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by Paolo Monaco sj

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Saggi >
Compagnia
di Gesù

La «gratia Societatis» secondo il padre Nadal

Come conoscere il carisma della Compagnia di Gesù

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Introduzione

 

L’orizzonte
ermeneutico

 

La vita e l’esempio
di sant’Ignazio
di Loyola

 

La chiamata del re
e la meditazione
dei due vessilli

 

Il fine della
Compagnia di Gesù

 

I principi che
regolano il governo

della Compagnia
di Gesù

 

Cinque punti
per vivere la
«gratia Societatis»

 

Conclusione

 

Bibliografia

 

 

 

 

Altre pagine

 

La soppressione
e la ricostituzione
della Compagnia
di Gesù

 

Chiara Lubich
e i Gesuiti

 

Il corpo della
Compagnia
di Gesù

 

Cercare insieme
la volontà di Dio

 

Le missioni
dei Gesuiti

Il corpo della
Compagnia
di Gesù

 

The deliberation
that started
the Jesuits

 

Oblazione della
Compagnia
di Gesù

 

I Gesuiti,
compagni
di Gesù

 

 

 

capitolo terzo

LA CHIAMATA DEL RE E LA MEDITAZIONE DEI DUE VESSILLI

 

Il secondo mezzo per conoscere la «gratia Societatis» comprende la chiamata del re e la meditazione dei due vessilli. P. Nadal presenta le due meditazioni in varie occasioni: nelle Exhortationes in Hispania[1] del 1554, nelle In Examen annotationes[2] del 1557, nelle Exhortationes Complutenses in Alcalá[3] e nelle Pláticas espirituales en Coimbra[4] del 1561, e nelle Exhortationes Colonienses[5] del 1567.

 

 

3.1. “Exhortationes in Hispania”

 

Nelle Exhortationes in Hispania p. Nadal menziona le due meditazioni in riferimento a due momenti fondamentali della vita di sant'Ignazio e, come abbiamo visto, della fondazione della Compagnia di Gesù: l'esperienza di Manresa e la “visione” de La Storta.

 

1) Nella “illuminazione così grande” del Cardoner, in quella “grande luce nell'intelletto” che trasforma sant'Ignazio in un uomo nuovo, Dio stesso, affinché tutto si orientasse al servizio di Dio e alla salvezza delle anime, ha comunicato al santo gli Esercizi e ha mostrato il suo disegno su di lui e sulla Compagnia specialmente nelle meditazioni del Re e dei Due Vessilli:

 

“Aquí le comunicó N. S. los exercicios, guiándole desta manera para que todo se empleasse en el servitio suyo y salud de las almas; lo qual le mostró con devotión specialmente en dos exercicios, scilicet, del Rey y de las vanderas. Aquí entendió su fin y aquello a que todo se devía applicar y tener por scopo en todas sus obras, que es el que tiene aora la Compañía[6]”.

 

Più avanti chiarisce che tale modo di vivere è chiamato “militia” nella Bolla di approvazione della Compagnia di Gesù:

 

“Notandum quod modus noster vivendi in bulla dicitur militia, propter illud quod P. Ignatio ostensum est in illis meditationibus, de bello scilicet quod Christus mundo indixit, carni et daemoni; cuius vexillum sequi totis Societas viribus con­tendit. Sed circa id quod quaeritur, duo dicam: alterum quod audivi a P. Laynez, alterum vero quod a P. Ignatio[7]”.

 

E questa milizia si esercita nella lotta che Cristo porta avanti contro il mondo, la carne e il diavolo.

 

2) Nella visione de La Storta, poi, secondo p. Nadal il vessillo di Cristo è il vessillo della croce: Dio Padre chiama, così, tutti i membri della Compagnia a seguire Gesù crocifisso come “seguaci di Gesù che porta la croce”. Questa è una grazia speciale concessa da Dio Padre alla Compagnia:

 

“1. Eo tempore quo de Societatis confirmatione tractabatur, cum Romam veniret cum Patribus Fabro et Laynez, oranti P. Ignatio per visum Christus apparuit cum cruce; cui quum Deus P. Ignatium adiunxisset contra in servitutem, dixit: ego vobiscum ero; quo manifeste significabat nos, Deum nos, in socios Iesu elegisse. Et haec est quaedam specialis gratia Societati a Deo concessa. Pro quo notandum quod Christus, qui resurgens ex mortuis iam non moritur [Rm. 6,9] in suis adhuc membris et continuo crucem patitur. Unde et Paulo dixit: «Quid me persequeris?» [At 9,4]. In id igitur nos vocat Deus, ut in hac militia Iesum sequamur, tollentes crucem quisque suam, pro Christo patientes; et in hoc debemus animari et confortari, quod scilicet Christum sequimur, eius socii effecti per crucem. Quid enim aliud aut voluit aut habuit Christus in hoc mundo, quam labores, persecutiones et crucem ad Dei Patris gloriam nostramque omnium salutem? Id ergo velimus et nos, exponentes, si opus sit, pro fratrum salute animas nostras. 2. Confirmat proxime adnotata quod semel cuidam P. Ignatius respondit, quaerenti quare non aliter Societas vocaretur; Solus, inquit, Deus nomen hoc quod habet et appellationem mutare poterit[8]”.

 


È a questo che si deve il nome della Compagnia di Gesù, in tal modo appartenente alla Compagnia, che nessuno, se non Dio, lo possa cambiare.

