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Seconda
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L’ESERCIZIO I nn. 91-98
degli Prima parte Seconda parte Terza parte L’esercizio del re |
P. Luis de la Palma (1560-1641) P. Antonio Ciccolini
(1804-1880) |
P. Moritz Meschler (1830-1912) P. Albert Valensin (1873-1944) P. Henri Pinard de la Boullaye (1874-1958) P. Antonio Encinas (1883-1963) |
Introduzione
In questa seconda parte del nostro lavoro vogliamo seguire con rinnovata attenzione la tradizione interpretativa dell’esercizio del re, per cogliere in essa i momenti più significativi, quelli che ne fanno intravvedere il filo d’oro. Inizieremo la nostra ricerca dal Direttorio del 1599 per giungere ai giorni nostri. In questa nostra ricerca ci lasciamo guidare da p. De
Guibert e da p. Arrupe, penultimo generale della Compagnia di Gesù. |
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P. De GuibertPer p. De Guibert la storia della spiritualità della Compagnia di Gesù ci insegna che gli Esercizi Spirituali sono il punto di partenza e il principio di sviluppo della spiritualità ignaziana, poiché in essi possiamo ritrovare ciò che dell'esperienza di sant’Ignazio è comunicabile, insegnabile, utilizzabile da altre
anime nei loro sforzi verso la santità, ciò che può illuminarle, guidarle,
sostenerle nei diversi gradi della loro ascensione verso Dio, tutto ciò che
può in particolare dirigere la loro ricerca della volontà di Dio su di esse[1]. Inoltre, questa storia ci fa capire che gli Esercizi non contengono tutta l'esperienza spirituale di sant’Ignazio e neppure tutta la spiritualità della Compagnia di Gesù. Per questo, bisogna aggiungere allo studio del testo materiale quello dei molteplici apporti della tradizione vivente sull' interpretazione del testo, il suo uso pratico e i suoi adattamenti e arricchimenti, in una presa di coscienza sempre più completa e più
chiara, di ciò che è il pensiero profondo di sant'Ignazio, la struttura
essenziale dei suoi Esercizi, di ciò che rende il loro valore durevole e
universale, indipendentemente da certi particolari, interessanti, preziosi
sotto molti aspetti, ma tutto sommato secondari e che si potranno perciò
lasciar talora cadere senza nulla togliere alla forza dell'insieme;
indipendentemente anche da molte idee e pratiche che potranno inserirsi in
questo tutto come elemento di varietà o anche di attualità, senza tuttavia
prendere il sopravvento su questa struttura essenziale o cambiarne l'economia[2]. Infine, la tradizione spirituale della Compagnia di Gesù ci consegna gli Esercizi Spirituali non come un seme nascosto dal quale nascerà un grande albero, ma come l'albero già formato, con la sua fisionomia
propria e che deve solamente estendere i propri rami e moltiplicare i suoi
frutti. Su quest'albero potranno innestarsi rami nuovi presi da altri alberi,
ma questi rami non saranno presi a caso: saranno, com in ogni innesto ben
riuscito, dei getti che abbiano già la loro affinità con l'albero che vengono
ad arricchire. E' esattissima quindi la formula che vede negli Esercizi l'anima stessa della spiritualità della
Compagnia di Gesù, il principio che ne segna l'orientamento, che ne mantiene
l'unità in mezzo a tutti i suoi arricchimenti successivi[3]. |
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P. ArrupeIn una sua conferenza del 1980 al Centro Ignaziano di Spiritualità, così p. Arrupe diceva a tutti i gesuiti: Credo che né il modo de proceder (modo d'agire), né il carisma fondamentale della Compagnia possano
essere compresi e posti pienamente in luce, se non arriviamo fino al
principio di tutto: fino alla Trinità. Nel ritorno alle fonti che ci chiede
il Concilio Vaticano II la Compagnia non si può fermare fino a che non è
giunta a questo livello. Solo alla luce dell'intimità trinitaria di Ignazio
può essere compreso il carisma della Compagnia e può essere accettato e vissuto
da ogni gesuita, non perché è un compito storico che ha la sua origine
nell'intuizione, riflessione e capacità legislativa e di ispirazione di un
