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Introduzione
L’orizzonte
ermeneutico
La vita e
l’esempio
di sant’Ignazio
di Loyola
La chiamata
del re
e la meditazione
dei due vessilli
Il fine della
Compagnia di Gesù
I principi che
regolano il governo
della Compagnia
di Gesù
Cinque punti
per vivere la
«gratia Societatis»
Conclusione
Bibliografia
Altre pagine
La
soppressione
e la ricostituzione
della Compagnia
di Gesù
Chiara Lubich
e i Gesuiti
Il corpo della
Compagnia
di Gesù
Cercare insieme
la volontà di Dio
Le missioni
dei Gesuiti
Il corpo della
Compagnia
di Gesù
The deliberation
that started
the Jesuits
Oblazione della
Compagnia
di Gesù
I Gesuiti,
compagni
di Gesù
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LA CHIAMATA DEL RE E LA
MEDITAZIONE DEI DUE VESSILLI
Il secondo mezzo per conoscere la «gratia Societatis» comprende
la chiamata del re e la meditazione dei due vessilli. P. Nadal presenta le
due meditazioni in varie occasioni: nelle Exhortationes in Hispania del 1554, nelle In
Examen annotationes del 1557, nelle Exhortationes
Complutenses in Alcalá e nelle Pláticas
espirituales en Coimbra del 1561, e nelle
Exhortationes Colonienses del 1567.
Nelle Exhortationes in Hispania p. Nadal menziona le due
meditazioni in riferimento a due momenti fondamentali della vita di
sant'Ignazio e, come abbiamo visto, della fondazione della Compagnia di Gesù:
l'esperienza di Manresa e la “visione” de La Storta.
1) Nella
“illuminazione così grande” del Cardoner, in quella “grande luce
nell'intelletto” che trasforma sant'Ignazio in un uomo nuovo, Dio stesso,
affinché tutto si orientasse al servizio di Dio e alla salvezza delle anime,
ha comunicato al santo gli Esercizi e ha mostrato il suo disegno su di
lui e sulla Compagnia specialmente nelle meditazioni del Re e dei Due
Vessilli:
“Aquí le comunicó N. S. los
exercicios, guiándole desta manera para que todo se empleasse en el servitio
suyo y salud de las almas; lo qual le mostró con devotión specialmente en dos exercicios, scilicet, del Rey y
de las vanderas. Aquí entendió su fin y aquello a que todo se devía applicar
y tener por scopo en todas sus obras, que es el que tiene aora la Compañía”.
Più avanti chiarisce che tale modo di vivere è chiamato “militia”
nella Bolla di approvazione della Compagnia di Gesù:
“Notandum
quod modus noster vivendi in bulla dicitur militia, propter illud quod P. Ignatio
ostensum est in illis meditationibus, de bello scilicet quod Christus mundo
indixit, carni et daemoni; cuius vexillum sequi totis Societas viribus contendit.
Sed circa id quod quaeritur, duo dicam: alterum quod audivi a P. Laynez,
alterum vero quod a P. Ignatio”.
E questa milizia si esercita nella lotta che Cristo porta
avanti contro il mondo, la carne e il diavolo.
2) Nella visione
de La Storta,
poi, secondo p. Nadal il vessillo di Cristo è il vessillo della croce: Dio
Padre chiama, così, tutti i membri della Compagnia a seguire Gesù crocifisso
come “seguaci di Gesù che porta la croce”. Questa è una grazia speciale
concessa da Dio Padre alla Compagnia:
“1.
Eo tempore quo de Societatis confirmatione tractabatur, cum Romam veniret cum
Patribus Fabro et Laynez, oranti P. Ignatio per visum Christus apparuit cum
cruce; cui quum Deus P. Ignatium
adiunxisset contra in servitutem, dixit: ego
vobiscum ero; quo manifeste significabat nos, Deum nos, in socios Iesu elegisse.
Et haec est quaedam specialis gratia
Societati a Deo concessa. Pro quo notandum quod Christus, qui resurgens ex
mortuis iam non moritur [Rm. 6,9] in suis adhuc membris et continuo crucem patitur. Unde et Paulo dixit:
«Quid me persequeris?» [At 9,4]. In id igitur nos vocat Deus, ut in hac militia Iesum
sequamur, tollentes crucem quisque suam, pro Christo patientes; et in hoc
debemus animari et confortari, quod scilicet Christum sequimur, eius socii
effecti per crucem. Quid enim aliud aut voluit aut habuit Christus in hoc mundo, quam labores, persecutiones
et crucem ad Dei Patris gloriam nostramque omnium salutem? Id ergo velimus et
nos, exponentes, si opus sit, pro fratrum salute animas nostras. 2. Confirmat
proxime adnotata quod semel cuidam P. Ignatius respondit, quaerenti quare non
aliter Societas vocaretur; Solus, inquit, Deus nomen hoc quod habet et
appellationem mutare poterit”.
È a questo
che si deve il nome della Compagnia di Gesù, in tal modo appartenente alla
Compagnia, che nessuno, se non Dio, lo possa cambiare.
Anche nel primo capitolo delle In Examen annotationes del 1557, presentando
il nome e l'approvazione della Compagnia di Gesù, p. Nadal fa riferimento
alle meditazioni del re e dei due vessilli, poiché in esse, come in tutti gli
Esercizi, si può cogliere la “ratio” della vocazione della Compagnia,
che si riassume nell'espressione “militare sotto il vessillo di Cristo”:
“Fuit a Sede Apostolica nuncupata Societas Iesu. Ut aliae
partes instituti, ita et hoc nomen authoritatem accepit ab Apostolica Sede;
principium tamen a Dei ipsius inspiratione. Nam ratio nostrae vocationis
militia quaedam est sub vexillo Christi, quod et totis exercitiis colligimus
et in meditatione praesertim Regis
temporalis ac Vexillorum sentimus; nam in meditatione regis temporalis vocamur a Christo Iesu summo et angelorum et
hominum et rege et duce ad societatem
sui belli, quod adversus mundum, carnem teterrimosque daemones gerit, donec
tradat regnum Deo et Patri, atque evacuet
omnem principatum, potestatem et virtutem [1 Cor. 15,24]. Nomina nos damus, atque conscribimur digito Dei in
illam militiam sacrosanctam. Ex vexillorum
vero meditatione intelligimus ad vexillum Christi Iesu ad ipsumque
Imperatorem Christum nos concurrere, cum eo in aciem procedere, in acie
stare, ex acie per illum confligere.