 

 

3.2. “In Examen annotationes”

 

Anche nel primo capitolo delle In Examen annotationes[9] del 1557, presentando il nome e l'approvazione della Compagnia di Gesù, p. Nadal fa riferimento alle meditazioni del re e dei due vessilli, poiché in esse, come in tutti gli Esercizi, si può cogliere la “ratio” della vocazione della Compagnia, che si riassume nell'espressione “militare sotto il vessillo di Cristo”:

 

“Fuit a Sede Apostolica nuncupata Societas Iesu. Ut aliae partes instituti, ita et hoc nomen authoritatem accepit ab Apostolica Sede; principium tamen a Dei ipsius inspiratione. Nam ratio nostrae vocationis militia quaedam est sub vexillo Christi, quod et totis exercitiis colligimus et in meditatione praesertim Regis temporalis ac Vexillorum sentimus; nam in meditatione regis temporalis vocamur a Christo Iesu summo et angelorum et hominum et rege et duce ad so­cietatem sui belli, quod adversus mundum, carnem teterrimosque daemones gerit, donec tradat regnum Deo et Patri, atque evacuet omnem principatum, potestatem et virtutem [1 Cor. 15,24]. Nomina nos damus, atque conscribimur digito Dei in illam militiam sacrosanctam. Ex vexillorum vero meditatione intelligimus ad vexillum Christi Iesu ad ipsumque Imperatorem Christum nos concurrere, cum eo in aciem procedere, in acie stare, ex acie per illum confligere. Hac ratione primum vocatus est Pater Ignatius, hac per illas meditationes nos vocat Christus in Societatem suae militiae; ita nomen, eius Vicario in terris, Romano Pontifici, sub vexillo Crucis dare nos in formula instituti nostri legimus[10]”.

 

La chiamata del re temporale è l'esercizio nel quale si ascolta la chiamata di Cristo Gesù, re e comandante sommo degli angeli e degli uomini: per costruire il Regno di Dio Padre, egli invita a farsi suoi soci nella sua guerra contro il mondo, la carne e i demoni.

 

Nella meditazione dei due vessilli, dunque, si comprende il vessillo di Cristo, quello con il quale procedere, stare e combattere in quella guerra: la croce.

 

A questa “ratio”, alla quale è stato chiamato per primo sant'Ignazio, ora, attraverso le due meditazioni, Cristo chiama anche altri nella Compagnia della sua milizia. La formulazione del 1554 prende qua la sua struttura logica piena.

 

 

3.3. “Exhortationes Complutenses in Alcalá”

 

P. Nadal espone in modo più articolato le due meditazioni nella terza esortazione[11]. Per conoscere, infatti, la grazia della vocazione della Compagnia, è innanzitutto necessario conoscere come Dio chiamò dal principio sant'Ignazio, come fondò in lui la Compagnia e come lo elesse “principio” e “ministro” di quella vocazione. Ma un altro mezzo per intendere che cosa sia la Compagnia sono le due meditazioni del re temporale e dei due vessilli:

 

“Para la intelligencia de nuestro instituto dezíamos que era menester entender la gracia que Dios nuestro Señor nos haze en nuestra vocación; y assí hablamos della y de un medio conveniente para esta intelligencia, que era cómo Dios nuestro Señor llamó desde el principio al P. Ignatio y en él fundó la Compañía y lo eligió por principio y ministro desta vocación e instituto. Oy diremos con la divina gracia de lo mesmo. Quiero yo conocer este instituto y ver qué es la Compañía. Ay un medio que pienso yo guió al Padre Ignatio a esta disposición de los ministerios y partes de la Compañía. Entre los exercicios nuestros ay dos meditaciones, en las quales yo mucho me consuelo, que ayudan a entender qué cosa sea la Compañía. La una es del Rey temporal, la otra de las dos Vanderas. La Compañía atiende al provecho de las ánimas. Como veis, éste es su instituto, esto nos enseñan las bullas apostólicas y nuestras Constituciones, y esto vemos praticarse en todas partes. Aora veamos cómo se a venido a esto, qué principio ay para llegar a esto que es la gracia propria de nuestra vocación, para la qual ay ayuda especial y particular favor de Dios nuestro Señor[12]”.

 

Le due meditazioni, in definitiva, conducono alla comprensione della grazia della vocazione della Compagnia di Gesù: attendere al profitto delle anime.

 

 

3.3.1. La chiamata del re

 

1) L'esercizio del re è una comparazione o similitudine di due imperatori, due re e monarchi che intraprendono una grande conquista. Il primo, cristiano cattolico, che vuole assoggettare il mondo all'obbedienza di Dio e della sua santa Chiesa, chiama a questa conquista dei vassalli.

 

Egli desidera combattere in prima persona e lavorare come tutti, rimanendo in campo contro i nemici. Coloro che vogliono seguirlo, devono imitarlo e, quindi, combattere e vivere secondo le esigenze della guerra. Per stimolare maggiormente i suoi vassalli ad intraprendere questa impresa, l'imperatore promette loro un premio:

 

“A esto nos lleva la primera meditación. Diréos la substantia y suma della. Házese en este exercicio una comparación y semejança de dos emperadores, dos reyes y monarchas que enprenden una gran conquista. El uno es christiano cathólico que se determina a subiectar el mundo a la obediencia de Dios y de su sancta Iglesia. Tiene vasallos a los quales llama a esta conquista; quiere él por su persona hallarse en ella y trabajar como todos y estar en el campo contra los enemigos. Y los que le an de seguir en esta empresa an de imitarle a él y pelear y vivir a uso de la guerra. Y para más animar a los suyos promete este Emperador premio a los que assí le siguieren[13]”.

 

2) La chiamata del re, dice p. Nadal, è un mezzo-immagine sensibile, una comparazione, attraverso la quale Dio guida alla comprensione delle cose spirituali. Essa è un'introduzione attraverso la quale nostro Signore conduce-eleva gli uomini alle cose che non si vedono, ma si credono: Dio realmente presente «aquí entre nosotros», qui in mezzo ai suoi. Credere e vedere questa presenza, potrebbe cambiare il modo di vivere, procedere e conversare:

 

“Quiéroos advertir aquí una cosa que os ayudará para entender las cosas de la meditación; que por estas cosas sensibles nos guía Dios nuestro Señor a entender las que no se sienten, que son spirituales. Este Rey y este llamamiento suyo y los vasallos y la conquista que se haze y todo lo que se os a dicho, cosa es que se vee y se oye y se siente muy bien con los sentidos. Pues esto es una introductión, por la qual lleva nuestro Señor a los hombres a lo que no se vee y se cree. No sólo lo que vee el hombre es; muchas cosas son y passan que no veemos, mas creémoslas ¿Veis vos por ventura a los demonios que andan por este medio? ¿O a los ángeles que nos ayudan y amparan? ¿Veis a Dios cuyo ser y poder infinito está aquí entre nosotros? No le veis vos, y está aquí su magestad omnipotente; y esta consideración me mueve a mí y me ayuda. Y sí la presencia de Dio no nos mueve assí, estando aquí entre nosotros realmente, es porque no estamos en ello, porque tenemos los ojos baxos a las cosas sensibles. Si los alçássemos y nos guiásemos por lo que creemos y no veemos, de otra manera viviríamos, de otra manera andaríamos y conserversaríamos[14]”.

