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Sentire in
sé la volontà del Padre L’esperienza
spirituale in s. Ignazio di Loyola |
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Il Cardoner, Gli Esercizi Articolo |
Considerate da questo punto
di vista, le “visioni” sono i punti-luce attraverso i quali Ignazio stesso,
alla fine della sua vita, riconosce tutto il disegno divino della sua vita. Manresa: gli scrupoliMomento
centrale del cammino di Ignazio è Manresa, dove egli fa un’esperienza straordinaria
di Dio, potremmo dire, il suo “Paradiso”. In un primo tempo, però, Ignazio
viene sottoposto ad un periodo di purificazione, durante il quale “gli
accadeva molte volte di vere in aria, in pieno giorno, vicino a sé, una cosa
che gli dava molta consolazione, perché era molto bella, estremamente bella.
Non riusciva a comprendere bene che genere di cosa fosse, ma gli pareva che
in qualche modo avesse forma di serpente e avesse con molte cose che
brillavano come occhi, ma non lo erano”. Le
conseguenze di questa visione sono molteplici. È sottoposto alla tentazione
di riprendere la vita di prima, mentre sperimenta “grandi cambiamenti
nella sua anima” che lo fanno passare repentinamente dall’aridità,
tristezza e desolazione alla consolazione. È “molto tormentato da scrupoli”,
derivanti dalla memoria dei peccati commessi nella vita passata, già
confessati, e che diventano sempre più sottili e angoscianti. Invoca l’aiuto
del Signore e “cominciò a gridare verso Dio ad alta voce”. Pensa “di gettarsi da una
grande buco che c’era in quella camera, proprio vicino al punto dove faceva
orazione”, ma vince questa idea per non offendere Dio. Fa
un grande digiuno che lo porta allo stremo delle forze e che abbandona per
obbedire al comando del confessore, rimanendo per due giorni libero dagli
scrupoli. Il terzo, dopo un ultimo ritorno degli scrupoli, è liberato “come
da un sogno”. Infine, in base all’esperienza fatta, prende la decisione
di “non confessare più nessuna cosa passata; da quel giorno in poi, rimase
libero da quegli scrupoli, ritenendo come cosa certa che Nostro Signore lo
aveva voluto liberare per sua misericordia”. Terminato
questo primo periodo Dio insegna ad Ignazio, come ad un bambino, i misteri
della fede attraverso alcune visioni intellettuali: della Trinità “sotto
forma di tre tasti”; di come Dio aveva creato il mondo: “una cosa
bianca, dalla quale uscivano raggi e con la quale Dio faceva luce”; della
presenza di Gesù Cristo nostro Signore nel Santissimo Sacramento: “come
dei raggi bianchi che scendevano dall’alto”; dell’umanità di Cristo “come
un corpo bianco non molto grande né molto piccolo, senza, però, vedere
distinzione alcuna di membra”, e di Maria “allo stesso modo, senza
distinzione di membra”. Ignazio stesso ci dice il significato che ebbero
queste visioni nella sua vita: “queste cose, che egli ha visto, lo
confermarono e gli diedero poi per sempre tanta fermezza nella fede da
pensare molte volte tra sé che, anche se non ci fosse |
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Il Cardoner, Gli Esercizi |
Il Cardoner, “Paradiso” di IgnazioInfine,
sulla riva del fiume Cardoner, Ignazio sperimenta la “grande luce”, alla
quale lungo il corso della sua vita farà più volte riferimento per
comprendere e seguire lo svolgersi del disegno di Dio su di lui: “si sedette un poco con la faccia
rivolta al torrente che scorreva in basso. Mentre stava lì seduto,
cominciarono ad aprirglisi gli occhi della mente: non è che avesse una
visione, ma capì e conobbe molte cose, sia delle cose spirituali che delle
cose concernenti la fede e le lettere, e questo con un’illuminazione così
grande che tutte le cose gli apparivano come nuove. Non si possono descrivere
tutti i particolari che allora egli comprese, sebbene essi fossero molti, ma
si può solo dire che ricevette una grande luce nell'intelletto. [E questo di
restare con l'intelletto illuminato si verificò in maniera così forte, che
gli pareva di essere come un altro uomo e di avere un altro intelletto,
diverso da quello che aveva prima.]”. Anche
di questa visione Ignazio ci offre il suo commento, rivelandoci che “in tutto il corso della sua vita,
fino ai sessantadue anni compiuti, mettendo insieme tutti e quanti gli aiuti
ricevuti da Dio, e tutte e quante le cose che aveva appreso, anche riunite
tutte insieme, non gli sembrava di aver imparato tanto come in quella sola
volta”. Subito dopo ha di nuovo la visione del serpente che ora, a confronto con la “grande luce”, riconosce come il demonio: “andò ad inginocchiarsi ai piedi di una croce, che si trovava lì vicino, per ringraziare Dio. Lì gli apparve quella visione che molte volte gli era apparsa, e che mai era riuscito a comprendere, cioè quella cosa di cui già sopra si è parlato e che gli sembrava molto bella, con molti occhi. Ma ora, stando davanti alla croce, vide bene che quella cosa così bella non aveva più il colore di prima, ed ebbe una chiarissima conoscenza, accompagnata da un grande assenso della volontà, che quello era il demonio”[3]. |
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Il Cardoner, Gli Esercizi |
LoyolaL’esperienza
di Manresa era stata preparata. Innanzitutto a Loyola, dove Ignazio era ritornato
dopo la grave ferita alle gambe sofferta nella battaglia di Pamplona del
1521. Durante la convalescenza, una notte Ignazio vede Maria con il bambino
Gesù: “Ormai i pensieri di prima stavano scomparendo, grazie ai santi
desideri che aveva e che gli furono confermati da una visione in questo modo.
