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by Paolo Monaco sj

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Un passaggio epocale

Editoriale

 

 

 

Editoriale pubblicato
in
Unità e Carismi
1 (2012) 2-3

 

 

 

Altre pagine

 

Mondanità
spirituale.
Non lasciamoci
rubare il Vangelo

 

Il più bello

 

Il motto di
Francesco è
“Misericordiando”

 

Generare
la profezia

 

Entrare
nella luce

 

Puglisi, un uomo
semplice

 

Giovani,
camminiamo
controcorrente

 

Io sono
il tuo perché

 

Si apre una
nuova fase
nella Chiesa
cattolica

 

Pace,
fratello mio

 

Esercizi
spirituali
collettivi

 

Maria Desolata
e la nuova
evangelizzazione

 

Il coraggio
di un vero
cambiamento

 

Un passaggio
epocale

 

Per una società
interculturale

 

Chiara Lubich
e l’obbedienza

 

Lo sguardo
del cuore

 

Gli strumenti
della spiritualità
di comunione

 

L’oggi di Dio
e della Chiesa

 

È notizia di oggi. A Monterotondo, vicino Roma, due sorelle tunisine, tranquillamente sedute al bar con un bambino di un anno, vengono aggredite da un gruppetto di ragazzi pieni di birra con insulti, calci e pugni: «Il velo qui non lo dovete portare, tornatevene nel vostro Paese… kamikaze vai a farti esplodere nel tuo Paese».

 

Dice una di loro: «È una vergogna, dovevo venire in Italia per farmi mettere le mani addosso da un uomo. Davvero non avrei mai pensato che potesse capitarmi una cosa del genere qui. In altri Paesi forse sì, ma qui no». «Avevo trovato lavoro come sarta – continua -, ma mi hanno espressamente chiesto di togliere il velo per essere assunta». Il fratello commenta: «Se in Italia siete frustrati, perché c’è la crisi e siete precari, non prendetevela con noi». Il sindaco, ovviamente, condanna l’accaduto: «Un episodio riconducibile all’azione di singoli e non espressione di tessuto sociale degradato e razzista» (Il Messaggero).

 

È notizia di questi giorni. Un giovane marocchino a Verona tenta di darsi fuoco: «Sono quattro mesi che non ricevo lo stipendio. Sono un operaio edile e lavoro per un marocchino. Nono voglio finire a spacciare o a rubare». Dalle cronache sembra un atto dimostrativo. Drammatico, invece, e inquietante, il gesto dell’artigiano di 58 anni che si è dato fuoco per problemi con il fisco davanti alla sede della commissione tributaria di Bologna.

 

Tutti sono dispiaciuti. C’è chi dice che non bisogna rimanere indifferenti di fronte a questa richiesta d’aiuto. Romano Prodi commenta: «È un terribile segnale di disperazione. Certo, sono disagi singoli che interpretano però un momento di grande difficoltà» (Repubblica.it).

 

Potremmo continuare. Disagi economici e culturali che segnano la nostra società e ci trovano impreparati, se non addirittura ostili, perché ci chiedono un cambiamento che a volte non siamo disposti ad affrontare.

 

Eravamo tutti felici quando è caduto il Muro di Berlino, come ci siamo terrorizzati di fronte al crollo delle Torri Gemelle di New York. Abbiamo gioito delle rivoluzioni che hanno attraversato i Paesi mediterranei. E ci siamo spaventati guardando le migliaia di persone che hanno bussato alle porte di Lampedusa.

 

Povera Europa, sempre più fragile, povera, impaurita. Assediata a Ovest dalla ripresa economica americana, compressa a Est dalla potenza russa e cinese, sollecitata a Sud dai Paesi emergenti, divisa al suo interno tra coloro che spingono verso un’Europa sempre più unita e chi invece vuole (quasi) ritornare indietro.

 

Non riesce a trovare il bandolo della matassa. Non sa dove andare. La sua potenza culturale, prima che militare, economica e politica, sembra essere svanita. Non è più il “centro del mondo” e sta diventando un partner sempre meno ricercato. Insomma: è un continente che sembra stia perdendo la sfida della globalizzazione.

 

Eppure l’Europa ha sempre avuto un orizzonte che andava oltre se stessa. Ha saputo viaggiare verso nuovi mondi, attraversare le proprie frontiere, arrivando fino ai confini del mondo. È riuscita ad accogliere culture diverse e avviare processi di integrazione, dialogo, collaborazione, passando certamente anche attraverso battaglie, dominazioni ecc.

 

Qual è la nuova frontiera da superare, il nuovo mondo che ci attende? Affrontare il passaggio dalla società multiculturale alla società interculturale, frutto dell’amore reciproco fra persone di culture, religioni, orientamenti e convinzioni diverse che hanno scelto di essere tra loro fratelli. È la risposta di Chiara Lubich, di cui ci vengono riportati alcuni brani di un discorso del 2004 a Londra (Monaco).

 

Questo passaggio epocale sta diventando realtà e il presente numero di “Unità e Carismi” ne vuole offrire una traccia. Attraverso esperienze di vita: l’impegno quotidiano di un gruppo di religiose nel realizzare tra loro la fraternità (Motta); un vivissimo reportage da Lampedusa (Maltese); il servizio di una religiosa scalabriniana (Donegana) e di un oblato di Maria immacolata (Messina) con i migranti; il coraggio di una comunità parrocchiale che in nome dell’accoglienza al fratello supera la legge (Andrade).

 

Con alcuni approfondimenti: una riflessione spirituale-pedagogica sul cambiamento (Bisignano); l’approfondimento del senso della storia alla luce del mistero di Cristo (Mantovani).

 

Due preziose testimonianze: di Giorgio La Pira, sindaco di una città, Firenze, per vocazione aperta alla fraternità (Luppi); di un movimento musulmano, nato dal dialogo tra cattolici e musulmani in Algeria (Callebaut).

 

E un interessante resoconto del dialogo sulla nuova evangelizzazione tra il carisma francescano, che sta alla base della fondazione dell’Europa, e alcuni carismi che sono nati in questo nostro tempo (Jansen).

 

Crediamo che questo dialogo, insieme ad altre vie, può ravvivare e suscitare quelle nuove energie e nuove forze di cui l’Europa, e non solo, ha bisogno per realizzare una società dove le diversità di religione e cultura siano vissute come ricchezze e dove soprattutto sia bandita la inaccettabile disuguaglianza tra ricchi e poveri.

 

 

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