Hac ratione primum vocatus est Pater Ignatius, hac per illas meditationes nos vocat Christus in
Societatem suae militiae; ita nomen, eius Vicario in terris, Romano
Pontifici, sub vexillo Crucis dare nos in formula instituti nostri legimus”.
La chiamata del re temporale è l'esercizio nel quale si ascolta
la chiamata di Cristo Gesù, re e comandante sommo degli angeli e degli
uomini: per costruire il Regno di Dio Padre, egli invita a farsi suoi soci
nella sua guerra contro il mondo, la carne e i demoni.
Nella meditazione dei due vessilli, dunque, si comprende il
vessillo di Cristo, quello con il quale procedere, stare e combattere in
quella guerra: la croce.
A questa “ratio”, alla quale è stato chiamato per primo
sant'Ignazio, ora, attraverso le due meditazioni, Cristo chiama anche altri
nella Compagnia della sua milizia. La formulazione del 1554 prende qua la sua
struttura logica piena.
3.3. “Exhortationes Complutenses in Alcalá”
P. Nadal espone in modo più articolato le due meditazioni nella
terza esortazione. Per conoscere, infatti,
la grazia della vocazione della Compagnia, è innanzitutto necessario conoscere
come Dio chiamò dal principio sant'Ignazio, come fondò in lui la Compagnia e come lo
elesse “principio” e “ministro” di quella vocazione. Ma un altro mezzo per
intendere che cosa sia la
Compagnia sono le due meditazioni del re temporale e dei
due vessilli:
“Para la intelligencia de nuestro
instituto dezíamos que era menester entender la gracia que Dios nuestro Señor
nos haze en nuestra vocación; y assí hablamos della y de un medio conveniente
para esta intelligencia, que era cómo Dios nuestro Señor llamó desde el
principio al P. Ignatio y en él fundó la Compañía y lo eligió por principio y ministro
desta vocación e instituto. Oy diremos con la divina gracia de lo mesmo. Quiero
yo conocer este instituto y ver qué es la Compañía. Ay un
medio que pienso yo guió al Padre Ignatio a esta disposición de los
ministerios y partes de la
Compañía. Entre los exercicios nuestros ay dos
meditaciones, en las quales yo mucho me consuelo, que ayudan a entender qué
cosa sea la Compañía.
La una es del Rey temporal, la otra de las dos Vanderas. La Compañía atiende al
provecho de las ánimas. Como veis, éste es su instituto, esto nos enseñan las
bullas apostólicas y nuestras Constituciones, y esto vemos praticarse en
todas partes. Aora veamos cómo se a venido a esto, qué principio ay para
llegar a esto que es la gracia propria de nuestra vocación, para la qual ay
ayuda especial y particular favor de Dios nuestro Señor”.
Le due meditazioni, in definitiva, conducono alla comprensione
della grazia della vocazione della Compagnia di Gesù: attendere al profitto
delle anime.
1) L'esercizio
del re è una comparazione o similitudine di due imperatori, due re e monarchi
che intraprendono una grande conquista. Il primo, cristiano cattolico, che
vuole assoggettare il mondo all'obbedienza di Dio e della sua santa Chiesa,
chiama a questa conquista dei vassalli.
Egli desidera combattere in prima persona e lavorare come
tutti, rimanendo in campo contro i nemici. Coloro che vogliono seguirlo,
devono imitarlo e, quindi, combattere e vivere secondo le esigenze della
guerra. Per stimolare maggiormente i suoi vassalli ad intraprendere questa
impresa, l'imperatore promette loro un premio:
“A esto nos lleva la primera
meditación. Diréos la substantia y suma della. Házese en este exercicio una
comparación y semejança de dos emperadores, dos reyes y monarchas que
enprenden una gran conquista. El uno es christiano cathólico que se determina
a subiectar el mundo a la obediencia de Dios y de su sancta Iglesia. Tiene
vasallos a los quales llama a esta conquista; quiere él por su persona
hallarse en ella y trabajar como todos y estar en el campo contra los
enemigos. Y los que le an de seguir en esta empresa an de imitarle a él y
pelear y vivir a uso de la guerra. Y para más animar a los suyos promete este
Emperador premio a los que assí le siguieren”.
2) La chiamata
del re, dice p. Nadal, è un mezzo-immagine sensibile, una comparazione,
attraverso la quale Dio guida alla comprensione delle cose spirituali. Essa è
un'introduzione attraverso la quale nostro Signore conduce-eleva gli uomini
alle cose che non si vedono, ma si credono: Dio realmente presente «aquí
entre nosotros», qui in mezzo ai suoi. Credere e vedere questa presenza,
potrebbe cambiare il modo di vivere, procedere e conversare:
“Quiéroos advertir aquí una cosa que
os ayudará para entender las cosas de la meditación; que por estas cosas
sensibles nos guía Dios nuestro Señor a entender las que no se sienten, que
son spirituales. Este Rey y este llamamiento suyo y los vasallos y la
conquista que se haze y todo lo que se os a dicho, cosa es que se vee y se
oye y se siente muy bien con los sentidos. Pues esto es una introductión, por
la qual lleva nuestro Señor a los hombres a lo que no se vee y se cree. No
sólo lo que vee el hombre es; muchas cosas son y passan que no veemos, mas
creémoslas ¿Veis vos por ventura a los demonios que andan por este medio? ¿O
a los ángeles que nos ayudan y amparan? ¿Veis a Dios cuyo ser y poder
infinito está aquí entre nosotros? No le veis vos, y está aquí su magestad
omnipotente; y esta consideración me mueve a mí y me ayuda. Y sí la presencia
de Dio no nos mueve assí, estando aquí entre nosotros realmente, es porque no
estamos en ello, porque tenemos los ojos baxos a las cosas sensibles. Si los
alçássemos y nos guiásemos por lo que creemos y no veemos, de otra manera
viviríamos, de otra manera andaríamos y conserversaríamos”.