 

3) Attraverso la similitudine con il re temporale e la sua impresa, la chiamata del re eterno vuole presentare in primo luogo la grazia della vocazione generale e comune che interessa tutti i cristiani di tutti gli stati di vita, ovvero il fine dell'incarnazione di Cristo.

 

Egli è venuto nel mondo, ha chiamato gli Apostoli per la conversione «de las almas» e ha trasmesso alla Chiesa la sua opera-impresa: vincere il mondo per ricondurlo e assoggettarlo all'obbedienza del Padre. Per questo fine Cristo non ha mai cessato di chiamare persone nella Chiesa. Dio Padre, infatti, vuole che tutti i cristiani siano «ayudadores de Dios», lo aiutino nella sua «obra»:

 

“Pues mirad cómo nos sirve para esto la meditación que hemos dicho. A semejanza de este Rey temporal y de esta empressa, assí passa y passó realmente en la Iglesia. ¿Qué pensáis que fue venir Christo al mundo, llamar apóstoles y predicar, sino hazer gente para la conversión de las almas? Vino Christo a vencer el mundo, a rendirle y sujetarle a la obediencia del Padre eterno, ego vici mundum [Gv. 16,33], ésta fué la obra mía, vencer el mundo y al demonio y pecado. Ego vici, yo le he vencido a mis solas, en la cruz, et non erat vir mecum [Cf. Is. 63,3]. Yo soy el principio de todos vuestros méritos, yo soy de quien nace la ef­ficacia y fuerça vuestra. ¿Ay quién me quiera seguir, quién me quiera ayudar al alcance? que van los enemigos de vencida. Coadiutores sumus Dei, assí nos llama el Apóstol [Cf. 1 Cor. 3,9], ayudadores de Dios. ¿Qué quiere Dios? Que le ayudemos en esta obra suya de la victoria del mundo y de los otros enemigos. Y a este fin llamó Christo a los apóstoles; y en diversos grados y en diversos esta­dos nunca a cessado de hazer gente en la Iglesia y de llamar a la ayuda de esta empressa; y llama el dia de oy. Esta es la gracia de la vocación, la ayuda particu­lar que da el Señor para aquel estado [a] que llama. Esto es así general y común en todos los estados de la Iglesia. Vengamos agora a lo que nos es más particular y proprio[15]”.

 

4) La chiamata del re, allora, ha lo scopo di «consolar y animar y causar» un gran zelo per quel fine-impresa che è lo stesso di Gesù. Il modo, poi, in cui Cristo ha realizzato il suo fine, la conversione e la salvezza delle anime, e ha attuato la sua opera-impresa, la vittoria sul mondo e gli altri nemici, è stata realizzata nella croce. Ora, Cristo, che continua a prendere la sua croce nel suo Corpo mistico, la Chiesa, e a patire in essa e ad essere perseguitato in essa, chiama i cristiani ad essere suoi collaboratori in questa impresa.

 

P. Nadal, allora, vede in quel fine-impresa il senso ultimo della «gratia Societatis»: Dio ha chiamato la Compagnia alla «conversión de las almas» per mezzo dei suoi ministeri, condividendo con Cristo le “attuali” croci “nella” e “della” Chiesa. L'efficacia dei ministeri della Compagnia, quali segni concreti e visibili della realizzazione di quel fine-impresa, dipende, quindi, dalla croce di Cristo:

 

“Para este mismo fin que os he dicho y para esta misma empressa tan grande para la qual Dios a ordenado su Iglesia llamó Dios a esta Compañía, hizo en estos nuestros días este esquadrón de gente. Y ¿qué pensáis que es aver Dios llamado a la Compañía? ¿Quál es nuestra vocación, donde hemos de estribar y confiar en Dios nuestro Señor para el cumplimiento de nuestros ministerios? Es esta ayuda de Dios nuestro Señor, que nos da y comunica para alcançar este fin, para ir por estos medios. Esta es la gracia de nuestro instituto y de la Compañía. Y desta manera llevó Dios al P. Ignatio, llamóle para este fin, mostróle los medios para alcançarle y ayudóle con efficacia a ellos. Aora, mirad, la vida del hombre es una continua pelea y un estar siempre en el campo, en el real contra los enemigos. Peleamos, y peleamos vestidos y armados con la gracia de Dios, con su amparo y su ayuda. Y más, que el modo de pelear, los medios para la victoria, él nos los pone, él nos ensaya en ellos y nos favorece. Haze Dios mucho por este fin que es la conversión de las almas, que las estima mucho ¿Sabéis qué tanto?. - Que dió por bien empleado derramar su sangre en la cruz, y dar su vida per la salvación dellas. Mirad la alteza deste fin, al qual nos llama Christo. Tenedlo en mucho. Esta meditación nos avía mucho de consolar y animar y causar en nostros un gran zelo del fin de nuestra vocación al qual el Señor nos llamó, por el qual llevó la cruz y padeció. Y oy día este nuestro Capitán lleva la cruz en su Cuerpo místico, que es la Iglesia, y padece en ella y es perseguido en ella. Mirad lo que dize el Apóstol: Adimpleo ea quae dessunt pasionum Christi in carne mea pro corpore eius, quod est Ecclesia [Col. 1,24]. Y nosotros por méritos de su cruz tenemos efficacia en nuestros ministerios, y con sta ayuda es el hombre formidable al demonio y a todos los enemigos. Grandemente nos a de ayudar esto para emprender con asfuerço los medios que ay en la Compañía para este fin: que es nuestro Capitán Jesús, que El nos llama, que a El seguimos, que en confiança de la ayuda suya, que no nos a de faltar, vamos contra los enemigos. Mirad que El no es fuerça y anima para hazer nuestros ministerios[16]”.

