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Cercare insieme la volontà
di Dio Il
primo gruppo di Gesuiti |
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Dieci compagni Un unico fine e Motivazioni Articolo |
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Un unico fine e pluralità di giudiziAlla
luce del Vangelo, il gruppo non ha paura di evidenziare, riguardo ai mezzi,
la diversità di opinioni e la pluralità di giudizi. Nello stesso tempo però
il gruppo mantiene uno e unico il fine: “a proposito di questo nostro stato di vita ci trovavamo su posizioni
e pareri diversi. Tutti avevamo la stessa mente, la stessa volontà, cioè:
cercare con perfezione la volontà e il beneplacito di Dio, come richiede la
nostra vocazione. Quanto poi ai
mezzi più idonei e fruttuosi, sia per noi che per il nostro prossimo, avevamo
una certa pluralità di giudizi. Nessuno dovrebbe meravigliarsi che tra noi,
così deboli e fragili, sia intercorsa questa pluralità di giudizi, dal
momento che gli stessi principi e colonne della Chiesa (Gal. 2, 11) e tanti
altri santi a cui certo non possiamo paragonarci neppure da lontano, hanno
avuto pareri diversi e talora contrari, e questi loro giudizi contrastanti
hanno tramandato per iscritto. Anche noi dunque avevamo pareri diversi. Ma,
insieme, eravamo solleciti e attenti a scoprire e aprire una via da percorrere
per offrirci tutti e interamente al nostro Dio, intendendo che tutto, di noi,
riuscisse a lode, onore e gloria del Signore”. Se ci fossero fini diversi, se ciascuno cercasse
il “suo” fine, se il gruppo portasse il livello della diversità sui fini,
sarebbe impossibile cercare insieme la volontà di Dio. |
Con cuore umile e sempliceTutti insieme decidono di mettere a base del loro discernimento spirituale innanzitutto alcuni mezzi spirituali: “Decidemmo, infine, e di comune accordo stabilimmo di impegnarci più fervorosamente del solito nella preghiera, nel Santo Sacrificio e nella meditazione; e, usata così ogni diligenza, affidare poi al Signore ogni nostro pensiero, fiduciosi in Lui: Egli, così buono e generoso che non nega spirito retto a nessuno che glielo domandi con cuore umile e semplice, anzi lo concede con larghezza, senza rinfacciare nulla a nessuno, certo non sarebbe mancato neppure a noi, anzi ci avrebbe assistito - tanta è la sua bontà - molto più efficacemente di quanto potevamo domandare o capire” (cf ES n. 169). Insieme con questi mezzi spirituali, i compagni impiegarono “ogni umano accorgimento”, affrontando “alcune questioni che richiedevano attenta e matura considerazione e lungimiranza. Su di esse, lungo il giorno, ci fermavamo a riflettere e a meditare, e la nostra ricerca continuava anche nella preghiera. La notte poi ciascuno proponeva all'attenzione degli altri ciò che aveva ritenuto più giusto ed efficace, di modo che tutti abbracciassimo unanimi il parere più vero che, sottoposto a esame, raccoglieva più consensi ed era confortato da più valide motivazioni”. Da questa descrizione iniziale possiamo cogliere alcuni elementi di metodo. Innanzitutto il discernimento spirituale comunitario prevede come punto di partenza una rinnovata scelta di Dio-Amore. Poi un ambiente spirituale attraverso la comunione con Gesù Parola (preghiera e meditazione) e con Gesù Eucaristia (Santo Sacrificio). Quindi l’uso di mezzi umani. Infine l’alternanza di due tempi di ricerca: uno personale e l’altro collettivo. Il primo, si svolge secondo tre tipi di attività: riflessione, meditazione, preghiera. Il secondo, ha quattro momenti: la messa in comune del parere personale, l’esame dei diversi pareri, il riconoscimento di quello “più vero” e infine la decisione unanime. |
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Stringendoci in un solo corpoI dieci, quindi, affrontano la prima questione: “dopo aver offerto e consacrato noi stessi e la nostra vita a Cristo nostro Signore e al suo vero e legittimo Vicario in terra perché egli disponga di noi e ci mandi là dove giudica che noi possiamo portare frutto (...), è più utile che siamo tra noi così strettamente uniti in un solo corpo che nessuna separazione e distanza, per quanto grande, ci possa dividere? O forse questo non è così utile?”. Come possiamo notare, la domanda richiama alla memoria la storia e il momento presente di ciascuno e del gruppo (dopo aver…), propone una preferenza (è più utile), ha la forma di un’alternativa (sì o no), viene espressa in maniera semplice e precisa. Alla fine il gruppo si decise “per la prima alternativa e cioè: dal momento che il Signore nella sua generosa bontà ha voluto adunare e unire insieme noi, così deboli e provenienti da regioni e civiltà tanto diverse, non dobbiamo spezzare questa unione e comunità voluta da Dio; dobbiamo anzi mantenerla salda e rafforzarla, stringendoci in un solo corpo, attenti e premurosi gli uni verso gli altri, in vista del bene maggiore delle anime. Il valore di molti uniti insieme ha certo più vigore e consistenza, per ottenere qualunque arduo risultato, che non se si disperde in più direzioni”. L’unità, quindi, come criterio di discernimento e l’amore reciproco come via per rispondere alla volontà di Dio sul gruppo. Poiché la loro decisione va sottoposta per la conferma ad un’autorità superiore, i dieci aggiungono una postilla: “In tutto ciò che abbiamo detto e diremo su questi problemi intendiamo attenerci a questo criterio: nessuna cosa vogliamo sostenere di nostra testa o esclusivamente a nostro sentire, ma solo quel progetto che il Signore ispiri e la Sede Apostolica confermi e approvi, di qualunque cosa si tratti”. L’esito del loro discernimento va presentato al Papa, affinché, attraverso la sua parola, si esprima in modo definitivo la volontà di Dio e il discernimento possa dirsi effettivamente concluso. Altra cosa da notare: la decisione è presa “con chiarezza” e in breve tempo. Il gruppo sembra aver collettivamente vissuto i primi due modi di fare elezione che sono descritti negli Esercizi spirituali (nn. 175-176). |