3)
Attraverso
la similitudine con il re temporale e la sua impresa, la chiamata del re eterno
vuole presentare in primo luogo la grazia della vocazione generale e comune
che interessa tutti i cristiani di tutti gli stati di vita, ovvero il fine
dell'incarnazione di Cristo.
Egli è venuto nel mondo, ha chiamato gli
Apostoli per la conversione «de las almas» e ha trasmesso alla Chiesa la sua
opera-impresa: vincere il mondo per ricondurlo e assoggettarlo all'obbedienza
del Padre. Per questo fine Cristo non ha mai cessato di chiamare persone nella
Chiesa. Dio Padre, infatti, vuole che tutti i cristiani siano «ayudadores de
Dios», lo aiutino nella sua «obra»:
“Pues mirad cómo nos sirve para esto
la meditación que hemos dicho. A semejanza de este Rey temporal y de esta empressa,
assí passa y passó realmente en la Iglesia. ¿Qué pensáis que fue venir Christo al
mundo, llamar apóstoles y predicar, sino hazer gente para la conversión de
las almas? Vino Christo a vencer el mundo, a rendirle y sujetarle a la
obediencia del Padre eterno, ego vici
mundum [Gv. 16,33], ésta fué la obra mía, vencer el mundo y al demonio y
pecado. Ego vici, yo le he vencido
a mis solas, en la cruz, et non erat
vir mecum [Cf. Is. 63,3]. Yo soy el principio de todos vuestros méritos,
yo soy de quien nace la efficacia y fuerça vuestra. ¿Ay quién me quiera
seguir, quién me quiera ayudar al alcance? que van los enemigos de vencida. Coadiutores sumus Dei, assí nos llama
el Apóstol [Cf. 1 Cor. 3,9], ayudadores de Dios. ¿Qué quiere Dios? Que le
ayudemos en esta obra suya de la victoria del mundo y de los otros enemigos.
Y a este fin llamó Christo a los apóstoles; y en diversos grados y en
diversos estados nunca a cessado de hazer gente en la Iglesia y de llamar a la
ayuda de esta empressa; y llama el dia de oy. Esta es la gracia de la
vocación, la ayuda particular que da el Señor para aquel estado [a] que
llama. Esto es así general y común en todos los estados de la Iglesia. Vengamos
agora a lo que nos es más particular y proprio”.
4) La chiamata
del re, allora, ha lo scopo di «consolar y animar y causar» un gran zelo per
quel fine-impresa che è lo stesso di Gesù. Il modo, poi, in cui Cristo ha
realizzato il suo fine, la conversione e la salvezza delle anime, e ha
attuato la sua opera-impresa, la vittoria sul mondo e gli altri nemici, è
stata realizzata nella croce. Ora, Cristo, che continua a prendere la sua
croce nel suo Corpo mistico, la
Chiesa, e a patire in essa e ad essere perseguitato in
essa, chiama i cristiani ad essere suoi collaboratori in questa impresa.
P. Nadal, allora, vede in quel fine-impresa il senso ultimo
della «gratia Societatis»: Dio ha chiamato la Compagnia alla
«conversión de las almas» per mezzo dei suoi ministeri, condividendo con
Cristo le “attuali” croci “nella” e “della” Chiesa. L'efficacia dei ministeri
della Compagnia, quali segni concreti e visibili della realizzazione di quel
fine-impresa, dipende, quindi, dalla croce di Cristo:
“Para este mismo fin que os he dicho
y para esta misma empressa tan grande para la qual Dios a ordenado su Iglesia
llamó Dios a esta Compañía, hizo en estos nuestros días este esquadrón de
gente. Y ¿qué pensáis que es aver Dios llamado a la Compañía? ¿Quál es
nuestra vocación, donde hemos de estribar y confiar en Dios nuestro Señor
para el cumplimiento de nuestros ministerios? Es esta ayuda de Dios nuestro
Señor, que nos da y comunica para alcançar este fin, para ir por estos
medios. Esta es la gracia de nuestro instituto y de la Compañía. Y desta
manera llevó Dios al P. Ignatio, llamóle para este fin, mostróle los medios
para alcançarle y ayudóle con efficacia a ellos. Aora, mirad, la vida del
hombre es una continua pelea y un estar siempre en el campo, en el real
contra los enemigos. Peleamos, y peleamos vestidos y armados con la gracia de
Dios, con su amparo y su ayuda. Y más, que el modo de pelear, los medios para
la victoria, él nos los pone, él nos ensaya en ellos y nos favorece. Haze
Dios mucho por este fin que es la conversión de las almas, que las estima
mucho ¿Sabéis qué tanto?. - Que dió por bien empleado derramar su sangre en
la cruz, y dar su vida per la salvación dellas. Mirad la alteza deste fin, al
qual nos llama Christo. Tenedlo en mucho. Esta meditación nos avía mucho de
consolar y animar y causar en nostros un gran zelo del fin de nuestra
vocación al qual el Señor nos llamó, por el qual llevó la cruz y padeció. Y
oy día este nuestro Capitán lleva la cruz en su Cuerpo místico, que es la Iglesia, y padece en
ella y es perseguido en ella. Mirad lo que dize el Apóstol: Adimpleo ea quae dessunt pasionum Christi in carne mea pro corpore
eius, quod est Ecclesia [Col. 1,24].
