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Gli strumenti della spiritualità di comunione |
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LA COMUNIONE |
Incoraggiato da questa
citazione ho cercato nel carisma ignaziano gli altri strumenti: il patto di
amore reciproco, la comunione d’anima, l’ora della verità e il colloquio. IL PATTO DI AMORE
RECIPROCO
Il voto
di Montmartre.
Il
primo patto. Parigi, 15 agosto 1534. Ignazio di Loyola, Gli scritti, ed. M. Gioia, UTET, Torino 1977, p. 705. MI FN I, n. 85, p. 480. 85. (…) Et già a questo tempo erano tutti deliberati di quello che havevano da fare, cioè: di andare a Venetia et a Hierusalem et spender la vita sua in utile delle anime; et se non gli fosse data licentia di restare in Hierusalem, ritornarsene a Roma et presentarsi al vicario di Cristo, acciò gli adoperasse dove giudicasse esser' più a gloria di Dio et utile delle anime. Havevano anchora proposto di aspettare un'anno la imbarcatione in Venetia; et non essendo quell'anno imbarcatione per Levante, che fossero liberati dal voto di Hierusalem et andassero al papa etc. Alla fine il pelegrino si lasciò persuadere dalli compagni, perché anchora quelli che erano spagnuoli haueuano a far alcuni negotii, li quali lui poteva expedire. Et lo accordo fu che, dapoi che lui si trovasse bene, andasse a far' li negotii loro, et poi passasse a Vinetia, et là aspettasse li compagni[1]. |
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Pietro Favre, Memorie spirituali, ed. G. Mellinato, PIEMME, Casal Monferrato 1990, pp. 17-18.19.22-23. MI FN I, nn. 8.10.15, pp. 32-33.34.36-39. 8. Quell’anno venne Ignazio ad alloggiare nello stesso Collegio di Santa Barbara e nella medesima nostra stanza, poiché voleva seguire il corso di arti, a incominciare dal seguente San Remigio. Ed era lo stesso maestro di cui ho detto sopra a prendesi carico di lui. Benedetta in eterno la provvidenza divina, che ordinò le cose in tal modo per mio bene e salvezza. Avendo infatti disposto Dio che fossi io ad insegnare a quel sant’uomo, mi riuscì prima di entrare nelle sue confidenze su questioni esteriori e poi su quelle interiori. Vivevamo sempre insieme, ripartendo la camera, la mensa, la borsa; e poi egli mi era insegnante di vita spirituale, dandomi possibilità di ascendere alla conoscenza della volontà divina e della mia propria. Così fu che divenimmo una cosa sola nei desideri, nella volontà e nel fermo proposito di scegliere la vita che ora teniamo tutti noi, i quali facciamo o faremo parte di questa Compagnia, di cui io non sono degno. 10. (…) Così in tale familiarità passammo insieme quasi quattr’anni, e mantenevamo lo stesso atteggiamento d’animo pure con gli altri. 15. In quello stesso anno, il giorno della Madonna d’agosto, tutti noi che avevamo la medesima determinazione e avevamo fatto gli Esercizi (ad eccezione di maestro Francesco, che pur avendo gli stessi propositi gli Esercizi non li aveva ancora fatti), ce ne andammo alla Chiesa di Santa Maria detta di Montmartre presso Parigi, a pronunciarvi ciascuno il voto di andare a Gerusalemme entro un determinato tempo; dopo di esser ritornati di lì, di metterci sotto l’obbedienza del Pontefice Romano, e ancora, dopo un certo giorno stabilito, lasciare partenti e reti, fatta eccezione del necessario sostentamento. Noi che allora ci riunimmo per la prima volta eravamo Ignazio, maestro Francesco, io Favre, maestro Bobadilla, maestro Laínez, maestro Salmerón e maestro Simone. Jay non era ancora venuto a Parigi; invece maestro Giovanni e Pascasio non erano ancora stati presi con noi. Nell’anniversario, i due anni seguenti, ritornammo tutti in quel luogo con lo stesso proposito, per confermare la determinazione presa: e ci trovammo ogni volta ad averne un grande accrescimento di spirito. In quegli anni, o meglio nell’ultimo, si erano già uniti a noi maestro Jay, maestro Giovanni Codure e maestro Pascasio[2]. |