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Fare obbedienza a uno di noiRisolta la prima questione, i dieci compagni passarono ad una seconda questione “più difficile, che esigeva più accurata riflessione e più illuminata lungimiranza… sarebbe stato bene emettere il terzo voto, di obbedienza a uno di noi, per poter più sinceramente, con maggiore gloria di Dio e con più merito, compiere in tutto la volontà del Signore nostro Dio e anche tutto quello che, liberamente, voglia e ci comandi Sua Santità, al quale già abbiamo offerto di tutto cuore noi stessi e ogni nostra volontà, intelligenza e capacità?”. Questa volta il discernimento è sofferto: i dieci compagni insistono “molti giorni nella preghiera e nella riflessione, ma nulla appariva che appagasse pienamente il nostro animo”. In semplici parole, sono bloccati. Però “fiduciosi nel Signore, cominciammo a discutere tra noi su alcuni espedienti per uscire meglio dall'incertezza”. Tutti insieme prendono atto che non riescono a prendere una decisione e non insistono, non forzano se stessi. Per custodire l’unità, cercano insieme i mezzi per uscire dall’impasse. Apparentemente sembra una perdita di tempo, ma non è così. Gesù non risparmia ai dieci compagni la fatica del discernimento che li porta a navigare nella notte, in attesa e ricerca (cf. Gv 21,1ss). Ma questa notte ha un senso: serve a far crescere la loro capacità di rimanere uniti, proprio mentre sperimentano, a causa delle loro diverse sensibilità, la difficoltà di essere uniti. In fondo avevano appena deciso di “stringersi in un solo corpo”. E Gesù li prende subito in parola. Cosa fa allora il gruppo? Si esercita nell’unità, affrontando insieme questa difficoltà. Vengono proposte tre ipotesi: ritirarsi tutti in un eremo, far ritirare solo tre o quattro che prendano la decisione a nome di tutti, rimanere in città dedicando metà giornata al discernimento e il resto all’attività apostolica. Alla fine “tutto considerato e discusso, decidemmo così: saremmo rimasti tutti in città”. |
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Tre disposizioni d’animoA questo punto il gruppo fa un altro discernimento comune sui mezzi da usare per trovare una via d’uscita e decidono di “proporre a tutti e a ciascuno in particolare” tre disposizioni d’animo. La prima, chiedere a Dio il contrario del proprio sentire: “ciascuno doveva prepararsi, e dedicarsi a pregare, offrire il santo Sacrificio e meditare, con l'intento e l'impegno di trovare gioia e pace nello Spirito Santo sul punto dell'obbedienza, dandosi da fare quanto poteva per affezionare la volontà più a obbedire che a comandare, se fosse uguale la gloria di Dio e la lode di Sua Maestà” (cf. ES, n. 16). La seconda, assumersi fino in fondo la propria libertà e responsabilità: “nessuno di noi doveva parlare dell'argomento con un altro compagno o cercare di conoscere le sue ragioni, perché nessuno inclinasse a fare il voto di obbedienza più che a non farlo, o viceversa, trascinato dall'altrui convinzione; volevamo che ciascuno considerasse solo quello che aveva attinto dall'orazione e meditazione come più giusto”. La terza, valutare ciò che è meglio, in modo autonomo e disponendosi ad assumere come propria la decisione presa dal gruppo: “ciascuno doveva considerarsi come estraneo alla nostra Compagnia e come se non dovesse aspettarsi di esservi mai accolto; in forza di questa disposizione non si sarebbe lasciato indurre da alcuna preferenza a pensare e decidere piuttosto per il sì che per il no, ma al contrario, come estraneo, avrebbe proposto alla considerazione comune il suo parere autonomo circa il sottomettersi o no all'obbedienza, e infine, a suo giudizio, avrebbe convalidato e approvato quella scelta nella quale il servizio di Dio sarebbe stato migliore e la conservazione della Compagnia più lunga e sicura” (cf-. ES n. 185). Questa terza disposizione è importantissima. A volte infatti può accadere che una o più persone partecipino al discernimento comunitario di un gruppo, di una comunità, di una famiglia, ecc., con una riserva mentale e affettiva: “se la decisione non mi soddisfa, non la farò mia”. Di conseguenza succede che, quando si passa alla fase della messa in opera della decisione presa, queste persone dicano: “voi avete deciso”, “loro hanno voluto”. In questo modo esse manifestano una presa di distanza dal gruppo che, durante il discernimento, era stata invece taciuta più o meno consapevolmente. Questo atteggiamento, a volte, si manifesta nella “resistenza passiva e silenziosa” che di fatto impedisce alla decisione di essere realizzata e soprattutto evidenzia una divisione che si pensava non ci fosse o fosse stata superata. Chissà, forse proprio per far emergere questa tentazione, di cui lo stallo era un effetto, i dieci Gesuiti hanno deciso di rallentare il percorso. A volte, per mantenere e far crescere l’unità del gruppo, potrebbe essere necessario fermarsi del tutto e rinviare la conclusione del discernimento. Se si volesse prendere comunque una decisione, forzando se stessi e il gruppo, si rischierebbe di far vincere le spinte affettive negative che potrebbero lacerare ulteriormente il gruppo e le persone. |
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