Y nosotros por méritos de su cruz
tenemos efficacia en nuestros ministerios, y con sta ayuda es el hombre
formidable al demonio y a todos los enemigos. Grandemente nos a de ayudar
esto para emprender con asfuerço los medios que ay en la Compañía para este fin:
que es nuestro Capitán Jesús, que El nos llama, que a El seguimos, que en
confiança de la ayuda suya, que no nos a de faltar, vamos contra los enemigos.
Mirad que El no es fuerça y anima para hazer nuestros ministerios”.
6) Infine, il p.
Nadal termina l'esposizione della chiamata del re presentando la figura di
sant'Ignazio come esempio concreto di colui che tutto orienta e vive alla
luce della grazia donata da Dio:
“Advertid una cosa en esta parte de
los medios que la Compañía
abraça, que yo suelo pensar muchas vezes, y me es gran consuelo. Nuestro
Padre Ignatio, de buena memoria, era de gran natural, de gran ánimo, y
ayudado esto con la gracia de nuestro Señor siempre se esforçó a abraçar
cosas grandes; así sus obras todas eran fervores. Y si miráis la Compañía y su instituto
y sus exercicios, toda es una vivacidad de la charidad, un fervor della, un
nunca estar ociosa, siempre animándose y despertándose al obrar. ¿No véis que
estamos en guerra, en el campo? El siervo de Dios no a de ser perezoso,
descuidado, sin hazer nada, mano sobre mano. En la guerra siempre ay en qué
entender; no ay lugar a la ociosidad, nunca falta alguna, escaramuça o algun
rebate. O, ya que no es tiempo de pelear, es de apparejar las armas para la
guerra. Esto passa assí en la
Compañía, siempre es tiempo de tratar con el próximo,
pelear contra los vicios, contra el mundo, contra el demonio. Y quando no es
tiempo desto, es de orar, estudiar y de los otros exercicios que veis en la Compañía, que todos son
prepararse para la guerra. Y aun el comer y dormir, que son obras endereçadas
a la necessidad del cuerpo, sirven para este fin y se an de endereçar a él”.
3.3.2. La meditazione dei due vessilli
Nella meditazione dei due vessili p. Nadal vede l'esecuzione
dell'istituto della Compagnia di Gesù, il suo modo di combattere. L'esercizio
presenta il demonio e Cristo, uno guida dei buoni, l'altro guida dei cattivi:
“La 2a meditación, de las que propuse, nos declara
la execución del instituto. Estamos en la guerra y tenémosla aplazada con el
enemigo. Veamos cómo hemos de pelear. Dize el esercicio lo que realmente
passa. Dezid, ¿no pensáis que está el demonio en el mundo, que está también
Christo nuestro Señor? ¿Quién guía a los malos? - El demonio. - ¿Quién guía a
los buenos? - Christo”.
1) La prima parte
della meditazione ci presenta il vessillo del demonio, l'orribile tormento
del fuoco infernale che porta con sé. Egli dimora in Babilonia e il frutto
della sua azione è confusione, tenebra e cecità:
“Tiene el demonio su estandarte,
tiene gente debaxo de su vandera, haze gente. Consideralde, como os le pone
el exercicio de nuestra meditación, en su infierno, en su tormento horrible
de fuego infernal que trae consigo. Su asiento es en Babilonia, en confussión
y tinieblas; que donde él manda, todo es ceguedad y confussión”.
2) Dall'altra
parte c'è Cristo, “Capitano della Chiesa”, guida dei buoni, luce eterna,
misericordia piena, perfezione infinita nella sua divinità, realmente
presente nell'Eucaristia, che tutto riempie della sua divinità: qui siamo a
Gerusalemme, nella visione di pace e di salvezza. Cristo vuole che si abbia
grande animo nella battaglia contro il nemico, sicuri dell'aiuto della sua
grazia:
“Mirad por otra parte a Christo,
Capitán de la Iglesia,
guía de los buenos, luz eterna, bienaventurança cumplida, perfectión infinita
en su divinidad. Miradle en el cielo y en el Sancto Sacramento, donde está
realmente. Miradle en todas partes, que todo lo llena según su divinidad. Su
assiento es en Hierusalem, en la visión de la paz y de la salud. Este es el
Capitán de los buenos, él los guía y ampara con su gracia. Quiere que
salgamos al asalto, a la escaramuça, que entremos en la batalla con el
enemigo y tengamos grande ánimo y valor con la gracia y ayuda de nuestro
Capitán. Y mirad que es menester que vamos a El cada día, que dél tomemos el
modo del pelear y nos embíe El de su mano”.
3) P. Nadal, poi,
mette in guardia di fronte alla convinzione che il demonio sia incapace di
pervertire le anime; inoltre, afferma che Dio permette gli inganni secondo la
responsabilità personale di ciascuno e secondo i suoi segreti giudizi. P.
Nadal, infine, menziona l'eresia come pericolo gravissimo. Secondo il nostro
autore, i seguaci del demonio, inviati a pervertire gli altri, sono gli
uomini cattivi:
“No penséis que el demonio tiene de
oficio embiar a pervertir a las almas, y el miserable está sin fuerças
rendido. Aprovéchasse para daño suyo y nuestro, con sus dañadas entrañas, de
lo que Dios permite por nuestras culpas y sus secretos juicios. Permite Dios
en este nuestro tiempo la heregía, que es un incomparable açote de la Iglesia, señal de
grandes pecados nuestros y que tenemos con ellos mucho indignada la magestad
del Señor. En esta ocassión entra el demonio como cruel enemigo ferozmente y
tienta a los hombres de heregía, embía para pervertirlos hombres malos,
miembros suyos que están a su mandar”.