Una notte, mentre era ancora sveglio, vide chiaramente un’immagine di Nostra
Signora con il santo Bambino Gesù. A tale vista, durata un notevole spazio di
tempo, ricevette una consolazione molto intensa e rimase con tale schifo di
tutta la sua vita passata, specialmente delle cose carnali, da sembrargli che
fossero scomparse dall’anima tutte le immaginazioni che vi teneva prima
impresse e vivamente raffigurate”. Il
frutto di questa visione: “da quel momento fino all’agosto |
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Il Cardoner, Gli Esercizi |
Dopo ManresaIl
cammino di Ignazio, dopo il “Paradiso di Manresa”, continua. Innanzitutto attraverso
la visione di Cristo che lo accompagna nel suo viaggio a Gerusalemme e fino
agli inizi degli studi: “Mentre si trovava lì [Padova], gli apparve
Cristo nel modo in cui di solito gli appariva, come abbiamo detto sopra, e lo
confortò molto (…) molte volte gli appariva nostro Signore, che gli
infondeva molta consolazione e forza. Gli sembrava di vedere una cosa rotonda
e grande, come se fosse d’oro; e gli si rappresentava questo dopo che,
partiti da Cipro, giunsero a Giaffa (…) Mentre percorreva quelle
strade [di Gerusalemme], trattenuto in quel modo dal cristiano della
cintura, ricevette grande consolazione da nostro Signore: gli sembrava di vedere
continuamente Cristo sopra di sé”. Durante
gli studi, che Ignazio farà prima in Spagna (Alcalà e Salamanca) e poi a
Parigi, le visioni intellettuali si interrompono. Un momento particolare di
questo periodo avviene a Rouen, dove Ignazio ebbe “una grande consolatione
et sforzo spirituale con tanta allegrezza, che cominciò a gridare per quei
campi et parlar’ con Dio”. Come
appare da questa descrizione, non si tratta propriamente di una visione come
le altre. Di fatto, però, questa grande consolazione rappresenta un passaggio
decisivo. Attraverso di essa, infatti, Dio spinge Ignazio a lasciare i “suoi”
compagni per disporsi a ricevere i compagni “di Gesù”. Ritornato a Parigi,
infatti, Ignazio decide di non parlare più delle cose di Dio, ma di dedicarsi
solo allo studio. Ed è proprio in questo tempo che egli “conversava con
Mro. Pietro Fabro et con Mro. Francesco Xavier, li quali poi guadagnò a
servizio di Dio per mezzo degli Exercitii”. Terminato
il periodo di studi, in occasione dell’ordinazione sacerdotale e mentre
attende, insieme con i primi “compagni di Gesù”, di imbarcarsi per
Gerusalemme le visioni intellettuali ritornano: “In quel tempo che fu a Vicenza hebbe molte visioni
spirituali, et molte quasi ordinarie consolationi; et per il contrario quando
fu in Parigi; massime quando si cominciò a preparare per essere sacerdote in
Venetia, et quando si preparava per dire la messa, per tutti quelli viaggi
hebbe grandi visitationi spirituali, di quelle che soleva havere stando in
Manressa”[5]. |
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Il Cardoner, Gli Esercizi |
La Storta e Roma
Un’altra tappa
fondamentale è la visione avvenuta nella frazione de Arrivato in
prossimità della cappellina de A Lainez, uno dei tre compagni con i quali fece quel viaggio, l’altro era Fabro, Ignazio disse che gli parve di “vedere Cristo caricato della croce e, accanto a Lui, il Padre che gli diceva: Voglio che tu prenda costui come tuo servitore. Gesù allora lo prendeva dicendo: Voglio che tu ci serva. Perciò, essendogli venuta una grande devozione per questo nome santissimo, volle che la congregazione si chiamasse Compagnia di Gesù”[7]. Nadal, che Ignazio
inviava personalmente nelle comunità dei gesuiti per raccontare come era nata
Alla luce di queste
tre testimonianze, la visione si rivela innanzitutto come risposta alla
preghiera di Ignazio di “essere messo con il Figlio”. Questa risposta però
coinvolge non solo Ignazio, “voglio
che tu ci serva”, ma anche tutto il gruppo dei compagni, “ci sceglieva”. Il Padre quindi
mette “con Gesù” Ignazio e tutti gli altri compagni, eleggendoli e confermandoli
tutti insieme come “compagni di Gesù”. E siamo di nuovo a Roma, dove Ignazio toglie per un attimo il velo
della sua esperienza spirituale e ci dice che “Et che anche adesso havea
molte volte visioni, maxime quelle, delle quali di sopra si è detto, di veder
Cristo come sole. Et questo gli accadeva spesso andando parlando di cose di
importanza, et quello gli faceva venire in confirmatione (…) Quando diceva messa,
haveva anche molte visioni; et che quando faceva le constitutioni le haveva
anche molto spesso (…) erano visioni, che lui vedeva in confirmatione
di alcuna delle constitutioni, et vedendo alle volte Dio Padre, alle volte
tutte le tre persone della Trinità, alle volte |