 

6) Infine, il p. Nadal termina l'esposizione della chiamata del re presentando la figura di sant'Ignazio come esempio concreto di colui che tutto orienta e vive alla luce della grazia donata da Dio:

 

“Advertid una cosa en esta parte de los medios que la Compañía abraça, que yo suelo pensar muchas vezes, y me es gran consuelo. Nuestro Padre Ignatio, de buena memoria, era de gran natural, de gran ánimo, y ayudado esto con la gracia de nuestro Señor siempre se esforçó a abraçar cosas grandes; así sus obras todas eran fervores. Y si miráis la Compañía y su instituto y sus exercicios, toda es una vivacidad de la charidad, un fervor della, un nunca estar ociosa, siempre animándose y despertándose al obrar. ¿No véis que estamos en guerra, en el campo? El siervo de Dios no a de ser perezoso, descuidado, sin hazer nada, mano sobre mano. En la guerra siempre ay en qué entender; no ay lugar a la ociosidad, nunca falta alguna, escaramuça o algun rebate. O, ya que no es tiempo de pelear, es de apparejar las armas para la guerra. Esto passa assí en la Compañía, siempre es tiempo de tratar con el próximo, pelear contra los vicios, contra el mundo, contra el demonio. Y quando no es tiempo desto, es de orar, estudiar y de los otros exercicios que veis en la Compañía, que todos son prepararse para la guerra. Y aun el comer y dormir, que son obras endereçadas a la necessidad del cuerpo, sirven para este fin y se an de endereçar a él[17]”.

 

 

3.3.2. La meditazione dei due vessilli

 

Nella meditazione dei due vessili p. Nadal vede l'esecuzione dell'istituto della Compagnia di Gesù, il suo modo di combattere. L'esercizio presenta il demonio e Cristo, uno guida dei buoni, l'altro guida dei cattivi:

 

“La 2a meditación, de las que propuse, nos declara la execución del instituto. Esta­mos en la guerra y tenémosla aplazada con el enemigo. Veamos cómo hemos de pelear. Dize el esercicio lo que realmente passa. Dezid, ¿no pensáis que está el demonio en el mundo, que está también Christo nuestro Señor? ¿Quién guía a los malos? - El demonio. - ¿Quién guía a los buenos? - Christo[18]”.

 

1) La prima parte della meditazione ci presenta il vessillo del demonio, l'orribile tormento del fuoco infernale che porta con sé. Egli dimora in Babilonia e il frutto della sua azione è confusione, tenebra e cecità:

 

“Tiene el demonio su estandarte, tiene gente debaxo de su vandera, haze gente. Consideralde, como os le pone el exercicio de nuestra meditación, en su infierno, en su tormento horrible de fuego infernal que trae consigo. Su asiento es en Babilonia, en confussión y tinieblas; que donde él manda, todo es ceguedad y confussión[19]”.

 

2) Dall'altra parte c'è Cristo, “Capitano della Chiesa”, guida dei buoni, luce eterna, misericordia piena, perfezione infinita nella sua divinità, realmente presente nell'Eucaristia, che tutto riempie della sua divinità: qui siamo a Gerusalemme, nella visione di pace e di salvezza. Cristo vuole che si abbia grande animo nella battaglia contro il nemico, sicuri dell'aiuto della sua grazia:

 

“Mirad por otra parte a Christo, Capitán de la Iglesia, guía de los buenos, luz eterna, bienaventurança cumplida, perfectión infinita en su divinidad. Miradle en el cielo y en el Sancto Sacramento, donde está realmente. Miradle en todas partes, que todo lo llena según su divinidad. Su assiento es en Hierusalem, en la visión de la paz y de la salud. Este es el Capitán de los buenos, él los guía y ampara con su gracia. Quiere que salgamos al asalto, a la escaramuça, que entremos en la batalla con el enemigo y tengamos grande ánimo y valor con la gracia y ayuda de nuestro Capitán. Y mirad que es menester que vamos a El cada día, que dél tomemos el modo del pelear y nos embíe El de su mano[20]”.

 

3) P. Nadal, poi, mette in guardia di fronte alla convinzione che il demonio sia incapace di pervertire le anime; inoltre, afferma che Dio permette gli inganni secondo la responsabilità personale di ciascuno e secondo i suoi segreti giudizi. P. Nadal, infine, menziona l'eresia come pericolo gravissimo. Secondo il nostro autore, i seguaci del demonio, inviati a pervertire gli altri, sono gli uomini cattivi:

 

“No penséis que el demonio tiene de oficio embiar a pervertir a las almas, y el miserable está sin fuerças rendido. Aprovéchasse para daño suyo y nuestro, con sus dañadas entrañas, de lo que Dios permite por nuestras culpas y sus secretos juicios. Permite Dios en este nuestro tiempo la heregía, que es un incomparable açote de la Iglesia, señal de grandes pecados nuestros y que tenemos con ellos mucho indignada la magestad del Señor. En esta ocassión entra el demonio como cruel enemigo ferozmente y tienta a los hombres de heregía, embía para pervertirlos hombres malos, miembros suyos que están a su mandar[21]”.

 

4) Al contrario, Cristo invia contro il nemico, il peccato, l'eresia e il mondo, i suoi angeli santi e i suoi uomini quali ministri e strumenti della sua grazia. Essi sono istruiti con i mezzi ecclesiastici, ai quali Egli dà efficacia e virtù. In questa meditazione, allora, vediamo l'istituto della Compagnia messo in pratica, l'esecuzione di esso, poiché Cristo è il maestro che ogni giorno aiuta e guida la Compagnia:

 

“Christo al contrario, contra el pecado, contra la heregía, contra el mundo, embía sus ángeles sanctos y embía a hombres ministros suyos y instrumentos de su gra­cia, instruídos con medios ecclesiásticos, a los quales con su gracia da El efficacia y virtud contra la potestad de los enemigos. Veis aquí nuestro instituto puesto en prática. Veis aquí la execución dél. ¿Quién nos instruye, hermanos? - Christo. - Dónde lo veemos? - Por la fee, que nos lo dize. El nos ayuda cada día y nos guía[22]”.