4) Al contrario,
Cristo invia contro il nemico, il peccato, l'eresia e il mondo, i suoi angeli
santi e i suoi uomini quali ministri e strumenti della sua grazia. Essi sono
istruiti con i mezzi ecclesiastici, ai quali Egli dà efficacia e virtù. In
questa meditazione, allora, vediamo l'istituto della Compagnia messo in
pratica, l'esecuzione di esso, poiché Cristo è il maestro che ogni giorno
aiuta e guida la Compagnia:
“Christo al contrario, contra el
pecado, contra la heregía, contra el mundo, embía sus ángeles sanctos y embía
a hombres ministros suyos y instrumentos de su gracia, instruídos con medios
ecclesiásticos, a los quales con su gracia da El efficacia y virtud contra la
potestad de los enemigos. Veis aquí nuestro instituto puesto en prática. Veis
aquí la execución dél. ¿Quién nos instruye, hermanos? - Christo. - Dónde lo
veemos? - Por la fee, que nos lo dize. El nos ayuda cada día y nos guía”.
5) Concludendo
l'esposizione dei due vessilli, p. Nadal fa riferimento all'obbedienza quale
sintesi di tutti i mezzi di cui dispone la Compagnia di Gesù per
essere sotto il vessillo di Cristo. Come si riconosce, infatti, l'autentico
ministro inviato da Cristo? Colui che è ministro dell'obbedienza, è ministro
di Cristo: tutti i superiori, quindi, rappresentano Cristo, tengono il posto
di Cristo e hanno la sua autorità, poiché colui che comanda in tutti è Cristo
“Capitano”. Chi, dunque, è inviato dal superiore e a lui obbedisce, è sotto
il vessillo di Cristo:
“Veamos quién son estos sus
ministros, a los quales El embía a tan gran empressa y favorece tan
particularmente. ¿Qué señas tienen para conocerlos? El que es ministro de la
obediencia, ése es de Christo. El superior representa a Christo, tiene sus
vezes y authoridad. Quien va embiado dél, va debaxo de la vandera de Christo.
El Papa y los otros subordinados superiores que tenemos en la Iglesia sancta, éstos
tienen la authoridad de Christo, y en su obediencia vamos con este consuelo y
con esta seguridad. Al fin, hermanos, Christo es nuestro Capitán, El trabajó
por todos. Pónenos de su mano en estos reales; es menester que estemos
siempre con cuidado, siempre al arma, que acudamos a nuestros superiores y
dellos nos instruyamos. Esto es acudir al estandarte, a nuestro Capitán y
tomar dél cada día lición de cómo hemos de pelear”.
Abbiamo già seguito in parte il cammino svolto da p. Nadal
nelle Platicas espirituales en Coimbra: nella prima e seconda
esortazione, infatti, avevamo individuato i principi-atteggiamenti necessari
alla comprensione delle “cose di Dio” e lo schema storico-teologico di base
nell'esposizione della «gratia comune», della «gratia religionis» e della
«gratia Societatis».
Nella terza e quarta esortazione, poi, p. Nadal
continua il suo discorso, presentando il primo mezzo necessario per la
conoscenza della «gratia Societatis»: la storia di sant'Ignazio, ovvero, il
cammino di fondazione della Compagnia di Gesù.
Infine, nella quinta esortazione, p. Nadal espone il secondo
mezzo, cioè le meditazioni del re e dei due vessilli. In esse si comprende,
secondo p. Nadal, la chiamata ricevuta da sant’Ignazio all’apostolato:
“Para conocer la gracia y vocación
nuestra últimamente decíamos del fin de la Compañía, del cual la
podíamos venir a conocer. Agora, con la gracia de Cristo, haremos lo mismo de
algunos otros principios, hasta que vengamos a lo demás en particular. Llamó
pues Dios N. Señor al Padre Ignacio, dándole gracia conforme a lo que
pretendía; como San Pablo dice: gratiam
et apostolatum [Rm. 1,5]. Y quiso, no que él solo se quedase con ella,
pero que nos presidiese a nos[otros]; como lo hizo, y llevó nuestra Compañía
adelante. Y aun agora creo lo hace, como de San P[edro] aun ahora dice S.
León que ruega [a] Dios N. Señor por toda la Iglesia, como quie fué
pastor suyo. Y para esto le instruyó Dios no sólo en la guía que tuvo, de que
ya dijimos, pero aun en otra manera, conforme a la meditación del Rey
temporal y la otra de las Banderas, las cuales tenemos en los Ejercicios”.
3.4.1. La chiamata del re
1) P. Nadal
innanzitutto presenta brevemente il re temporale. Egli chiama tutti i suoi,
perché vuole distruggere i nemici di Dio:
“Es pues ansí la primera. Imaginamos
un Rey temporal, que procura tener soldados con que pueda destruir y asolar
todos los enemigos de Dios. Llama todos los suyos y háblales diciendo que en
todo se quiere hallar con ellos; que quiere pelear, trabajar, etc., y que al
cabo a todos galardona”.
2) Quindi,
presenta il re eterno: Cristo, inviato del Padre, chiama tutti, perché vuole
combattere una guerra contro i nemici dell'uomo (mondo, carne e demonio). Due
sono le possibili risposte: alcuni offrono tutto, altri “come possono”.
Inoltre, questa “guerra spirituale” è attuale e rappresenta della fede ciò
che ne è essenziale e che si può vedere soltanto alla luce della fede:
“Cristo N. Señor así, teniendo
mandato del Padre Eterno, quiere hacer guerra a los enemigos nuestros, mundo,
carne, demonio. Y para esto llama [a] todos. Unos le ofrecen todo, otros así
como pueden. Viene Cristo a la batalla, y al cabo a cada uno da conforme al
mérito. Esta guerra espiritual aún hoy se hace; en lo que yo bien me querría
certificar conforme a la luz de la fe, que nos da en esto la claridad de lo
que no se puede ver con los ojos que es lo esencial”.
3) In questa
guerra, poi, così cruenta da non potersi confrontare alle guerre temporali,
sono in palio la “vita eterna” delle anime e la “morte spirituale”, la “pena
eterna”:
“Hácese, como digo, aun hoy esta
guerra, y cruelísima de muertes de ánimas, cosa que todas las guerras
[mundanas] y temporales no harán. Es la muerte espiritual, de pena eterna. O
también se da vida eterna a las ánimas, que es lo principal que en ella
pretende Dios N. Señor. Pero lo otro los demonios”.