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Giacomo Laynez, Epistola Patris Laynez de p. Ignatii, MI, FN I, MHSI, Roma 1943, n. 30, pp. 102-104. 30. (…) E lì ci confermammo, parte nell’orazione e
confessione e comunione frequente; parte con gli studi, che erano di cose
sacre; parte con l’aver fatto voto di dedicarsi al servizio del Signore, in
povertà, cominciando dal tempo detto; e questo voto rinnovando e confermando
ciascuno una volta il giorno di nostra Signore di Agosto in santa Maria de
Monte Martyrum, dove prima lo facemmo, dopo la confessione e comunione; e
così dopo lo confermavamo, fermandoci dopo lì per mangiare in carità. Ciò che
anche continuavamo durante l’anno; perché di tanto in tanto andavamo con le
nostre porzioni a mangiare a casa di uno, e dopo a casa di un altro. Cosa
che, insieme col visitarci spesso e riscaldarci, credo che aiutasse molto a
mantenerci. In questo tempo il Signore specialmente ci aiuto pure nelle
lettere, nelle quali facemmo un medio profitto, indirizzandole sempre a
gloria del Signore e a utilità del prossimo, come nel tenerci [La traduzione
è mia].[3]. |
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Giovanni Alfonso Polanco, Summarium hispanium
de origine et progressu Societatis Iesu, in MI, FN I, MHSI, Roma 1943,
nn. 55.65, pp. 184.190. 55. Ahora estos compañeros determinados como es dicho, estando ahí Iñigo
se establecieron en su propósito y conservaron en este modo. Primeriamente
todos ellos hicieron voto en Sta. Maria de Monte Mrtyrum de dedicarse al
servicio del Señor en perpetua pobreza. Y cada año, el día de Sta. María de
Agosto, confirmaban este su voto, yendo allá todos juntos, después de se
haber confesado y comunicado. El 2° medio era de la conversación de unos con
otros, juntándose no sólo el día della confrimación, per entre año, aunque
ellos vivian en diversas partes, ahora en casa de uno, ahora de otro,
comiendo juntos en caridad y tratándose; donde nacía mucho amore de unos para
otros, y ayudándose y escalentándose unos a otros en lo temporal, ultra de lo
spiritual de virtudes y letras, porque quién dellos abundaba en lo uno, quién
en lo otro. El 3° medio era el frecuetnar los Santos Sacramentos de confesión
y comunión. El 4° de la oración a que se daban, y del mismo estudio, que era
de cosas sacras, en el cual todos se aprovecharon no poco, con la divina
ayuda, enderezándolos todos a gloria de Dios y ayuda de los prójimos. 65. (...) porque algunos años antes de ejecutar su intención, hicieron
voto de andar, si pudiesen, a los pies del Papa, Vicario de Cristo, y
demandarle licencia para ir a Hieruslame, y quedar allá si hubiese
oportunidad, aprovechándose a sí mismo y, si Dios fuese servido, tambin a los
otros, fieles y infieles; y si no hubiese oportunidad de ir a Hierusalem
dentro de un año, o yendo, de quedar allá, explicaron en su voto que no era
su intención obligarse más a la ida de Hierusalem, sino tornar al Papa y
hacer su obediencia, yendo donde los mandase, no teniendo intención de hacer
congregación, sino de dedicarse en pobreza al divino servicio y de los
prójimos, pensando para esto no podían ser mejor enderezados por ninguno
mejor que por el Vicario de Jesucristo.[4] |
Deliberazione
dei primi padri.
La decisione di “stringersi in un solo corpo”. Roma 1539. Ignazio di Loyola, Gli scritti,
ed. M. Gioia, UTET, Torino 1977, pp. 206-212. MI, Const.