 

5) Concludendo l'esposizione dei due vessilli, p. Nadal fa riferimento all'obbedienza quale sintesi di tutti i mezzi di cui dispone la Compagnia di Gesù per essere sotto il vessillo di Cristo. Come si riconosce, infatti, l'autentico ministro inviato da Cristo? Colui che è ministro dell'obbedienza, è ministro di Cristo: tutti i superiori, quindi, rappresentano Cristo, tengono il posto di Cristo e hanno la sua autorità, poiché colui che comanda in tutti è Cristo “Capitano”. Chi, dunque, è inviato dal superiore e a lui obbedisce, è sotto il vessillo di Cristo:

 

“Veamos quién son estos sus ministros, a los quales El embía a tan gran em­pressa y favorece tan particularmente. ¿Qué señas tienen para conocerlos? El que es ministro de la obediencia, ése es de Christo. El superior representa a Christo, tiene sus vezes y authoridad. Quien va embiado dél, va debaxo de la vandera de Christo. El Papa y los otros subordinados superiores que tenemos en la Iglesia sancta, éstos tienen la authoridad de Christo, y en su obediencia vamos con este consuelo y con esta seguridad. Al fin, hermanos, Christo es nuestro Capitán, El trabajó por todos. Pónenos de su mano en estos reales; es menester que estemos siempre con cuidado, siempre al arma, que acudamos a nuestros superiores y dellos nos instruyamos. Esto es acudir al estandarte, a nuestro Capitán y tomar dél cada día lición de cómo hemos de pelear[23]”.

 

 

3.4. “Platicas espirituales en Coimbra”

 

Abbiamo già seguito in parte il cammino svolto da p. Nadal nelle Platicas espirituales en Coimbra: nella prima e seconda esortazione, infatti, avevamo individuato i principi-atteggiamenti necessari alla comprensione delle “cose di Dio” e lo schema storico-teologico di base nell'esposizione della «gratia comune», della «gratia religionis» e della «gratia Societatis».

 

Nella terza e quarta esortazione[24], poi, p. Nadal continua il suo discorso, presentando il primo mezzo necessario per la conoscenza della «gratia Societatis»: la storia di sant'Ignazio, ovvero, il cammino di fondazione della Compagnia di Gesù.

 

Infine, nella quinta esortazione, p. Nadal espone il secondo mezzo, cioè le meditazioni del re e dei due vessilli. In esse si comprende, secondo p. Nadal, la chiamata ricevuta da sant’Ignazio all’apostolato:

 

“Para conocer la gracia y vocación nuestra últimamente decíamos del fin de la Compañía, del cual la podíamos venir a conocer. Agora, con la gracia de Cristo, haremos lo mismo de algunos otros principios, hasta que vengamos a lo demás en particular. Llamó pues Dios N. Señor al Padre Ignacio, dándole gracia conforme a lo que pretendía; como San Pablo dice: gratiam et apostolatum [Rm. 1,5]. Y quiso, no que él solo se quedase con ella, pero que nos presidiese a nos[otros]; como lo hizo, y llevó nuestra Compañía adelante. Y aun agora creo lo hace, como de San P[edro] aun ahora dice S. León que ruega [a] Dios N. Señor por toda la Iglesia, como quie fué pastor suyo. Y para esto le instruyó Dios no sólo en la guía que tuvo, de que ya dijimos, pero aun en otra manera, conforme a la meditación del Rey temporal y la otra de las Banderas, las cuales tenemos en los Ejercicios[25]”.

 

 

3.4.1. La chiamata del re

 

1) P. Nadal innanzitutto presenta brevemente il re temporale. Egli chiama tutti i suoi, perché vuole distruggere i nemici di Dio:

 

“Es pues ansí la primera. Imaginamos un Rey temporal, que procura tener soldados con que pueda destruir y asolar todos los enemigos de Dios. Llama todos los suyos y háblales diciendo que en todo se quiere hallar con ellos; que quiere pelear, trabajar, etc., y que al cabo a todos galardona[26]”.

 

2) Quindi, presenta il re eterno: Cristo, inviato del Padre, chiama tutti, perché vuole combattere una guerra contro i nemici dell'uomo (mondo, carne e demonio). Due sono le possibili risposte: alcuni offrono tutto, altri “come possono”. Inoltre, questa “guerra spirituale” è attuale e rappresenta della fede ciò che ne è essenziale e che si può vedere soltanto alla luce della fede:

 

“Cristo N. Señor así, teniendo mandato del Padre Eterno, quiere hacer guerra a los enemigos nuestros, mundo, carne, demonio. Y para esto llama [a] todos. Unos le ofrecen todo, otros así como pueden. Viene Cristo a la batalla, y al cabo a cada uno da conforme al mérito. Esta guerra espiritual aún hoy se hace; en lo que yo bien me querría certificar conforme a la luz de la fe, que nos da en esto la claridad de lo que no se puede ver con los ojos que es lo esencial[27]”.

 

3) In questa guerra, poi, così cruenta da non potersi confrontare alle guerre temporali, sono in palio la “vita eterna” delle anime e la “morte spirituale”, la “pena eterna”:

 

“Hácese, como digo, aun hoy esta guerra, y cruelísima de muertes de ánimas, cosa que todas las guerras [mundanas] y temporales no harán. Es la muerte espiritual, de pena eterna. O también se da vida eterna a las ánimas, que es lo principal que en ella pretende Dios N. Señor. Pero lo otro los demonios[28]”.

 

Questa battaglia, però, è gia stata vinta da Cristo. Ciò che resta da fare è seguire la vittoria, facendosi suoi compagni:

 

“En esta batalla venció Cristo con su muerte, con su Cruz, con humildad (al contrario de lo que hizo el demonio), y en la virtud divina, como era Dios y hombre. Lo que resta es seguir la victoria, haciéndonos compañeros suyos; y para esto nos llama una y otra y muchas veces, puesto que [aunque] no llamó para que con no­sotros alcanzase la victoria, pues que la ganó solo. Torcular calcavit solus, etc [Cfr. Is. 63,3][29]”.

 

4) Infine, la chiamata di Cristo, cui obbedirono già gli Apostoli, gli Evangelisti, i discepoli, i santi e servi di Dio, ognuno secondo la grazia comunicata da Dio, viene ora rivolta alla “minima” Compagnia. Cristo ha chiamato dapprima sant'Ignazio e attraverso di lui tutti i “compagni”, dando a ciascuno la grazia di promettere e portare a compimento la propria offerta:

 

“A este llamamiento de Cristo N. Señor obedecieron los Apóstoles al principio con tanto efecto, los Evangelistas, los discípulos y continuamente los santos y siervos de Dios, cada uno según la gracia comunicada de Dios N. Señor. En nuestros tiempos lo hace nuestra mínima Compañía, como escuadrón llamado familiarmente, y quiere el Señor que le ayudemos a proseguire la victoria. Y llama primero al Padre M. Ignacio, y por él nos llama a nosotros, dános gracia que le prometamos, y la aumenta para que cumplamos lo que prometemos[30]”.