uomo, anche se è un genio, ma perché, per un disegno della Provvidenza che
deve riempirci a un tempo di umiltà e fedeltà, sappiamo che è una vocazione
ispirata dalla contemplazione dei più alti misteri[4]. Vogliamo quindi svolgere la nostra ricerca tenendo
presente due criteri fondamentali: il posto che gli Esercizi Spirituali hanno nella spiritualità della Compagnia di
Gesù e l'ispirazione trinitaria del carisma ignaziano. |
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P. Henri Pinard |
Il
“Direttorio” del 1599
Il Direttorio fu pubblicato nel 1599 dopo la revisione fatta secondo le osservazioni delle diverse province gesuitiche. È un testo quindi che raccoglie in sintesi le indicazioni su come fare e dare gli Esercizi nel XVI secolo. Esso presenta l’esercizio del re in un orizzonte trinitario: Gesù Cristo è il Figlio che realizza l'opera del Padre e che chiama tutti gli uomini «in societatem» a partecipare di quest'opera, ognuno secondo il suo grado. Primum Exercitium secundae hebdomada quid
sit. Primum Exercitium in hac secunda Hebdomada, est de Regno Christi, quod tamen
non computatur inter meditationes, quia prima est de Incarnatione Domini. Est
igitur quasi fundamentum quoddam, aut proemium totius huius tractatus, et
summa ac compendium vitae et operum Christi Domini, in eo negotio, quod ei
commiserat Pater, de quo Isaias: Opus illius coram eo [Is. 62,11]. Et ipse
Dominus: Opus quod dedisti mihi, ut facerem [Gv. 17,4]. Et statim addit
quidnam id esset: Clarificavi te super terram [Gv. 17,4]: Manifestavi nomen
tuum hominibus [Gv. 17,6]. Vocat autem omnes homines in societatem tanti et
tam gloriosi operis, unumquemque iuxta suum gradum. Ex quo iam
incipitapparere diversitas graduum in imitatione Christi[5]. Il re eterno, allora, non è solo Signore e Salvatore, ma
Figlio. Infatti la sua opera è quella di glorificare il Padre sulla terra e
manifestare il suo nome agli uomini (Gv. 14,6), affinché essi, una volta
chiamati, si associno ad essa. Rispondere positivamente all'invito del
Figlio, significa, quindi, cercare la volontà di Dio all'interno della
dinamica di relazione Padre-Figlio. |
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P. Henri Pinard |
P. Luis de La Palma (1560-1641)
Il XVII secolo è per la Compagnia di Gesù il tempo in cui
il suo carisma si ordina e, potremmo dire, si incarna progressivamente in
istituzioni stabili. Essa si concentra
sulla fedeltà della pratica religiosa e sulla povertà della vita comune,
sull'esecuzione e sull'osservanza, sull'orazione e sullo spirito proprio
della vocazione gesuitica da conservare e sviluppare. Così, aumentano
considerevolmente anche le pubblicazioni sugli Esercizi Spirituali.
Molto interessante e originale è la riflessione di p. La Palma
sull'imitazione di Gesù Cristo come imitazione di Gesù crocifisso. Infatti conviene presuponer que esta que llamamos via iluminativa, no es otro cosa sino camino de paciencia, ejercicio de padecer, imitacion de Jesucristo crucificado, y el camino real de la santa cruz[6]. E ancora que cierto no está nuestro merecimiento, ni la perfeccion de nuestro estado en muchas consolaciones y suavidades, mas en sufrir grandes pesadumbres y tribulaciones. Porque si alguna cosa fuere mejor y mas útil para la salud de los hombres, que sufrir adversidades, por cierto Cristo nuestro Señor la hubiera enseñado por palabra y ejemplo: mas él manifiestamente amonesta á sus discípulos y á todos los que desean seguirle, que llevan la cruz, y dice: Si alguno quisiere venir en pos de mí, niéguese á sí mismo, y tome su cruz, y sígame. Así que leidas y bien escudriñadas todas las cosas, sea esta la postrera conclusion: Que por muchas tribulaciones nos conviene entrar en el reino de Dios[7]. Alla luce di Gesù crocifisso, cinque sono i passi da fare per cercare di partecipare alla via della croce e riviverla: decidersi in modo generale di imitare Gesù e di obbedire alla sua volontà, impegnarsi nell'imitazione spirituale-affettiva di Gesù crocifisso, chiedere solo la consolazione spirituale nella imitazione effettiva, imitare Gesù che nell'abbandono