Questa battaglia, però, è gia stata vinta da Cristo. Ciò che
resta da fare è seguire la vittoria, facendosi suoi compagni:
“En esta batalla venció Cristo con su
muerte, con su Cruz, con humildad (al contrario de lo que hizo el demonio), y
en la virtud divina, como era Dios y hombre. Lo que resta es seguir la
victoria, haciéndonos compañeros suyos; y para esto nos llama una y otra y
muchas veces, puesto que [aunque] no llamó para que con nosotros alcanzase
la victoria, pues que la ganó solo. Torcular
calcavit solus, etc [Cfr. Is. 63,3]”.
4) Infine, la
chiamata di Cristo, cui obbedirono già gli Apostoli, gli Evangelisti, i
discepoli, i santi e servi di Dio, ognuno secondo la grazia comunicata da
Dio, viene ora rivolta alla “minima” Compagnia. Cristo ha chiamato dapprima sant'Ignazio
e attraverso di lui tutti i “compagni”, dando a ciascuno la grazia di
promettere e portare a compimento la propria offerta:
“A este llamamiento de Cristo N.
Señor obedecieron los Apóstoles al principio con tanto efecto, los
Evangelistas, los discípulos y continuamente los santos y siervos de Dios,
cada uno según la gracia comunicada de Dios N. Señor. En nuestros tiempos lo
hace nuestra mínima Compañía, como escuadrón llamado familiarmente, y quiere
el Señor que le ayudemos a proseguire la victoria. Y llama primero al Padre
M. Ignacio, y por él nos llama a nosotros, dános gracia que le prometamos, y
la aumenta para que cumplamos lo que prometemos”.
5) Così, alla
luce della chiamata del re, p. Nadal elabora un paragone tra la vocazione
degli Apostoli e quella dei membri della Compagnia, per specificare alcuni
aspetti propri della chiamata della Compagnia di Gesù. I membri della
Compagnia sono chiamati, innanzitutto, all'obbedienza come poveri servi
comuni, senza onori, senza dignità:
No quiere Dios que en esta Compañía,
en que nos pone, que tengamos el estado de obispos: ellos perfectos, ellos
sin obediencia, sino al Papa, etc.; nosotros, llamados a la obediencia. Ellos
con hacienda, con dignidades; nos[otros], pobres siervos comunes, sin honra,
sin dignidad; porque a ellos, como a perfectos que son, conforme a su estado,
todo aquello se debe [y] administrar los sacramentos de órdenes y
confirmación; nosotros no”.
P. Nadal, poi, vede un parallelo tra il modo in cui gli
Apostoli sono stati formati da Gesù e il cammino di formazione della
Compagnia. Il nostro autore riprende in questo passo la meditazione degli Esercizi
(n. 275) sulla vocazione degli Apostoli:
“Pero a proporción como Dios llamó a los
Apóstoles, a los cuales ellos sucedieron, primero cuando ellos le conocieron,
después con familiaridad, y [por] último con dejar las redes y todo y le
siguieron; ansí en semejante nos llamó a nos[otros] lo primero con conocer el
modo de vivir, lo que se hace en la primera probación; después con
familiaridad, lo que se hace en la segunda probación en la cual se conocen
unos a otros, y determinándonos ahí escogemos servir en la Compañía y seguir en
ella a Cristo. En esta [probación] se siguen los ejercicios de oración, como
también ellos lo hacían, por lo que pedían: Doce nos orare [Lc. 11,1]. Hacemos peregrinación, ellos también.
Andamos en hospitales, ellos también, sanando y presentando a Cristo los que
sanaban. Servimos en cosas bajas, ellos también. Enseñamos la doctrina y lo
demás; ellos eran enviados por Cristo a predicar, y todo esto antes de ser
sacerdotes ni obispos. Conforme a esto hacemos nosotros en la segunda probación”.
Infine, p. Nadal vede l'articolazione interna del corpo della
Compagnia (professi, coadiutori spirituali, coadiutori temporali) secondo il
modello apostolico dell'articolazione gerarchica della Chiesa primitiva
(episcopi, presbiteri, diaconi):
“Y ansí como ellos eran [los] unos,
apóstoles; así les asimilian [asemejan] nuestros profesos. Y como otros,
discípulos; así otros de los nuestros, coadjutores espirituales. Y como
fueron escogidos otros que ministraban a las mesas [Atti 2,6ss], a los cuales
[a lo cual] procedían los diáconos; ansí son entre nos[otros] coadjutores temporales.
Y como después, antes de la
Ascensión, Cristo los hizo sacerdotes, haciendo a San Pedro
Pastor universal de la
Iglesia [Gv. 21,15-18], dando a todos el Espíritu Santo,
enviándoles, pero subiectos a San Pedro, confirmando todo con la gracia del
Espíritu Santo [Gv. 20,21-23; Mt. 28,18-20; Mc. 16,15-20; Atti 2,1ss]; ansí
nosotros per semejante vía andamos, a proporción, sucediendo a los Apóstoles
y [a] los discípulos, como ministros de todos ellos ex officio, nosotros como siervos suyos. Y como ellos no tenían
hábito ni coro, así nosotros sin hábito ni coro le seguimos”.
3.4.2. La
meditazione dei due vessilli
Secondo p. Nadal nella meditazione dei
due vessili Dio ha fatto capire a sant'Ignazio ciò che doveva fare:
combattere il demonio che dalla confusione e dall'inferno di Babilonia manda
i demoni suoi aiutanti per chiamare dietro di sé tutti gli altri malvagi,
come per esempio gli eretici e i maomettani:
“En la otra meditación que propusimos
dió también Dios N. Señor a nuestro Padre lo que convenía que hiciese. Es así
que en el mundo está el demonio aparejado, puesto que [aunque] atado hasta el
tiempo del Anticristo, que entonces tres años y medio será suelto [Cfr. Ap.
