convivenza con Ignazio al Collegio di Santa Barbara a Parigi, Pietro Favre annota: «Vivevamo sempre insieme, ripartendo la camera, la mensa, la borsa […]. Così fu che divenimmo una cosa sola nei desideri, nella volontà e nel fermo proposito di scegliere la vita che ora teniamo tutti noi, i quali facciamo o faremo parte di questa Compagnia, di cui io non sono degno. […] Così in tale familiarità passammo insieme quasi quattr’anni, e mantenevamo lo stesso atteggiamento d’animo pure con gli altri». Parlando in particolare del 15 agosto e delle celebrazione dei suoi anniversari, mette in risaldo la profonda unità che tutti li legava: «Avevamo la medesima determinazione […]. Nell’anniversario, i due anni seguenti, ritornammo tutti in quel luogo con lo stesso proposito, per confermare la determinazione presa: e ci trovammo ogni volta ad averne un grande accrescimento di spirito» (P. Favre, Memorie spirituali, Piemme, Casale Monferrato 1990, pp. 18.19.22-23; testo originale in MI FN I, pp. 32-33.34.39).

[4] I. di Loyola, Deliberazione dei primi padri, in Id., Gli scritti, ADP, Roma 2007, p. 484; testo originale in MI Const. I, p. 3.

[5] Id., Costituzioni della Compagnia di Gesù, in op. cit., pp. 653.847.