I, MHSI, Roma 1934, pp. 1-7 [3] Alla prima riunione notturna fu presa in
esame la questione: dopo aver offerto e consacrato noi stessi e la nostra vita
a Cristo nostro Signore e al suo vero e legittimo Vicario in terra perché
egli disponga di noi e ci mandi là dove giudica che noi possiamo portare
frutto (...), è più utile che siamo tra noi così strettamente uniti in un
solo corpo che nessuna separazione e distanza, per quanto grande, ci possa
dividere? O forse questo non è così utile? Perché sia più chiaro con un caso concreto,
ecco: adesso il Sommo Pontefice manda due di noi al popolo di Siena; dobbiamo
noi prenderci cura di quelli che andranno là, e loro di noi, e mantenerci in
contatto reciproco? O dobbiamo non occuparci di loro più che degli altri che
non appartengono alla nostra Compagnia? Alla fine decidemmo per la prima alternativa
e cioè: dal momento che il Signore nella sua generosa bontà ha voluto adunare
e unire insieme noi, così deboli e provenienti da regioni e civiltà tanto
diverse, non dobbiamo spezzare questa unione e comunità voluta da Dio;
dobbiamo anzi mantenerla salda e rafforzarla, stringendoci in un solo corpo,
attenti e premurosi gli uni verso gli altri, in vista del bene maggiore delle
anime. Il valore di molti uniti insieme ha certo più vigore e consistenza,
per ottenere qualunque arduo risultato, che non se si disperde in più
direzioni. In tutto ciò che abbiamo detto e diremo su
questi problemi intendiamo attenerci a questo criterio: nessuna cosa vogliamo
sostenere di nostra testa o esclusivamente a nostro sentire, ma solo quel
progetto che il Signore ispiri e la Sede Apostolica confermi e approvi, di
qualunque cosa si tratti. [4] Risolta con chiarezza la prima
questione, si passò a un'altra più difficile, che esigeva più accurata
riflessione e più illuminata lungimiranza: questa. Noi tutti avevamo già emesso
il voto di castità perpetua e il voto di povertà nelle mani del Rev.mo
Legato, quando eravamo a Venezia. Ora, sarebbe stato bene emettere il terzo
voto, di obbedienza a uno di noi, per poter più sinceramente, con maggiore
gloria di Dio e con più merito, compiere in tutto la volontà del Signore
nostro Dio e anche tutto quello che, liberamente, voglia e ci comandi Sua
Santità, al quale già abbiamo offerto di tutto cuore noi stessi e ogni nostra
volontà, intelligenza e capacità? (…) [8] Per molti giorni dibattemmo moltissimi
aspetti del problema in un senso e nell'altro per giungere a una soluzione,
sempre analizzando e ponderando le motivazioni più importanti e stringenti e
dedicandoci, come di consueto, all'orazione, alla meditazione, alla riflessione.
Infine, con l'aiuto del Signore, giungemmo a questa conclusione espressa a
giudizio e voce unanime, e proprio senza alcun dissenso: per noi è più
opportuno, anzi è necessario prestare obbedienza a uno di noi per attuare
meglio la nostra aspirazione originaria di compiere in tutto la volontà di
Dio; per conservare più sicuramente la nostra Compagnia; infine per
provvedere convenientemente, nei casi particolari, alle attività spirituali e
agli affari temporali. [9] Su questo problema e su altri, seguendo
sempre per ogni questione lo stesso modo di procedere attraverso separato esame
di una proposta e della contraria, ci trattenemmo quasi tre mesi, da metà
quaresima alla festa di S. Giovanni Battista. In quel giorno (ma prima di
definire e di decidere avevamo messo come base austere veglie e preghiere e
fatiche mentali e fisiche) ogni questione fu conclusa e definita, con
benevolenza reciproca e unanime cordiale consenso[5]. |
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La comunione |
Oblazione
della Compagnia.
Il nuovo patto. Roma (San Paolo fuori le Mura, altare
della Vergine), 22 aprile 1541.
