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I Gesuiti, compagni di Gesù La spiritualità
dell’obbedienza alla luce dell’esperienza mistica di Ignazio |
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La Compagnia di Gesù La “spiritualità La scelta di Dio, Nel Signore nostro, Aiutare le anime, Militare per Iddio Servizio della fede
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La Compagnia La “spiritualità |
La
“spiritualità dell’obbedienza”
Nella vita di Ignazio e dei Gesuiti non solo emerge una nuova forma di vita consacrata, ma anche una nuova spiritualità che potremo chiamare la “spiritualità dell’obbedienza”, della quale tenterò di evidenziare i punti principali. La scelta di Dio, ad maiorem Dei gloriamFerito gravemente nella battaglia di Pamplona del 1521, Ignazio è costretto ad una lunga convalescenza nella sua casa di Loyola. Gli vengono offerti da leggere due libri: una vita di Gesù e una vita di santi. Immergendosi progressivamente in questa lettura, Ignazio si innamora di Dio. Tutto il resto, come l’onore, la vita di corte e l’amore per una grande dama, perde di valore e attrattiva. Dio è più grande e più bello ed è l’unico che gli dona una consolazione che non ha fine. Ignazio sceglie Dio come suo ideale e desidera fare grandi cose per Lui a imitazione dei santi. È una scelta radicale che lo spinge a lasciare per sempre la sua casa e la sua famiglia. Ecco la radice di quell’espressione che diventerà un segno di riconoscimento dei Gesuiti: ad maiorem Dei gloriam (AMDG), per la maggior gloria di Dio. |
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Nel Signore nostro, in tutto amare e servireMa leggere il Vangelo non basta, occorre viverlo. A Manresa, dopo un periodo di forte purificazione, Dio insegna ad Ignazio come a un bambino i misteri della fede attraverso alcune visioni intellettuali: della Trinità “sotto forma di tre tasti”; di come Dio aveva creato il mondo: “una cosa bianca, dalla quale uscivano raggi e con la quale Dio faceva luce”; della presenza di Gesù Cristo nostro Signore nel Santissimo Sacramento: “come dei raggi bianchi che scendevano dall’alto”; dell’umanità di Cristo “come un corpo bianco non molto grande né molto piccolo, senza, però, vedere distinzione alcuna di membra”, e di Maria “allo stesso modo, senza distinzione di membra”. Infine, sulla riva del fiume Cardoner, riceve “un’illuminazione così grande che tutte le cose gli apparivano come nuove… una grande luce nell’intelletto”, che lo trasforma in un uomo nuovo[4]. Per le grazie ricevute da Dio il Vangelo in Ignazio diventa vita e, attraverso la scrittura degli Esercizi Spirituali, “metodo”. Il libretto, infatti, contiene gli eventi fondamentali della storia della salvezza, e in modo particolare i misteri della vita di Cristo, organizzati in una determinata successione, proposti secondo vari modi di pregare, orientati alla scoperta della volontà di Dio e finalizzati all’unione personale con Cristo. Ignazio, che tutto vede illuminato dall’Amore, riceve in modo particolare il dono del discernimento degli spiriti. D’ora in poi egli imparerà sempre di più a vivere “nel Signore nostro”[5], a fare cioè in ogni momento la volontà di Dio e così poter in tutto amare e servire Dio[6]. |
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Aiutare le anime, l’intima legge che lo Spirito scrive e imprime nei cuoriPartito da Manresa per Gerusalemme, il lavoro di Dio si concentra in modo incandescente su un punto: aiutare le anime. Durante il viaggio, e nella città santa, Gesù si fa suo compagno e gli si manifestava abitualmente “infondendogli grande consolazione e risolutezza: gli pareva di vedere una cosa rotonda e grande, come se fosse d'oro... gli pareva di vedere Cristo continuamente sopra di sé”[7]. L’amore e la condivisione di vita con i poveri, la conversazione spirituale con le persone alle quali dà gli Esercizi, la cura di alcuni compagni che condividono la sua vita e l’impegno dello studio, saranno gli ambiti nei quali Ignazio vive l’amore evangelico. A Rouen, vicino Parigi, accade un fatto importante che va messo in evidenza, perché fa da spartiacque