20,3.7; 11, 2-3]; y cuanto más a él se llega, más se suelta, como agora ya
por los herejes. Está, como digo, aparejado para la guerra. Pero en
Babilonia, que es confusión; en infierno, con todos los demonios que le
ayudan. Y así llama [a] todos los malos que le siguen, mahometanos, herejes y
todos los [de]más, para que combatan las ciudades, lugares, casas y
particulares, unos con estos vicios, otras con otros”.
Dall'altra parte, Cristo nostro Signore chiama i suoi, angeli e
santi, perché a loro volta questi chiamino tutti gli uomini a seguire il
vessillo della Croce. Sant'Ignazio e i chiamati alla Compagnia vengono
assimilati agli angeli e santi. I membri della Compagnia, però, ricevono da
sant’Ignazio il modo in cui partecipare a questa guerra e cioè leggere,
predicare e tutte le altre cose che sono proposte dai superiori:
“Cristo nuestro Señor, al revés,
llama [a] los suyos, ángeles y santos; y por éstos llama [a] todos los
hombres, diciendo que sigamos su bandera de la Cruz, y a nos[otros]
diciéndonos que nos porná [pondrá] uno, que fué el P. Ignacio, que nos dirá
de qué suerte nos habremos y haremos la escaramuza, y salidremos a la guerra;
que es con leer, con predicar, y con todo lo demás que por los Superiores se
nos propone. Y ésta es la guerra cuotidiana que cada día se hace de nuestra
parte, y quiere [Cristo N. Señor] que en ello le sigamos, y combatamos y
vamos adelante. Y con esto, pienso, N. Señor dió a entender al Padre Ignacio
lo que se debía hacer en la
Compañía y lo que en ella quería que pretendiésemos”.
3.5. “Exhortationes Colonienses”
Nel secondo capitolo “sul fine e sui
mezzi della Compagnia di Gesù”, le due
meditazioni del re e dei due vessilli sono considerate da p. Nadal come gli
esercizi che manifestano la vocazione della Compagnia e la sua esecuzione:
“Sunt duo primaria exercitia: alterum
Regis temporalis, alterum Vexillorum; quibus duobus exercitiis tum
vocationem, tum executionem vocationis complexus est P. Ignatius”.
3.5.1. La chiamata del re
Dopo aver brevissimamente accennato alla prima parte dell’esercizio,
p. Nadal si inoltra subito nella presentazione della vocazione della
Compagnia di Gesù, considerata alla luce dell'immagine del re.
Cristo, che chiama tutti nella Chiesa a combattere la battaglia
da lui vinta con la sua morte, vuole che alcuni non solo combattano, ma che
stiano «in acie» facendo tutto ciò che possono dietro di lui e combattere
così contro tutto ciò che è contrario a Dio.
Questi sono i chiamati alla Compagnia, che offrono tutta la
persona al lavoro con i voti e mettono lo sguardo nel capo Gesù Cristo.
Legando, poi, la chiamata del re alla visione de La Storta, p. Nadal
individua la vocazione della Compagnia: servire Cristo «ferenti crucem, non
in se, sed in Ecclesia». Le passioni e le persecuzioni della Chiesa, infatti,
sono di Cristo:
“Prius
simili potest intelligi: si rex convocaret omnes subditos ad bellum, et
subditi conferrent operas suas, quibus polliceretur post victoriam se
remuneraturum. Ita Christus bellum gessit in morte sua adversus daemonem,
quem et vicit una cum peccato. Nunc persequitur per Ecclesiam reliquias huius
belli; ad quod omnes vocavit. Nos autem obtulimus, non solum velle nos pro
nobis pugnare, sed etiam stare in acie, illum sequi, omnia facere quae
possimus. Atque hoc concluditur in votis nostris. Item hoc desiderium habent
qui nondum voverunt. Item haec est vocatio nostra. Sumus enim vocati ad
bellum contra omnia quae sunto contraria Deo. Hic ducem ante oculos habere
debemus, scilicet Christum. Atque id fuit ostensum P. Ignatio, cum Romam
profisceretur. Vidit enim Deum asserere se in servitutem Christi ferentis crucem,
atque dicere: «Ego vobiscum ero», etc. Eadem est etiam vocatio nostra, ut serviamus
Christo ferenti crucem, non in se, sed in Ecclesia: quia passiones et persecutiones
Ecclesiae ipse Christus sibi imputat”.
3.5.2. La meditazione dei due vessilli
Allo stesso modo della terza esortazione in Alcalà, p. Nadal
sintetizza nell'obbedienza il modo di vivere la vocazione alla Compagnia di
Gesù:
“Secundum est de Vexillis. Bellum gerimus,
incursiones faciendae in hostes, etc. Considerabimus daemonem ex permissione
Dei defendere malos et gerere etiam bellum; qu etiam daemones ad se vocat et
mittit ad diversas partes orbis, ut adversentur Deo et promoveant peccatum. Vexillum eius
est in Babylone situm, id est, in infinito errore, confusione, atque adeo in
inferno. Christi vexillum est Hierosolymis, id est, in visione pacis, in
coelo, in gloria eterna, in infinita potentia. Quotidie currendum nobis est
ad vexillum Christi; quod fit cum facimus obedientiam et arripimus ab Eo
praemium, atque ita obediendo ad finem nostrum contendimus”.
3.6. In sintesi
Al termine di questa analisi che ci ha fatto conoscere il
pensiero di p. Nadal, vogliamo riportare in sintesi gli elementi che secondo
il nostro autore caratterizzano le meditazioni del re e dei due vessilli.
1) Innanzitutto
vorremo sottolineare come p. Nadal colleghi sempre le due meditazioni ai
momenti fondamentali dell'esperienza spirituale di sant'Ignazio e della
fondazione della Compagnia di Gesù: la “illuminazione così grande” del
Cardoner e la “visione” de La
Storta.
