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by Paolo Monaco sj

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Ignaziana

Gli strumenti della spiritualità di comunione
nel carisma ignaziano

 

 

 

 

IL PATTO
DI AMORE

RECIPROCO.
1

Montmartre

Deliberazione 1

Oblazione 2

Esercizi

Costituzioni 3

Epistolario

 

LA COMUNIONE
D’ANIMA.
5

Esercizi 6

Costituzioni 6

Ai Padri inviati
a Trento.
6

 

LA COMUNIONE
DELLE ESPERIENZE

DELLA PAROLA

DI VITA.
6

Lettera 6

 

L’ORA DELLA
VERITÀ

Esercizi

Costituzioni 7

Ai Padri inviati
a Trento.
7

 

IL COLLOQUIO. 7

Esercizi 7

. 8Costituzioni 8

Chiara Lubich, presentando gli strumenti della spiritualità di comunione, ha riportato un brano di una lettera di s. Ignazio a proposito della “comunione delle esperienze della Parola di vita” (Santità di popolo, Città Nuova, Roma 2001, pp. 29-30).

 

Incoraggiato da questa citazione ho cercato nel carisma ignaziano gli altri strumenti: il patto di amore reciproco, la comunione d’anima, l’ora della verità e il colloquio.

 

 

IL PATTO DI AMORE RECIPROCO

 

Il voto di Montmartre.

Il primo patto.

Parigi, 15 agosto 1534.

 

 

Ignazio di Loyola, Gli scritti, ed. M. Gioia, UTET, Torino 1977, p. 705.

MI FN I, n. 85, p. 480.

 

85. (…) Et già a questo tempo erano tutti deliberati di quello che havevano da fare, cioè: di andare a Venetia et a Hierusalem et spender la vita sua in utile delle anime; et se non gli fosse data licentia di restare in Hierusalem, ritornarsene a Roma et presentarsi al vicario di Cristo, acciò gli adoperasse dove giudicasse esser' più a gloria di Dio et utile delle anime. Havevano anchora proposto di aspettare un'anno la imbarcatione in Venetia; et non essendo quell'anno imbarcatione per Levante, che fossero liberati dal voto di Hierusalem et andassero al papa etc. Alla fine il pelegrino si lasciò persuadere dalli compagni, perché anchora quelli che erano spagnuoli haueuano a far alcuni negotii, li quali lui poteva expedire. Et lo accordo fu che, dapoi che lui si trovasse bene, andasse a far' li negotii loro, et poi passasse a Vinetia, et là aspettasse li compagni[1].

 

 

Il patto. 1

La comunione
d’anima. 5

La comunione
delle esperienze
della parola
di vita. 6

L’ora della
verità

Il colloquio. 7

Inizio

Pietro Favre, Memorie spirituali, ed. G. Mellinato, PIEMME, Casal Monferrato 1990, pp. 17-18.19.22-23.

MI FN I, nn. 8.10.15, pp. 32-33.34.36-39.

 

8. Quell’anno venne Ignazio ad alloggiare nello stesso Collegio di Santa Barbara e nella medesima nostra stanza, poiché voleva seguire il corso di arti, a incominciare dal seguente San Remigio. Ed era lo stesso maestro di cui ho detto sopra a prendesi carico di lui. Benedetta in eterno la provvidenza divina, che ordinò le cose in tal modo per mio bene e salvezza. Avendo infatti disposto Dio che fossi io ad insegnare a quel sant’uomo, mi riuscì prima di entrare nelle sue confidenze su questioni esteriori e poi su quelle interiori. Vivevamo sempre insieme, ripartendo la camera, la mensa, la borsa; e poi egli mi era insegnante di vita spirituale, dandomi possibilità di ascendere alla conoscenza della volontà divina e della mia propria. Così fu che divenimmo una cosa sola nei desideri, nella volontà e nel fermo proposito di scegliere la vita che ora teniamo tutti noi, i quali facciamo o faremo parte di questa Compagnia, di cui io non sono degno.

 

10. (…) Così in tale familiarità passammo insieme quasi quattr’anni, e mantenevamo lo stesso atteggiamento d’animo pure con gli altri.