 

5) Così, alla luce della chiamata del re, p. Nadal elabora un paragone tra la vocazione degli Apostoli e quella dei membri della Compagnia, per specificare alcuni aspetti propri della chiamata della Compagnia di Gesù. I membri della Compagnia sono chiamati, innanzitutto, all'obbedienza come poveri servi comuni, senza onori, senza dignità:

 

No quiere Dios que en esta Compañía, en que nos pone, que tengamos el estado de obispos: ellos perfectos, ellos sin obediencia, sino al Papa, etc.; nosotros, llamados a la obediencia. Ellos con hacienda, con dignidades; nos[otros], pobres siervos comunes, sin honra, sin dignidad; porque a ellos, como a perfectos que son, conforme a su estado, todo aquello se debe [y] administrar los sacramentos de órdenes y confirmación; nosotros no[31]”.

 

P. Nadal, poi, vede un parallelo tra il modo in cui gli Apostoli sono stati formati da Gesù e il cammino di formazione della Compagnia. Il nostro autore riprende in questo passo la meditazione degli Esercizi (n. 275) sulla vocazione degli Apostoli:

 

“Pero a proporción como Dios llamó a los Apóstoles, a los cuales ellos sucedieron, primero cuando ellos le conocieron, después con familiaridad, y [por] último con dejar las redes y todo y le siguieron; ansí en semejante nos llamó a nos[otros] lo primero con conocer el modo de vivir, lo que se hace en la primera probación; después con familiaridad, lo que se hace en la segunda probación en la cual se conocen unos a otros, y determinándonos ahí escogemos servir en la Compañía y seguir en ella a Cristo. En esta [probación] se siguen los ejercicios de oración, como también ellos lo hacían, por lo que pedían: Doce nos orare [Lc. 11,1]. Hacemos peregrinación, ellos también. Andamos en hospitales, ellos también, sanando y presentando a Cristo los que sanaban. Servimos en cosas bajas, ellos también. Enseñamos la doctrina y lo demás; ellos eran enviados por Cristo a predicar, y todo esto antes de ser sacerdotes ni obispos. Conforme a esto hacemos nosotros en la segunda probación[32]”.

 

Infine, p. Nadal vede l'articolazione interna del corpo della Compagnia (professi, coadiutori spirituali, coadiutori temporali) secondo il modello apostolico dell'articolazione gerarchica della Chiesa primitiva (episcopi, presbiteri, diaconi):

 

“Y ansí como ellos eran [los] unos, apóstoles; así les asimilian [asemejan] nuestros profesos. Y como otros, discípulos; así otros de los nuestros, coadjutores espirituales. Y como fueron escogidos otros que ministraban a las mesas [Atti 2,6ss], a los cuales [a lo cual] procedían los diáconos; ansí son entre nos[otros] coadjutores temporales. Y como después, antes de la Ascensión, Cristo los hizo sacerdotes, haciendo a San Pedro Pastor universal de la Iglesia [Gv. 21,15-18], dando a todos el Espíritu Santo, enviándoles, pero subiectos a San Pedro, confirmando todo con la gracia del Espíritu Santo [Gv. 20,21-23; Mt. 28,18-20; Mc. 16,15-20; Atti 2,1ss]; ansí nosotros per semejante vía andamos, a proporción, sucediendo a los Apóstoles y [a] los discípulos, como ministros de todos ellos ex officio, nosotros como siervos suyos. Y como ellos no tenían hábito ni coro, así nosotros sin hábito ni coro le seguimos[33]”.

 

 

3.4.2. La meditazione dei due vessilli

 

Secondo p. Nadal nella meditazione dei due vessili Dio ha fatto capire a sant'Ignazio ciò che doveva fare: combattere il demonio che dalla confusione e dall'inferno di Babilonia manda i demoni suoi aiutanti per chiamare dietro di sé tutti gli altri malvagi, come per esempio gli eretici e i maomettani:

 

“En la otra meditación que propusimos dió también Dios N. Señor a nuestro Padre lo que convenía que hiciese. Es así que en el mundo está el demonio aparejado, puesto que [aunque] atado hasta el tiempo del Anticristo, que entonces tres años y medio será suelto [Cfr. Ap. 20,3.7; 11, 2-3]; y cuanto más a él se llega, más se suelta, como agora ya por los herejes. Está, como digo, aparejado para la guerra. Pero en Babilonia, que es confusión; en infierno, con todos los demonios que le ayudan. Y así llama [a] todos los malos que le siguen, mahometanos, herejes y todos los [de]más, para que combatan las ciudades, lugares, casas y particulares, unos con estos vicios, otras con otros[34]”.

 

Dall'altra parte, Cristo nostro Signore chiama i suoi, angeli e santi, perché a loro volta questi chiamino tutti gli uomini a seguire il vessillo della Croce. Sant'Ignazio e i chiamati alla Compagnia vengono assimilati agli angeli e santi. I membri della Compagnia, però, ricevono da sant’Ignazio il modo in cui partecipare a questa guerra e cioè leggere, predicare e tutte le altre cose che sono proposte dai superiori:

 

“Cristo nuestro Señor, al revés, llama [a] los suyos, ángeles y santos; y por éstos llama [a] todos los hombres, diciendo que sigamos su bandera de la Cruz, y a nos[otros] diciéndonos que nos porná [pondrá] uno, que fué el P. Ignacio, que nos dirá de qué suerte nos habremos y haremos la escaramuza, y salidremos a la guerra; que es con leer, con predicar, y con todo lo demás que por los Superiores se nos propone. Y ésta es la guerra cuotidiana que cada día se hace de nuestra parte, y quiere [Cristo N. Señor] que en ello le sigamos, y combatamos y vamos adelante. Y con esto, pienso, N. Señor dió a entender al Padre Ignacio lo que se debía hacer en la Compañía y lo que en ella quería que pretendiésemos[35]”.