Ignazio di Loyola, Gli scritti,
ed. M. Gioia, UTET, Torino 1977, pp. 258-261. MI FN I,
pp. 15-22. 9. Il venerdì dell’ottava di Pasqua, 22
aprile, giunti in san Paolo, si riconciliarono tutti e sei gli uni con gli altri,
e fu stabilito fra tutti che Ignazio celebrasse la messa e che tutti gli
altri ricevessero il santissimo Sacramento dalle sue mani, pronunciando i
loro nomi nel modo seguente. 10. Ignazio, durante la messa, al momento
della comunione, tenendo con una mano il Corpo di Cristo nostro Signore sopra
la patena e con l’altra mano un foglio contenente la formula del suo voto,
rivolto verso i suoi compagni posti in ginocchio, dice ad alta voce le parole
seguenti: «Io, Ignazio di Loyola, prometto a Dio onnipotente ed al Sommo
Pontefice, suo Vicario in terra, al cospetto della Vergine sua Madre e di
tutta la corte celeste, ed in presenza della Compagnia, perpetua povertà,
castità e obbedienza, secondo la forma di vita contenuta nella Bolla della
Compagnia del Signor nostro Gesù, e dichiarata o da dichiararsi nelle
Costituzioni. Prometto inoltre una speciale obbedienza al Sommo Pontefice riguardo
alle missioni contenute nella Bolla. Prometto ancora di impegnarmi perché i
fanciulli siano istruiti negli elementi della fede, conformemente alla stessa
Bolla e alle Costituzioni». Detto questo si comunica prendendo il Corpo di
Cristo nostro Signore. 11. Dopo essersi comunicato, prese cinque
ostie consacrate nella patena e rivolto ai compagni, fatta essi la
confessione generale e detto; «Domine, non sum dignus…», ecc., uno di loro
prende in mano il foglio nel quale è stata scritta la formula del suo voto e
dice ad alta voce le seguenti parole: «Io, Giovanni Coduri, prometto a Dio
onnipotente e a te reverendo Padre che rappresenti Dio, al cospetto della
Vergine sua Madre e di tutta la corte celeste, ed in presenza della
Compagnia, perpetua povertà, castità e obbedienza, secondo la forma di vita
contenuta nella Bolla della Compagnia del Signor nostro Gesù, e dichiarata o
da dichiararsi nelle Costituzioni. Prometto inoltre una speciale obbedienza
al Sommo Pontefice intorno alle missioni contenute nella Bolla. Prometto
ancora di obbedire riguardo all’istruzione dei fanciulli negli elementi della
fede, in conformità alla stessa Bolla e alle Costituzioni». Pronunciate
queste parole, riceve il Corpo di Cristo nostro Signore. Poi, per ordine, fa
lo stesso il secondo, e così il terzo, il quarto, il quinto. 12. Finita la messa e fatta orazione agli
altari privilegiati, si riunirono presso l’altare maggiore, dove ognuno dei
cinque si accostò ad Ignazio. Ed avendo Ignazio abbracciato ciascuno di essi
e dato loro il bacio di pace, non senza molta devozione, affetto e lacrime,
posero fine alla loro professione e iniziata vocazione. Poi sugli intervenuti
si fece una costante, crescente e grande tranquillità e lode di Gesù Cristo
nostro Signore[6]. |
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Esercizi spirituali, n. 22.
Presupposto. Affinché così colui che dà gli esercizi spirituali, come colui che li riceve, più si aiutino e si avvantaggino, si deve presupporre che ogni buon cristiano deve essere più pronto a salvare la proposizione del prossimo che a condannarla; e se non la può salvare, indagherà in che modo la intende; e, se male la intende, lo corregga con amore; e se non basta, cerchi tutti i mezzi convenienti affinché, ben intendendola, si salvi[7]. |
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La comunione |
Costituzioni
della Compagnia di Gesù.
Proemio nn. 134-135.