 

15. In quello stesso anno, il giorno della Madonna d’agosto, tutti noi che avevamo la medesima determinazione e avevamo fatto gli Esercizi (ad eccezione di maestro Francesco, che pur avendo gli stessi propositi gli Esercizi non li aveva ancora fatti), ce ne andammo alla Chiesa di Santa Maria detta di Montmartre presso Parigi, a pronunciarvi ciascuno il voto di andare a Gerusalemme entro un determinato tempo; dopo di esser ritornati di lì, di metterci sotto l’obbedienza del Pontefice Romano, e ancora, dopo un certo giorno stabilito, lasciare partenti e reti, fatta eccezione del necessario sostentamento. Noi che allora ci riunimmo per la prima volta eravamo Ignazio, maestro Francesco, io Favre, maestro Bobadilla, maestro Laínez, maestro Salmerón e maestro Simone. Jay non era ancora venuto a Parigi; invece maestro Giovanni e Pascasio non erano ancora stati presi con noi. Nell’anniversario, i due anni seguenti, ritornammo tutti in quel luogo con lo stesso proposito, per confermare la determinazione presa: e ci trovammo ogni volta ad averne un grande accrescimento di spirito. In quegli anni, o meglio nell’ultimo, si erano già uniti a noi maestro Jay, maestro Giovanni Codure e maestro Pascasio[2].

 

 

Il patto. 1

La comunione
d’anima. 5

La comunione
delle esperienze
della parola
di vita. 6

L’ora della
verità

Il colloquio. 7

Inizio

Giacomo Laynez, Epistola Patris Laynez de p. Ignatii, MI, FN I, MHSI, Roma 1943, n. 30, pp. 102-104.

 

30. (…) E lì ci confermammo, parte nell’orazione e confessione e comunione frequente; parte con gli studi, che erano di cose sacre; parte con l’aver fatto voto di dedicarsi al servizio del Signore, in povertà, cominciando dal tempo detto; e questo voto rinnovando e confermando ciascuno una volta il giorno di nostra Signore di Agosto in santa Maria de Monte Martyrum, dove prima lo facemmo, dopo la confessione e comunione; e così dopo lo confermavamo, fermandoci dopo lì per mangiare in carità. Ciò che anche continuavamo durante l’anno; perché di tanto in tanto andavamo con le nostre porzioni a mangiare a casa di uno, e dopo a casa di un altro. Cosa che, insieme col visitarci spesso e riscaldarci, credo che aiutasse molto a mantenerci. In questo tempo il Signore specialmente ci aiuto pure nelle lettere, nelle quali facemmo un medio profitto, indirizzandole sempre a gloria del Signore e a utilità del prossimo, come nel tenerci [La traduzione è mia].[3].

 

 

 

Giovanni Alfonso Polanco, Summarium hispanium de origine et progressu Societatis Iesu, in MI, FN I, MHSI, Roma 1943, nn. 55.65, pp. 184.190.

 

55. Ahora estos compañeros determinados como es dicho, estando ahí Iñigo se establecieron en su propósito y conservaron en este modo. Primeriamente todos ellos hicieron voto en Sta. Maria de Monte Mrtyrum de dedicarse al servicio del Señor en perpetua pobreza. Y cada año, el día de Sta. María de Agosto, confirmaban este su voto, yendo allá todos juntos, después de se haber confesado y comunicado. El 2° medio era de la conversación de unos con otros, juntándose no sólo el día della confrimación, per entre año, aunque ellos vivian en diversas partes, ahora en casa de uno, ahora de otro, comiendo juntos en caridad y tratándose; donde nacía mucho amore de unos para otros, y ayudándose y escalentándose unos a otros en lo temporal, ultra de lo spiritual de virtudes y letras, porque quién dellos abundaba en lo uno, quién en lo otro. El 3° medio era el frecuetnar los Santos Sacramentos de confesión y comunión. El 4° de la oración a que se daban, y del mismo estudio, que era de cosas sacras, en el cual todos se aprovecharon no poco, con la divina ayuda, enderezándolos todos a gloria de Dios y ayuda de los prójimos.

 

65. (...) porque algunos años antes de ejecutar su intención, hicieron voto de andar, si pudiesen, a los pies del Papa, Vicario de Cristo, y demandarle licencia para ir a Hieruslame, y quedar allá si hubiese oportunidad, aprovechándose a sí mismo y, si Dios fuese servido, tambin a los otros, fieles y infieles; y si no hubiese oportunidad de ir a Hierusalem dentro de un año, o yendo, de quedar allá, explicaron en su voto que no era su intención obligarse más a la ida de Hierusalem, sino tornar al Papa y hacer su obediencia, yendo donde los mandase, no teniendo intención de hacer congregación, sino de dedicarse en pobreza al divino servicio y de los prójimos, pensando para esto no podían ser mejor enderezados por ninguno mejor que por el Vicario de Jesucristo.[4]

 

 

Il patto. 1

La comunione
d’anima. 5

La comunione
delle esperienze
della parola
di vita. 6

L’ora della
verità

Il colloquio. 7

Inizio

Deliberazione dei primi padri.