 

 

3.5. “Exhortationes Colonienses”

 

Nel secondo capitolo “sul fine e sui mezzi della Compagnia di Gesù”[36], le due meditazioni del re e dei due vessilli sono considerate da p. Nadal come gli esercizi che manifestano la vocazione della Compagnia e la sua esecuzione:

 

“Sunt duo primaria exercitia: alterum Regis temporalis, alterum Vexillorum; quibus duobus exercitiis tum vocationem, tum executionem vocationis complexus est P. Ignatius[37]”.

 

 

3.5.1. La chiamata del re

 

Dopo aver brevissimamente accennato alla prima parte dell’esercizio, p. Nadal si inoltra subito nella presentazione della vocazione della Compagnia di Gesù, considerata alla luce dell'immagine del re.

 

Cristo, che chiama tutti nella Chiesa a combattere la battaglia da lui vinta con la sua morte, vuole che alcuni non solo combattano, ma che stiano «in acie» facendo tutto ciò che possono dietro di lui e combattere così contro tutto ciò che è contrario a Dio.

 

Questi sono i chiamati alla Compagnia, che offrono tutta la persona al lavoro con i voti e mettono lo sguardo nel capo Gesù Cristo.

 

Legando, poi, la chiamata del re alla visione de La Storta, p. Nadal individua la vocazione della Compagnia: servire Cristo «ferenti crucem, non in se, sed in Ecclesia». Le passioni e le persecuzioni della Chiesa, infatti, sono di Cristo:

 

“Prius simili potest intelligi: si rex convocaret omnes subditos ad bellum, et subditi conferrent operas suas, quibus polliceretur post victoriam se remuneraturum. Ita Christus bellum gessit in morte sua adversus daemonem, quem et vicit una cum peccato. Nunc persequitur per Ecclesiam reliquias huius belli; ad quod omnes vocavit. Nos autem obtulimus, non solum velle nos pro nobis pugnare, sed etiam stare in acie, illum sequi, omnia facere quae possimus. Atque hoc concluditur in votis nostris. Item hoc desiderium habent qui nondum voverunt. Item haec est vocatio nostra. Sumus enim vocati ad bellum contra omnia quae sunto contraria Deo. Hic ducem ante oculos habere debemus, scilicet Christum. Atque id fuit ostensum P. Ignatio, cum Romam profisceretur. Vidit enim Deum asserere se in servitutem Christi ferentis crucem, atque dicere: «Ego vobiscum ero», etc. Eadem est etiam vocatio nostra, ut serviamus Christo ferenti crucem, non in se, sed in Ecclesia: quia passiones et persecutiones Ecclesiae ipse Christus sibi imputat[38]”.

 

 

3.5.2. La meditazione dei due vessilli

 

Allo stesso modo della terza esortazione in Alcalà, p. Nadal sintetizza nell'obbedienza il modo di vivere la vocazione alla Compagnia di Gesù:

 

“Secundum est de Vexillis. Bellum gerimus, incursiones faciendae in hostes, etc. Considerabimus daemonem ex permissione Dei defendere malos et gerere etiam bellum; qu etiam daemones ad se vocat et mittit ad diversas partes orbis, ut ad­versentur Deo et promoveant peccatum. Vexillum eius est in Babylone situm, id est, in infinito errore, confusione, atque adeo in inferno. Christi vexillum est Hierosolymis, id est, in visione pacis, in coelo, in gloria eterna, in infinita potentia. Quotidie currendum nobis est ad vexillum Christi; quod fit cum facimus obedientiam et arripimus ab Eo praemium, atque ita obediendo ad finem nostrum contendimus[39]”.

 

 

3.6. In sintesi

 

Al termine di questa analisi che ci ha fatto conoscere il pensiero di p. Nadal, vogliamo riportare in sintesi gli elementi che secondo il nostro autore caratterizzano le meditazioni del re e dei due vessilli.

 

1) Innanzitutto vorremo sottolineare come p. Nadal colleghi sempre le due meditazioni ai momenti fondamentali dell'esperienza spirituale di sant'Ignazio e della fondazione della Compagnia di Gesù: la “illuminazione così grande” del Cardoner e la “visione” de La Storta.

 

2) Le due meditazioni, allora, presentano il disegno di Dio su sant'Ignazio e sulla Compagnia: in quella del re, si accoglie la chiamata ad orientare tutto al servizio di Dio e alla salvezza delle anime; in quella dei due vessilli, invece, la grazia del modo di fare questo servizio, seguire Gesù in obbedienza ai superiori nella lotta contro il male. Questa vocazione, quindi, si riassume nell'espressione “militare sotto il vessillo di Cristo”.

 

 

3.6.1. La chiamata del re

 

1) L'esercizio del re è una comparazione o similitudine; è un mezzo-immagine sensibile attraverso la quale Dio guida alla comprensione delle cose spirituali; è un'introduzione attraverso la quale Gesù Cristo conduce-eleva gli uomini alle cose che non si vedono, ma si credono: Dio realmente presente «aquì entre nosotros»[40].

 

2) La chiamata del re presenta la vocazione generale e comune, ovvero il fine dell'incarnazione di Cristo: costruire il Regno di Dio Padre. Ma anche la vocazione particolare trova qui il suo senso: Gesù Cristo ha chiamato gli Apostoli e ha trasmesso alla Chiesa la sua opera-impresa: vincere il mondo per ricondurlo e assoggettarlo all'obbedienza del Padre.

 

3) La chiamata del re, quindi, è rivolta a tutti i cristiani di tutti gli stati di vita, poiché Cristo, non solo ha chiamato gli Apostoli, ma non ha mai cessato di chiamare altre persone nella sua Chiesa: Dio Padre, infatti, vuole che tutti i cristiani lo aiutino nel realizzare il suo Regno.

 

4) L’esercizio, allora, ha lo scopo di suscitare un gran desiderio per quel fine-impresa che è lo stesso di Gesù.

 

5) Questa impresa è una guerra così cruenta da non potersi confrontare alle altre temporali; in essa sono in palio la “vita eterna” delle anime e la “morte spirituale”, la “pena eterna”. Questa battaglia, però, è già stata vinta da Cristo: ciò che resta da fare allora è seguire la vittoria, facendosi suoi compagni.

