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by Paolo Monaco sj

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Saggi >
Primi Gesuiti

Francesco Saverio,
Lettere e altri documenti

Brani scelti, I

 

 

 

Francesco Saverio,

Lettere e altri
documenti,
Città Nuova,
Roma 1991

 

II - III - IV

 

 

 

 

 

 

 

ALTRE PAGINE

 

Jerónimo
Nadal,
Selezione
di brani

 

Giacomo Lainez,
Epistola
Patris Laynes
de P. Ignatio
(1547)

 

Juan A. Polanco,
Summarium
hispanium
de origine
et progressu
Societatis Iesu
(1547-1548)

 

Pietro Favre,
Memoriale

 

A Giovanni di Azpilcueta (25 marzo 1535) 1

 

Dichiarazione e votazione (15 marzo 1540) 2

 

A Ignazio e Codacio (31 marzo 1540) 3

 

A Ignazio e Bobadilla (23 luglio 1540) 3

 

A Ignazio e Codacio (26 luglio 1540) 4

 

A Codacio e Ignazio (22 ottobre 1540) 4

 

A Ignazio e Coduri (22 ottobre 1540) 4

 

Ai compagni in Roma (1 gennaio 1542) 5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Giovanni di Azpilcueta, in Obanos (Parigi, 25 marzo 1535)

Saverio e Ignazio

 

6. Affinché Vostra Grazia conosca chiaramente quale grazia Nostro Signore mi abbia fatto nell’aver conosciuto il signor Maestro Iñigo, con questa [lettera] Le assicuro in fede mia che nella mia vita non potrò mai soddisfare il molto che a lui devo, non solo per avermi favorito molte volte con denari e amici nelle mie necessità, ma anche per essere egli stato cagione del mio allontanamento da cattive compagnie che non conoscevo a causa della mia poca esperienza. Ed ora che questi eretici si sono allontanati da Parigi, non vorrei essere stato loro compagno per nessuna ragione al mondo. solo non so quando potrò ricompensare il signor Maestro Iñigo, grazie al quale io non frequentai più e non conobbi persone che, pur sembrando buone al di fuori, erano invece piene di eresie, come è risultato dalle loro opere. Pertanto supplico Vostra Grazia di serbargli quell’accoglienza che farebbe alla mia stessa persona, dato che egli mi ha tanto obbligato con le sue buone azioni. E creda Vostra Grazia che, se egli fosse così come Le hanno riferito, non verrebbe a casa di Vostra Grazia a consegnarsi nelle sue mani, dato che nessun malfattore si affida al potere di colui che ha offeso: soltanto da ciò Ella può comprendere molto chiaramente come sia falso tutto quanto Le dissero circa il signor Maestro Iñigo.

 

7. La supplico vivamente di non tralasciare di conversare e trattare con il Signor Iñigo e di credere a tutto quanto Le dirà. Sappia infatti che si troverà assai bene grazie ai suoi consigli e discorsi, essendo egli una persona veramente di Dio e di ottima vita. Ancora torno a chiederle, e per piacere non trascuri di farlo: voglia dar credito, così come lo darebbe alla mia stessa persona, a tutto quanto il signor Maestro Iñigo dirà a Vostra Grazia da parte mia. Da lui Vostra Grazia potrà informarsi delle mie necessità e difficoltà meglio che da qualsiasi persona al mondo, conoscendo egli le mie miserie e i miei travagli più di chiunque altro.

 

8. E se Vostra Grazia volesse farmi il dono di alleviare la mia grande indigenza, potrà dare al signor Iñigo, latore della presente, ciò che Ella vuol mandare. Infatti egli deve andare ad Almazán e porta alcune lettere di uno studente molto amico mio, che studia in questa Università, è nativo di Almazán ed è assai ben provvisto. Questi, per una via molto sicura, scrive a suo padre che, se il signor Iñigo gli consegnerà alcuni denari per certi studenti di Parigi, glieli spedisca unitamente ai propri e nella stessa moneta. E poiché si offre un mezzo tanto sicuro, supplico Vostra Grazia di ricordarsi di me.