2) Le due
meditazioni, allora, presentano il disegno di Dio su sant'Ignazio e sulla
Compagnia: in quella del re, si accoglie la chiamata ad orientare tutto al servizio
di Dio e alla salvezza delle anime; in quella dei due vessilli, invece, la
grazia del modo di fare questo servizio, seguire Gesù in obbedienza ai
superiori nella lotta contro il male. Questa vocazione, quindi, si riassume
nell'espressione “militare sotto il vessillo di Cristo”.
3.6.1. La
chiamata del re
1) L'esercizio
del re è una comparazione o similitudine; è un mezzo-immagine sensibile
attraverso la quale Dio guida alla comprensione delle cose spirituali; è
un'introduzione attraverso la quale Gesù Cristo conduce-eleva gli uomini alle
cose che non si vedono, ma si credono: Dio realmente presente «aquì entre
nosotros».
2) La chiamata
del re presenta la vocazione generale e comune, ovvero il fine dell'incarnazione
di Cristo: costruire il Regno di Dio Padre. Ma anche la vocazione particolare
trova qui il suo senso: Gesù Cristo ha chiamato gli Apostoli e ha trasmesso
alla Chiesa la sua opera-impresa: vincere il mondo per ricondurlo e
assoggettarlo all'obbedienza del Padre.
3) La chiamata
del re, quindi, è rivolta a tutti i cristiani di tutti gli stati di vita,
poiché Cristo, non solo ha chiamato gli Apostoli, ma non ha mai cessato di
chiamare altre persone nella sua Chiesa: Dio Padre, infatti, vuole che tutti
i cristiani lo aiutino nel realizzare il suo Regno.
4) L’esercizio,
allora, ha lo scopo di suscitare un gran desiderio per quel fine-impresa che
è lo stesso di Gesù.
5) Questa
impresa è una guerra così cruenta da non potersi confrontare alle altre temporali;
in essa sono in palio la “vita eterna” delle anime e la “morte spirituale”,
la “pena eterna”. Questa battaglia, però, è già stata vinta da Cristo: ciò
che resta da fare allora è seguire la vittoria, facendosi suoi compagni.
6) Il modo, poi,
in cui Cristo ha realizzato il suo fine e attuato sua operai-impresa è stata
la croce. Ora, Cristo continua a prendere la sua croce nel suo Corpo mistico,
la Chiesa, e
a patire in essa e ad essere perseguitato in essa.
7) P. Nadal,
allora, vede in questo fine-impresa il senso della grazia della vocazione
della Compagnia di Gesù: la chiamata di Cristo, cui obbedirono già gli
Apostoli, gli evangelisti, i discepoli, i santi e servi di Dio, ognuno
secondo la grazia comunicata da Dio, viene ora rivolta alla “minima”
Compagnia. Dio Padre ha chiamato sant'Ignazio attraverso di lui tutti i
“compagni” a condividere lo stesso fine-impresa di Gesù, a compatire con
Cristo le “attuali” croci “nella” e “della” Chiesa, non in qualsiasi modo, ma
dando tutto alla sua sequela con i voti della Compagnia, con le armi proprie
della Compagnia.
8) Così, alla
luce della chiamata del re, p. Nadal vede una relazione diretta tra la
vocazione degli Apostoli e quella dei membri della Compagnia:
a) i “compagni di Gesù” sono chiamati, innanzitutto,
all'obbedienza come poveri servi comuni, senza onori, senza dignità;
b) il cammino di formazione della Compagnia è parallelo al modo
in cui gli Apostoli sono stati formati da Gesù;
c) infine, l'articolazione interna del corpo della Compagnia
(professi, coadiutori spirituali, coadiutori temporali) è parallela
all'articolazione gerarchica della Chiesa primitiva (episcopi, presbiteri,
diaconi).
3.6.2. La meditazione dei due vessilli
1) La
meditazione ha lo scopo di far comprendere il vessillo di Cristo, quello con il
quale realizzare la sua impresa-fine: la croce.
2) L'esercizio
presenta una realtà: il combattimento tra il demonio e Cristo.
a) La prima parte della meditazione fa vedere il demonio che
dall'inferno di Babilonia manda i demoni, suoi aiutanti, per chiamare dietro
di sé tutti gli altri malvagi, come per esempio gli eretici e i maomettani.
Il frutto della sua azione, infatti, è confusione, tenebra e cecità.
b) Dall'altra parte in Gerusalemme c'è Cristo, “Capitano della
Chiesa”, guida dei buoni, luce eterna, piena misericordia, perfezione
infinita nella sua divinità, realmente presente nell'Eucaristia, che tutto
riempie della sua divinità.
3) Cristo invia
gli angeli e i santi quali ministri e strumenti della sua grazia, perché a
loro volta questi chiamino tutti gli uomini a seguire il vessillo della
Croce. Essi sono istruiti con i mezzi ecclesiastici, ai quali Cristo dà
efficacia e virtù.
4) Sant'Ignazio
e i suoi seguaci nella Compagnia sono come angeli e santi che, istruiti da
sant’Ignazio, usano per aiutare gli uomini alla salvezza, predicare e tutte
le altre cose che sono proposte dai superiori. Secondo p. Nadal nella
meditazione dei due vessilli, Dio ha fatto capire a sant'Ignazio ciò che
doveva fare: combattere il demonio.
5) In questa
meditazione, allora, p. Nadal vede l'istituto della Compagnia messo in pratica,
l'esecuzione di esso, il suo modo di combattere, poiché Cristo è il maestro
che ogni giorno aiuta e guida la sua Compagnia.
6) Egli, infatti, concludendo l'esposizione dei
due vessilli fa più volte riferimento all'obbedienza quale sintesi di tutti i
mezzi di cui dispone la
Compagnia di Gesù per essere sotto il vessillo di Cristo:
colui che comanda in tutti è Cristo
“Capitano” e chi è inviato dal superiore e a lui obbedisce è “sotto il vessillo
di Cristo”.
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