La decisione di “stringersi in un solo corpo”.

Roma 1539.

 

Ignazio di Loyola, Gli scritti, ed. M. Gioia, UTET, Torino 1977, pp. 206-212.

MI, Const. I, MHSI, Roma 1934, pp. 1-7

 

[3] Alla prima riunione notturna fu presa in esame la questione: dopo aver offerto e consacrato noi stessi e la nostra vita a Cristo nostro Signore e al suo vero e legittimo Vicario in terra perché egli disponga di noi e ci mandi là dove giudica che noi possiamo portare frutto (...), è più utile che siamo tra noi così strettamente uniti in un solo corpo che nessuna separazione e distanza, per quanto grande, ci possa dividere? O forse questo non è così utile?

 

Perché sia più chiaro con un caso concreto, ecco: adesso il Sommo Pontefice manda due di noi al popolo di Siena; dobbiamo noi prenderci cura di quelli che andranno là, e loro di noi, e mantenerci in contatto reciproco? O dobbiamo non occuparci di loro più che degli altri che non appartengono alla nostra Compagnia?

 

Alla fine decidemmo per la prima alternativa e cioè: dal momento che il Signore nella sua generosa bontà ha voluto adunare e unire insieme noi, così deboli e provenienti da regioni e civiltà tanto diverse, non dobbiamo spezzare questa unione e comunità voluta da Dio; dobbiamo anzi mantenerla salda e rafforzarla, stringendoci in un solo corpo, attenti e premurosi gli uni verso gli altri, in vista del bene maggiore delle anime. Il valore di molti uniti insieme ha certo più vigore e consistenza, per ottenere qualunque arduo risultato, che non se si disperde in più direzioni.

 

In tutto ciò che abbiamo detto e diremo su questi problemi intendiamo attenerci a questo criterio: nessuna cosa vogliamo sostenere di nostra testa o esclusivamente a nostro sentire, ma solo quel progetto che il Signore ispiri e la Sede Apostolica confermi e approvi, di qualunque cosa si tratti.

 

[4] Risolta con chiarezza la prima questione, si passò a un'altra più difficile, che esigeva più accurata riflessione e più illuminata lungimiranza: questa. Noi tutti avevamo già emesso il voto di castità perpetua e il voto di povertà nelle mani del Rev.mo Legato, quando eravamo a Venezia. Ora, sarebbe stato bene emettere il terzo voto, di obbedienza a uno di noi, per poter più sinceramente, con maggiore gloria di Dio e con più merito, compiere in tutto la volontà del Signore nostro Dio e anche tutto quello che, liberamente, voglia e ci comandi Sua Santità, al quale già abbiamo offerto di tutto cuore noi stessi e ogni nostra volontà, intelligenza e capacità? (…)

 

[8] Per molti giorni dibattemmo moltissimi aspetti del problema in un senso e nell'altro per giungere a una soluzione, sempre analizzando e ponderando le motivazioni più importanti e stringenti e dedicandoci, come di consueto, all'orazione, alla meditazione, alla riflessione. Infine, con l'aiuto del Signore, giungemmo a questa conclusione espressa a giudizio e voce unanime, e proprio senza alcun dissenso: per noi è più opportuno, anzi è necessario prestare obbedienza a uno di noi per attuare meglio la nostra aspirazione originaria di compiere in tutto la volontà di Dio; per conservare più sicuramente la nostra Compagnia; infine per provvedere convenientemente, nei casi particolari, alle attività spirituali e agli affari temporali.

 

[9] Su questo problema e su altri, seguendo sempre per ogni questione lo stesso modo di procedere attraverso separato esame di una proposta e della contraria, ci trattenemmo quasi tre mesi, da metà quaresima alla festa di S. Giovanni Battista. In quel giorno (ma prima di definire e di decidere avevamo messo come base austere veglie e preghiere e fatiche mentali e fisiche) ogni questione fu conclusa e definita, con benevolenza reciproca e unanime cordiale consenso[5].

 

 

Il patto. 1

La comunione
d’anima. 5

La comunione
delle esperienze
della parola
di vita. 6

L’ora della
verità

Il colloquio. 7

Inizio

 

Oblazione della Compagnia.