 

 

 

Dichiarazione e votazione prima della partenza per l’India (Roma, 15 marzo 1540)

 

Io, Francesco, dico questo: qualora Sua Santità approvi il nostro modo di vivere, io mi rimetto a tutto quello che la Compagnia ordinerà circa tutte le nostre Costituzioni, regole e condotte di vita, quando si riuniranno a Roma coloro che la Compagnia potrà comodamente convocare e chiamare. E poiché non potranno riunirsi tutti, dato che Sua Santità invia molti di noi in diversi luoghi fuori d’Italia, con questa dico e prometto di rimettermi a tutto quello che ordineranno coloro che potranno riunirsi, siano essi due, oppure siano tre o quanti saranno. Così, con questa [carta], firmata di mia mano, dico e prometto di rimettermi a tutto quello che essi faranno. Scritta in Roma, nell’anno 1540, ai 15 di marzo. Francesco.

 

Io, Francesco, in nessun modo spinto da altri, dico, affermo e giudico che colui che deve essere eletto come superiore della nostra Compagnia, al quale tutti dobbiamo obbedire, mi pare, parlando secondo la mia coscienza, che sia il nostro superiore e antico padre, don Ignazio, il quale, dopo che ci unì tutti con non poche fatiche, non senza di queste ci saprà maggiormente conservare, governare e accrescere di bene in meglio, se sarà anche il capo di ciascuno di noi; e dopo la sua morte, parlando secondo il sentimento della mia anima, come se dovessi ora morire, dico che sia il padre Pietro Favre: e, in questo, Dio mi è testimone che non dico altro da quello che sento; e poiché è verità, pongo la firma di mia mano. Scritto in Roma, anno 1540, 15 di marzo. Francesco (MHSI, Xavier I 26).

 

 

 

Ai padri Ignazio di Loyola e Pietro Codacio, in Roma (Bologna, 31 marzo 1540)

Unità a distanza

 

La grazia e l’amore di Cristo nostro Signore sia sempre in nostro aiuto e favore [saluto tipico di Saverio].

 

1. Il giorno di Pasqua ricevetti alcune vostre lettere che giunsero al Signor Ambasciatore insieme ad un plico e Nostro Signore sa quanta gioia e consolazione provai con esse. Poiché credo che in questa vita ci vedremo ormai solo per lettere e invece nell’altra «faccia a faccia» e con molti abbracci, non ci resta altro che vederci per mezzo di frequenti lettere durante il poco tempo che ci rimane in questa vita. Io farò secondo quanto mi ordinerete, scrivendo tutto minuziosamente e osservando l’ordine delle lettere da aggiungere.

 

 

 

Ai padri Ignazio di Loyola e Nicola Bobadilla (Lisbona, 23 luglio 1540)

In ricerca di compagni “tutti di una stessa volontà e amore”

 

3. Il giorno che arrivai a Lisbona, andai dal Maestro Simone [Rodrigues], che proprio in quel giorno sia aspettava la quartana, ma con il mio arrivo fu tanta la gioia che provò e così grande la mia con la sua, che i due piaceri, uniti insieme, provocarono un tale effetto da cacciar fuori la quartana: di conseguenza né in quel giorno né dopo fu colpito dalla febbre e questo è accaduto un mese fa. Egli sta molto bene e ottiene molti frutti.

 

8. Qua cerchiamo in tutti i modi alcuni sacerdoti che, solo per servizio di Dio e salvezza delle anime, vogliano venire con noi nelle Indie. Al presente ci sembra che in nessun modo noi possiamo servire meglio il Signore se non cercando una qualche compagnia. Infatti se saremo una dozzina di sacerdoti, tutti di una stessa volontà ed amore, è certo che daremo gran frutto; e qui ne stiamo già scoprendo qualcuno.

 

 

 

Ai padri Ignazio di Loyola e Pietro Codacio (Lisbona, 26 luglio 1540)

“Fare compagnia”

 

5. … Tanto se rimarremo qua come se andremo nelle Indie, per amore e servizio di Nostro Signore, scriveteci il modo e l’ordine che dobbiamo seguire nel fare compagnia, e tutto questo molto per esteso, perché conoscete il nostro poco talento e se non ci aiutate, non sapendo noi come comportarci, si tralascerò di accrescere il maggior servizio di Dio nostro Signore.