Il comandamento nuovo e
l’unità del corpo come “norma delle norme”. Benché debba essere la somma Sapienza a Bontà
di Dio, nostro Creatore e Signore, a conservare, guidare, e condurre innanzi
nel suo santo servizio questa minima Compagnia di Gesù, come si è degnata di
darle inizio, e da parte nostra debba giovare a ciò più di ogni altra
Costituzione esterna l'intima legge della carità e dell'amore, che lo Spirito
Santo scrive ed imprime nei cuori; tuttavia, perché l'amabile disposizione
della divina Provvidenza sollecita la cooperazione delle sue creature, e
perché tale è l'ordine del Vicario di Cristo, e gli esempi dei santi e la
stessa ragione così c'insegnano nel Signor nostro, stimiamo necessario
scrivere Costituzioni, che aiutino ad avanzare meglio, conforme al nostro
Istituto, nella via intrapresa del servizio di Dio. E benché ciò che nel
nostro disegno occupa il primo posto e ha maggior peso sia quel che riguarda
il corpo intero della Compagnia, di cui si cerca soprattutto l'unione, il
buon governo e il mantenimento in buono stato, a maggior gloria di Dio;
tuttavia, poiché questo corpo è formato di membri, e nell'esecuzione viene
anzitutto quel che spetta agli individui, sia quanto all'ammetterli, come
quanto a farli progredire e ripartirli nella vigna del Cristo nostro Signore,
di qui si comincerà con l'aiuto che la Luce eterna si degnerà comunicarci per
suo onore e lode. n. 655.
La Compagnia esiste se c’è
tra i membri l’unità. Quanto più è difficile l'unione dei membri
di questa congregazione con il proprio capo e tra loro, per essere così
sparsi nelle diverse parti del mondo tra fedeli e infedeli, tanto più si deve
ricercare ciò che giova a tal fine. Infatti, la Compagnia non può né
conservarsi né reggersi, e perciò neppure raggiungere lo scopo, al quale
tende a maggior gloria di Dio, senza che i suoi membri siano uniti tra loro e
con il proprio capo. Pertanto, anzitutto si dirà di ciò che giova all'unione
degli animi; e poi di ciò che riguarda l'unione delle persone in
congregazioni. E quanto all'unione degli animi, si dirà ciò che giova da
parte dei sudditi, dei superiori, e degli uni e degli altri. n. 671.
L’unità frutto dell’amore
reciproco. Il principale vincolo reciproco per l'unione
delle membra tra loro e con il loro capo è l'amore di Dio nostro Signore.
Infatti, se superiore e inferiori staranno molto uniti con la sua divina e
somma Bontà, lo staranno con tutta facilità anche tra loro, in virtù
dell'unico amore, che da essa discenderà e si estenderà a tutto il prossimo,
specialmente al corpo della Compagnia. Sicché la carità, e in genere ogni
bontà e virtù, che faranno avanzare lungo le vie dello Spirito, gioveranno
all'unione scambievole. |
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La comunione |
Ignazio di Loyola, Epistolario.Alla Comunità di Coimbra (Roma, 7.05.1547). MI Epp I,
pp. 495-510. Aumentare la carità fraterna
per collaborare all’opera di Dio: “che tutti siano uno”. Non vorrei che con tutto quanto ho scritto
pensaste che io non approvi alcune vostre mortificazioni, di cui sono stato informato.
So bene che i santi hanno usato per il loro progresso spirituale queste e
altre sante follie; che esse sono utili per vincersi e avere più grazia,
soprattutto agli inizi. Tuttavia per coloro che hanno già maggior dominio
dell’amor proprio stimo meglio, come ho scritto, di attenersi alla misura
della discrezione, senza sottrarsi all’ubbidienza, virtù che vi raccomando
con molta insistenza assieme a quell’altra che le compendia tutte, tanto
raccomandata da Gesù Cristo, che la chiama il suo comandamento: «Il mio
comandamento è che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Gv
15,12). Bisogna non solo che manteniate l’unione e l’amore continuo tra voi,
ma anche che li estendiate a tutti, procurando di accendere nelle anime
vostre vivi desideri della salute del prossimo e pensando che ciascuno vale
il prezzo del sangue e della vita che costò a Gesù Cristo. Così, da una parte
studiando le lettere e dall’altra aumentando la carità fraterna, vi renderete
perfetti strumenti della grazia divina e collaboratori nell’opera sublime di
riportare a Dio, fine supremo, le sue creature. Alla Comunità di Coimbra (Roma, 15.01.1548). MI Epp ,
pp. 867-693. Che tutti formino una cosa
sola in Gesù. Voi sarete di quelli, di cui dice il saggio nei Proverbi: “La strada dei gius |