Il nuovo patto.

Roma (San Paolo fuori le Mura, altare della Vergine), 22 aprile 1541.

 

Ignazio di Loyola, Gli scritti, ed. M. Gioia, UTET, Torino 1977, pp. 258-261.

MI FN I, pp. 15-22.

 

9. Il venerdì dell’ottava di Pasqua, 22 aprile, giunti in san Paolo, si riconciliarono tutti e sei gli uni con gli altri, e fu stabilito fra tutti che Ignazio celebrasse la messa e che tutti gli altri ricevessero il santissimo Sacramento dalle sue mani, pronunciando i loro nomi nel modo seguente.

 

10. Ignazio, durante la messa, al momento della comunione, tenendo con una mano il Corpo di Cristo nostro Signore sopra la patena e con l’altra mano un foglio contenente la formula del suo voto, rivolto verso i suoi compagni posti in ginocchio, dice ad alta voce le parole seguenti: «Io, Ignazio di Loyola, prometto a Dio onnipotente ed al Sommo Pontefice, suo Vicario in terra, al cospetto della Vergine sua Madre e di tutta la corte celeste, ed in presenza della Compagnia, perpetua povertà, castità e obbedienza, secondo la forma di vita contenuta nella Bolla della Compagnia del Signor nostro Gesù, e dichiarata o da dichiararsi nelle Costituzioni. Prometto inoltre una speciale obbedienza al Sommo Pontefice riguardo alle missioni contenute nella Bolla. Prometto ancora di impegnarmi perché i fanciulli siano istruiti negli elementi della fede, conformemente alla stessa Bolla e alle Costituzioni». Detto questo si comunica prendendo il Corpo di Cristo nostro Signore.

 

11. Dopo essersi comunicato, prese cinque ostie consacrate nella patena e rivolto ai compagni, fatta essi la confessione generale e detto; «Domine, non sum dignus…», ecc., uno di loro prende in mano il foglio nel quale è stata scritta la formula del suo voto e dice ad alta voce le seguenti parole: «Io, Giovanni Coduri, prometto a Dio onnipotente e a te reverendo Padre che rappresenti Dio, al cospetto della Vergine sua Madre e di tutta la corte celeste, ed in presenza della Compagnia, perpetua povertà, castità e obbedienza, secondo la forma di vita contenuta nella Bolla della Compagnia del Signor nostro Gesù, e dichiarata o da dichiararsi nelle Costituzioni. Prometto inoltre una speciale obbedienza al Sommo Pontefice intorno alle missioni contenute nella Bolla. Prometto ancora di obbedire riguardo all’istruzione dei fanciulli negli elementi della fede, in conformità alla stessa Bolla e alle Costituzioni». Pronunciate queste parole, riceve il Corpo di Cristo nostro Signore. Poi, per ordine, fa lo stesso il secondo, e così il terzo, il quarto, il quinto.

 

12. Finita la messa e fatta orazione agli altari privilegiati, si riunirono presso l’altare maggiore, dove ognuno dei cinque si accostò ad Ignazio. Ed avendo Ignazio abbracciato ciascuno di essi e dato loro il bacio di pace, non senza molta devozione, affetto e lacrime, posero fine alla loro professione e iniziata vocazione. Poi sugli intervenuti si fece una costante, crescente e grande tranquillità e lode di Gesù Cristo nostro Signore[6].

 

 

 

Esercizi spirituali, n. 22.

 

Presupposto. Affinché così colui che dà gli esercizi spirituali, come colui che li riceve, più si aiutino e si avvantaggino, si deve presupporre che ogni buon cristiano deve essere più pronto a salvare la proposizione del prossimo che a condannarla; e se non la può salvare, indagherà in che modo la intende; e, se male la intende, lo corregga con amore; e se non basta, cerchi tutti i mezzi convenienti affinché, ben intendendola, si salvi[7].

 

 

Il patto. 1

La comunione
d’anima. 5

La comunione
delle esperienze
della parola
di vita. 6

L’ora della
verità

Il colloquio. 7

Inizio

 

Costituzioni della Compagnia di Gesù.

 

Proemio nn. 134-135.

Il comandamento nuovo e l’unità del corpo come “norma delle norme”.