non chiede neppure la consolazione e confermarsi nella decisione vivendo sempre come inchiodati sulla croce: El primero es en general la determinacion de imitar á Jesucristo y obedecer á su llamamiento. El segundo, esta imitacion de Jesucristo la determina á la imitacoin de su cruz, quanto al afecto, quitando el amor de la hacienda y de la honora mundana, y poniéndole en la pobreza y deshonras de Jesucristo. El tercero pasa mas adelante, á querer imitar esta cruz, cuanto al efecto, en la pobreza actual, y en las deshonras efectivamente padecidas. Y porque al que así padece no le queda otro alivio sino el de las consolaciones espirituales, el cuarto se adelanta mas, á querer andar por este camino de la cruz, ora sea con muchas visitaciones espirituales, ora sin ellas, á imitacion de aquel Señor, que estando padeciendo en la cruz non significó la falta de consuelo que tenia en la parte inferior de su alma, cuando dijo: Dios mio, Dios mio, ¿porque me desamparaste? Y este Señor que así padecia estaba clavado en su cruz con clavos, y mucho mas con su amor, sin querer bajar de ella, aunque sus enemigos se lo pedian y le ofreian el creer en el. Y á imitacion de esto, el quinto grado es afirmarnos en nuestras determinaciones, clavándonos con la fuerza de nuestro propósito en nuestra cruz, sin volver jamás atrás, antes andando siempre adelante en la via del divino servicio[8]. Per
p. La Palma, quindi, nella contemplazione del Regno di Cristo, il Figlio per
eccellenza, al quale l'esercitante è chiamato ad associarsi, è Gesù
crocifisso, contemplato nel suo massimo dolore, l'abbandono del Padre. |
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P. Henri Pinard |
P.
Antonio Ciccolini (1804-1880)
Nel
commento di p. Ciccolini è significativa la presentazione del fine
dell'incarnazione: ristabilire nell'uomo redento la sua vera immagine, essere
figlio di Dio e fratello di Gesù e, in virtù di questa eredità, fratello di ogni
uomo e partecipe della costruzione di una sola famiglia umana: Altrimenti che cosa sarete al cospetto di Dio?
Voi sarete come un ritratto, in cui, tirati i primi lineamenti di un
bellissimo volto, si è guastato il lavoro con pennellate tirate a capriccio
ed a sproposito da riuscirne una mostruosità ributtante. Né avvenenza, né
gran sapere, né le molte ricchezze, né il favore degli uomini, vi basteranno
agli occhi di Dio, affinché egli ponga la sua compiacenza in voi e vi
ricompensi con l'eterna felicità. Egli vi mira nel suo divino Figlio, vi confronta
con quello, vi giudica secondo la sapienza e la santità ch'egli ama in
quello. Or vedete quanto vi manca ad avere con quello una conveniente
somiglianza! Noverate le virtù che avete fin qui trascurate, le massime
stolte che avete fin qui mantenute. Proponete riforma dietro agli esempi del
Figliuolo di Dio, e chiedete, grazia da tanto [...] Ma riflettete di più come
parla espressamente di questa eterna legge del Padre celeste l'apostolo S.
Paolo. Egli dichiara che tutta l'opera della misericordiosa provvidenza di
Dio sopra le cose di quaggiù, in ordine alla salute eterna degli uomini, si
aggira nel proporzionare a ciascun uomo il mezzo di acquistare questa
conformità e somiglianza col suo divino Figliuolo: Ut sit ipse primogenitus in
multis fratribus (Rom. 8,29); quasi
dicesse che mentre Dio ci previene con amore di padre per tirarci a sé nella
beatitudine del cielo, non puòvoler altro, se non che noi formiamo tutti
insieme come una sua famiglia, dov'egli riconosca le medesime fattezze, le
medesime virtù del primogenito suo prediletto. Or che fate voi quando
trascurate gli esempi di Gesù Cristo? Vi fate degenere da quella nobile
qualità in cui siete adottato come fratello di lui, e come figlio di Dio, insieme
con tutti i santi suoi imitatori. Oh indegno veramente di pretendere alla
celeste eredità![9]. Vediamo così approfondirsi la dimensione trinitaria
dell’esercizio del re, poiché è alla luce del rapporto di unità tra il Padre
e il Figlio che si comprende il fine dell’incarnazione. |
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