decisivo. Ignazio va a trovare un giovane spagnolo, caduto malato mentre ritornava in Spagna, con l’intenzione di aiutarlo e di conquistarlo al suo ideale. Il viaggio è faticoso, l’anima di Ignazio è pesante, gli sembra di tentare Dio, ma rimane fermo nel suo proposito. Fino a quando, salendo su un’altura, non viene liberato da questo travaglio spirituale con “una grande consolatione et sforzo spirituale con tanta allegrezza, che cominciò a gridare per quei campi et parlar’ con Dio”[8]. Risultato: aiuta il giovane spagnolo ad imbarcarsi per la Spagna e addirittura gli consegna delle lettere per i tre compagni che non lo avevano seguito a Parigi e dai quali Ignazio definitivamente si distacca. Dopo questa esperienza ritorna a Parigi e decide di non parlare più delle cose di Dio, ma di dedicarsi solo allo studio. Ed è proprio in questo tempo che Ignazio “conversava con Mro. Pietro Fabro [Pierre Favre] et con Mro. Francesco Xavier, li quali poi guadagnò a servizio di Dio per mezzo degli Exercitii”[9]. Così Pierre Favre ricorda quel periodo: “Vivevamo sempre insieme, condividendo la camera, la borsa; e poi egli mi era insegnante di vita spirituale, dandomi la possibilità di ascendere alla conoscenza della volontà divina e della mia propria. Così fu che divenimmo una cosa sola nei desideri, nella volontà e nel fermo proposito di scegliere la vita, che ora seguiamo tutti noi, i quali facciamo o faremo parte di questa Compagnia, di cui io non sono degno”[10]. È in questa esperienza di unità che germoglia la Compagnia di Gesù, fioriscono i “gesuiti”. Al centro, però, non c’è più Ignazio, ma Gesù. Ignazio ha messo da parte il suo desiderio di conquistare i “suoi” compagni. È diventato uno strumento docile nelle mani di Gesù che lo ha condotto dai Suoi compagni, da coloro che Egli, per mezzo di Ignazio, vuole chiamare a Sé. Ignazio, Francisco Xavier e Pierre Favre sono una cosa sola perché vivono “l'intima legge della carità e dell'amore che lo Spirito Santo scrive ed imprime nei cuori”[11]. L’amore reciproco troverà posto nel Proemio delle Costituzioni della Compagnia di Gesù come premessa ad ogni altra regola. |
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Compagnia di GesùDa questo momento in poi la vita di comunione dei compagni di Gesù fa un salto di qualità. Per l’amore reciproco, Gesù si rende presente tra loro come Compagno invisibile e suggerisce nell’unità obbediente al Papa, Vicario di Cristo, la strada per realizzare il loro desiderio di vivere per la maggior gloria di Dio e il bene delle anime[12]. Terminati gli studi parigini e in attesa di partire per Gerusalemme, Ignazio e i compagni di Gesù si trasferiscono in Veneto. I tempi di attesa si allungano. In tutto questo periodo Ignazio “hebbe molte visioni spirituali, et molte quasi ordinarie consolationi; et per il contrario quando fu in Parigi; massime quando si cominciò a preparare per essere sacerdote in Venetia, et quando si preparava per dire la messa, per tutti quelli viaggi hebbe grandi visitazioni spirituali, di quelle che soleva havere stando in Manressa”[13]. Il dono di nuove “visioni” è la traccia che il disegno di
Dio si va realizzando. Di fronte alle domande sulla loro identità, infatti, i
compagni, alla luce dell’esperienza vissuta insieme da Parigi fin qui e su
proposta di Ignazio[14], decidono il
proprio nome: Compagnia di Gesù. Questo nome, che sarà confermato da Dio nella visione de La Storta, è così importante per Ignazio che solo Dio può cambiarlo[15]. Il nome infatti dice la realtà mistica della Compagnia. La Compagnia non è “di Gesù” nel senso devozionale del termine. “Di Gesù” vuole dire che la Compagnia è nella Chiesa una presenza di Gesù, il Compagno per eccellenza, il Figlio obbediente del Padre inviato nel mondo. L’amore reciproco, che generava la presenza di Gesù, fa sperimentare a Ignazio e ai compagni di Gesù un’unità sempre più profonda che sarà il criterio più importante nella fondazione del nuovo Ordine religioso[16]. Alla luce di questa esperienza, nel Proemio delle Costituzioni della Compagnia di Gesù non solo l’amore reciproco ma anche l’unità trova posto come premessa ad ogni altra regola: “ciò che nel nostro disegno occupa il primo posto e ha maggior peso sia quel che riguarda il corpo intero della Compagnia, di cui si cerca sopra tutto l'unione, il buon governo e il mantenimento in buono stato, a maggior gloria di Dio”[17]. |