 

 

 

Ai padri Pietro Codacio e Ignazio di Loyola (Lisbona, 22 ottobre 1540)

Unità a distanza e frutti apostolici

 

2. È per merito del vostro aiuto che Dio nostro Signore ci concede la grazia di servirLo, dato che il frutto che qua otteniamo eccede ogni nostra capacità, sapere e intendimento…

 

 

 

Ai padri Ignazio di Loyola e Giovanni Coduri (Lisbona, 22 ottobre 1540

In nome di quella strettissima amicizia in Cristo Gesù

 

1. Abbiamo ricevuto le vostre lettere, da noi tanto desiderate e con le quali le nostre anime provarono una gioia quale dobbiamo avere nell’apprendere notizie sulla salute di tutta la Compagnia e sulle occupazioni così sante e pie che vi tengono tutti impegnati e cioè la costruzione di edifici spirituali e materiali. In tal modo tanto i compagni presenti come quelli futuri, possedendo i mezzi necessari «per lavorare nella vita del Signore» [Cfr. Mt 20,1], potranno mandare avanti ciò che è stato iniziato per un così gran servizio di Dio nostro Signore. Piaccia a Nostro Signore di dare anche a noi – assenti soltanto con il corpo, ma presenti più che ami con lo spirito – la sua santa grazia per imitarvi, dato che ci mostrate così bene la via per servire Cristo nostro Signore.

 

6. Per amore e servizio di Dio nostro Signore vi preghiamo, allorquando nel prossimo marzo partiranno dal Portogallo le navi per l’India, di scriverci molto per esteso su tutto quello che riterrete opportuno riguardo al comportamento che dobbiamo avere tra gli infedeli. Infatti, dato che l’esperienza ci mostrerà in parte il modo di regolarci, speriamo in Dio nostro Signore che piaccia inoltre alla Sua divina Maestà di farci conoscere per mezzo vostro anche il resto e cioè la maniera con cui dobbiamo servirLo, così come ha fatto finora. Noi temiamo quello che suole capitare a molti, ai quali – o per dimenticanza o per non voler domandare e prendere esempio dagli altri – Dio nostro Signore è solito negare molte cose che invece concederebbe se, abbassando il nostro giudizio, chiedessimo aiuto e consiglio per quanto dobbiamo fare, soprattutto a quelle persone per mezzo delle quali è piaciuto alla Sua divina Maestà farci comprendere in che cosa Egli si vuole servire di noialtri. Vi preghiamo, o Padri, e sempre più vi scongiuriamo nel Signore, che in nome di quella nostra strettissima amicizia in Cristo Gesù, ci scriviate quegli avvertimenti e quei mezzi che, secondo il vostro parere, noi dovremmo porre in atto per meglio servire Dio nostro Signore, giacché desideriamo tanto che la volontà di Cristo nostro Signore venga manifestata a noi per il vostro tramite. Chiediamo inoltre che, nelle vostre orazioni, oltre al solito ricordo, ne facciate un’altra più particolare, per che la lunga navigazione e il nuovo contatto con i pagani, a causa della nostra poca sapienza, richiedono un aiuto assai maggiore del consueto.

 

9. Da qui non abbiamo altro da comunicarvi se non che stiamo per imbarcarci. Smettiamo pregando Cristo nostro Signore di darci la grazia di farci vedere e riunire corporalmente nell’altra vita, poiché non so se in questa noi ci vedremo più, sia per la grande distanza da Roma all’India, sia per l’enorme messe che vi è laggiù, senza andare a cercarla da un’altra parte. E chi arriverà per primo nell’altra vita e non avrà trovato lassù il fratello che ama «in Domino», preghi Cristo nostro Signore affinché ci riunisca tutti nella Sua gloria.

 

 

 

Ai compagni residenti in Roma (Mozambico, 1 gennaio 1542)

Vile metallo

 

3. … Per amore di Nostro Signore vi preghiamo tutti affinché nelle vostre orazioni e nei vostri sacrifici vi ricordiate in modo particolare di pregare Dio per noialtri, poiché ci conoscete e sapete di quale vile metallo noi siamo.