 

Benché debba essere la somma Sapienza a Bontà di Dio, nostro Creatore e Signore, a conservare, guidare, e condurre innanzi nel suo santo servizio questa minima Compagnia di Gesù, come si è degnata di darle inizio, e da parte nostra debba giovare a ciò più di ogni altra Costituzione esterna l'intima legge della carità e dell'amore, che lo Spirito Santo scrive ed imprime nei cuori; tuttavia, perché l'amabile disposizione della divina Provvidenza sollecita la cooperazione delle sue creature, e perché tale è l'ordine del Vicario di Cristo, e gli esempi dei santi e la stessa ragione così c'insegnano nel Signor nostro, stimiamo necessario scrivere Costituzioni, che aiutino ad avanzare meglio, conforme al nostro Istituto, nella via intrapresa del servizio di Dio. E benché ciò che nel nostro disegno occupa il primo posto e ha maggior peso sia quel che riguarda il corpo intero della Compagnia, di cui si cerca soprattutto l'unione, il buon governo e il mantenimento in buono stato, a maggior gloria di Dio; tuttavia, poiché questo corpo è formato di membri, e nell'esecuzione viene anzitutto quel che spetta agli individui, sia quanto all'ammetterli, come quanto a farli progredire e ripartirli nella vigna del Cristo nostro Signore, di qui si comincerà con l'aiuto che la Luce eterna si degnerà comunicarci per suo onore e lode.

 

n. 655.

La Compagnia esiste se c’è tra i membri l’unità.

 

Quanto più è difficile l'unione dei membri di questa congregazione con il proprio capo e tra loro, per essere così sparsi nelle diverse parti del mondo tra fedeli e infedeli, tanto più si deve ricercare ciò che giova a tal fine. Infatti, la Compagnia non può né conservarsi né reggersi, e perciò neppure raggiungere lo scopo, al quale tende a maggior gloria di Dio, senza che i suoi membri siano uniti tra loro e con il proprio capo. Pertanto, anzitutto si dirà di ciò che giova all'unione degli animi; e poi di ciò che riguarda l'unione delle persone in congregazioni. E quanto all'unione degli animi, si dirà ciò che giova da parte dei sudditi, dei superiori, e degli uni e degli altri.

 

n. 671.

L’unità frutto dell’amore reciproco.

 

Il principale vincolo reciproco per l'unione delle membra tra loro e con il loro capo è l'amore di Dio nostro Signore. Infatti, se superiore e inferiori staranno molto uniti con la sua divina e somma Bontà, lo staranno con tutta facilità anche tra loro, in virtù dell'unico amore, che da essa discenderà e si estenderà a tutto il prossimo, specialmente al corpo della Compagnia. Sicché la carità, e in genere ogni bontà e virtù, che faranno avanzare lungo le vie dello Spirito, gioveranno all'unione scambievole.

 

 

Il patto. 1

La comunione
d’anima. 5

La comunione
delle esperienze
della parola
di vita. 6

L’ora della
verità

Il colloquio. 7

Inizio

 

Ignazio di Loyola, Epistolario.

 

Alla Comunità di Coimbra (Roma, 7.05.1547).

MI Epp I, pp. 495-510.

Aumentare la carità fraterna per collaborare all’opera di Dio: “che tutti siano uno”.

 

Non vorrei che con tutto quanto ho scritto pensaste che io non approvi alcune vostre mortificazioni, di cui sono stato informato. So bene che i santi hanno usato per il loro progresso spirituale queste e altre sante follie; che esse sono utili per vincersi e avere più grazia, soprattutto agli inizi. Tuttavia per coloro che hanno già maggior dominio dell’amor proprio stimo meglio, come ho scritto, di attenersi alla misura della discrezione, senza sottrarsi all’ubbidienza, virtù che vi raccomando con molta insistenza assieme a quell’altra che le compendia tutte, tanto raccomandata da Gesù Cristo, che la chiama il suo comandamento: «Il mio comandamento è che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Gv 15,12). Bisogna non solo che manteniate l’unione e l’amore continuo tra voi, ma anche che li estendiate a tutti, procurando di accendere nelle anime vostre vivi desideri della salute del prossimo e pensando che ciascuno vale il prezzo del sangue e della vita che costò a Gesù Cristo. Così, da una parte studiando le lettere e dall’altra aumentando la carità fraterna, vi renderete perfetti strumenti della grazia divina e collaboratori nell’opera sublime di riportare a Dio, fine supremo, le sue creature.

 

 

Alla Comunità di Coimbra (Roma, 15.01.1548).

MI Epp , pp. 867-693.

Che tutti formino una cosa sola in Gesù.

 

Voi sarete di quelli, di cui dice il saggio nei Proverbi: “La strada dei gius