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Militare per Iddio
sotto il vessillo della croce,
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Gesuiti
oggi
Di fronte ai bisogni dell’umanità, quale può essere il contributo dei Gesuiti e della spiritualità dell’obbedienza? Obbedienza al PapaInnanzitutto, la vita dei Gesuiti è sicuramente caratterizzata dall’obbedienza al Papa: “Anche oggi, in spirito di fede, la nostra Compagnia riconferma il tradizionale legame d’amore e di servizio, che la unisce al Romano Pontefice, vuole corrispondere ai desideri che egli le ha manifestato in diverse occasioni e adempiere alle missioni che le ha affidato, e allo stesso tempo intende collaborare con il Collegio episcopale nel servizio dell’evangelizzazione”[25]. Obbedienza al Papa inattuale, fuori moda? La straordinaria dimostrazione di amore, che tantissime persone hanno voluto dedicare a Giovanni Paolo II nel momento della sua partenza per il Cielo e a Benedetto XVI all’inizio del suo mandato, ha evidenziato come oggi l’unità con il Papa sia invece ancora attuale e significativa. Essa ha fatto vedere al mondo il volto della Chiesa come Popolo e quanto la spiritualità dell’obbedienza sia diventata patrimonio di tutta la Chiesa. |
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Esercizi spiritualiCon gli Esercizi Spirituali il carisma propone poi un “metodo” universale per raggiungere l’unione con Dio. Anche oggi, la preghiera personale nel silenzio della solitudine rimane un tempo necessario[26], affinché la parola comunicata nell’incontro con il fratello edifichi sempre di più la Chiesa come “casa e scuola della comunione”[27]. In un mondo che propone false identità e libertà, o tende a disciogliere la persona nella massa, l’esperienza degli Esercizi può rappresentare una via per rientrare in se stesso[28], trovare Dio e il suo amore misericordioso e ritornare da uomini nuovi nella famiglia umana: “La nostra missione di gesuiti raggiunge qualcosa di fondamentale nel cuore umano: il desiderio di trovare Dio in un mondo sfregiato dal peccato, e vivere poi secondo il Vangelo in tutte le sue implicazioni”[29]. D’altra parte, se gli Esercizi Spirituali rappresentano il “prototipo” della via individuale a Dio, è pur vero che questa esperienza trova la sua pienezza e un “di più” di senso nell’unione con Dio sperimentata nella comunione con il fratello. Diventa quindi indispensabile il dialogo tra queste due vie, affinché l’una e l’altra insieme portino alla Chiesa e all’umanità tutta la ricchezza che nasce dalle cose nuove e antiche[30]. |
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Servizio della fede e promozione della giustiziaNella società, alla luce del cammino fatto insieme alla Chiesa, anche i Gesuiti, come “servitori della missione di Cristo”[31], si sentono oggi chiamati e inviati a contribuire con la loro presenza e testimonianza alla “difficile ricerca dell’unità del mondo”[32]. Il servizio della fede e la promozione della giustizia, «di quella “giustizia del Vangelo”, la quale è come il sacramento dell'amore e della misericordia di Dio»[33] è la missione attuale dei Gesuiti che include “come sue dimensioni integrali, proclamazione del Vangelo, dialogo ed evangelizzazione della cultura”. Esse “nascono da un'attenzione obbediente a ciò che il Cristo risorto sta compiendo per condurre il mondo alla pienezza del Regno di Dio”[34]. Obbedienza al Papa, fedeltà alla Chiesa e servizio all’umanità, per amore del Padre. Qui sta il cuore segreto dei compagni di Gesù, l’anima di tutte le loro attività apostoliche, la fonte di irradiazione del carisma ignaziano nella Chiesa e nel mondo: dire ad ogni uomo, con la vita e la parola, che può trovare la sua vera libertà e identità, la sua piena felicità nel dare la propria vita agli altri per amore. Come Gesù. |
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