 

6) Il modo, poi, in cui Cristo ha realizzato il suo fine e attuato sua operai-impresa è stata la croce. Ora, Cristo continua a prendere la sua croce nel suo Corpo mistico, la Chiesa, e a patire in essa e ad essere perseguitato in essa.

 

7) P. Nadal, allora, vede in questo fine-impresa il senso della grazia della vocazione della Compagnia di Gesù: la chiamata di Cristo, cui obbedirono già gli Apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i santi e servi di Dio, ognuno secondo la grazia comunicata da Dio, viene ora rivolta alla “minima” Compagnia. Dio Padre ha chiamato sant'Ignazio attraverso di lui tutti i “compagni” a condividere lo stesso fine-impresa di Gesù, a compatire con Cristo le “attuali” croci “nella” e “della” Chiesa, non in qualsiasi modo, ma dando tutto alla sua sequela con i voti della Compagnia, con le armi proprie della Compagnia.

 

8) Così, alla luce della chiamata del re, p. Nadal vede una relazione diretta tra la vocazione degli Apostoli e quella dei membri della Compagnia:

 

a) i “compagni di Gesù” sono chiamati, innanzitutto, all'obbedienza come poveri servi comuni, senza onori, senza dignità;

 

b) il cammino di formazione della Compagnia è parallelo al modo in cui gli Apostoli sono stati formati da Gesù;

 

c) infine, l'articolazione interna del corpo della Compagnia (professi, coadiutori spirituali, coadiutori temporali) è parallela all'articolazione gerarchica della Chiesa primitiva (episcopi, presbiteri, diaconi).

 

 

3.6.2. La meditazione dei due vessilli

 

1) La meditazione ha lo scopo di far comprendere il vessillo di Cristo, quello con il quale realizzare la sua impresa-fine: la croce.

 

2) L'esercizio presenta una realtà: il combattimento tra il demonio e Cristo.

 

a) La prima parte della meditazione fa vedere il demonio che dall'inferno di Babilonia manda i demoni, suoi aiutanti, per chiamare dietro di sé tutti gli altri malvagi, come per esempio gli eretici e i maomettani. Il frutto della sua azione, infatti, è confusione, tenebra e cecità.

 

b) Dall'altra parte in Gerusalemme c'è Cristo, “Capitano della Chiesa”, guida dei buoni, luce eterna, piena misericordia, perfezione infinita nella sua divinità, realmente presente nell'Eucaristia, che tutto riempie della sua divinità.

 

3) Cristo invia gli angeli e i santi quali ministri e strumenti della sua grazia, perché a loro volta questi chiamino tutti gli uomini a seguire il vessillo della Croce. Essi sono istruiti con i mezzi ecclesiastici, ai quali Cristo dà efficacia e virtù.

 

4) Sant'Ignazio e i suoi seguaci nella Compagnia sono come angeli e santi che, istruiti da sant’Ignazio, usano per aiutare gli uomini alla salvezza, predicare e tutte le altre cose che sono proposte dai superiori. Secondo p. Nadal nella meditazione dei due vessilli, Dio ha fatto capire a sant'Ignazio ciò che doveva fare: combattere il demonio.

 

5) In questa meditazione, allora, p. Nadal vede l'istituto della Compagnia messo in pratica, l'esecuzione di esso, il suo modo di combattere, poiché Cristo è il maestro che ogni giorno aiuta e guida la sua Compagnia.

 

6) Egli, infatti, concludendo l'esposizione dei due vessilli fa più volte riferimento all'obbedienza quale sintesi di tutti i mezzi di cui dispone la Compagnia di Gesù per essere sotto il vessillo di Cristo: colui che comanda in tutti è Cristo “Capitano” e chi è inviato dal superiore e a lui obbedisce è “sotto il vessillo di Cristo”.

 

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[1] Cfr. Exhortationes in Hispania, p. 40, n. 13.

[2] Cfr. In Examen annotationes, p. 136, nn. 5-6.

[3] Cfr. Exhortationes Complutenses in Alcalá, pp. 288-302, nn. 53-66.

[4] Cfr. Coimbra, pp. 78-81, nn. 1-11.

[5] Cfr. Exhortationes Colonienses, pp. 789-790, nn. 25-28.

[6] Exhortationes in Hispania, p. 40, n. 13.

[7] Ibidem, pp. 50-51, n. 29.

[8] Ibidem, pp. 51-52, nn. 30-31.

[9] Cfr. In Examen annotationes, p. 136, nn. 5-6.

[10] Ibidem.

[11] Cfr. Exhortationes Complutenses in Alcalá, pp. 288-302, nn. 53-66.

[12] Ibidem, pp. 288.290, nn. 53-54.

[13] Ibidem, p. 290, n. 55.

[14] Ibidem, pp. 290.292, n. 56.

[15] Ibidem, pp. 292.294, n. 57.

[16] Ibidem, pp. 294.296, nn. 58-59 (la sottolineatura è nostra).

[17] Ibidem, pp. 296.298, n. 60  (la sottolineatura è nostra).

[18] Ibidem, p. 298, n. 61.

[19] Ibidem, n. 62.

[20] Ibidem, pp. 298.300, n. 63.

[21] Ibidem, p. 300, n. 64.

[22] Ibidem, n. 65.

[23] Ibidem, pp. 300.302, n. 66. Cfr. Epistolae IV, pp. 692-693.

[24] Cfr. Coimbra, pp. 78-81, nn. 1-11.

[25] Ibidem, p. 78, n. 1.

[26] Ibidem, pp. 78-79, n. 2.

[27] Ibidem, p. 79, n. 3.

[28] Ibidem, n. 4.

[29] Ibidem, n. 5.

[30] Ibidem, n. 6.

[31] Ibidem, pp. 79-80, n. 7.

[32] Ibidem, p. 80, n. 8. Nota bene: “Segunda probación” è il noviziato (cfr. Const. 200).

[33] Ibidem, pp. 80-81, n. 9.

[34] Ibidem, p. 81, n. 10.

[35] Ibidem, n. 11.

[36] Cfr. Exhortationes Colonienses, pp. 789-790, nn. 25-28.

[37] Ibidem, p. 789, n. 25.

[38] Ibidem, n. 26.

[39] Ibidem, pp. 789-790, n. 27.

[40] Exhortationes Complutenses in Alcalá, p. 292, n. 56.